CARLO MARSUPPINI Alessandra Rocco
TRADUTTORE D’OMERO
La prima traduzione umanistica in versi dell ’ Iliade
(primo e nono libro)
Presentazione di Renata Fabbri
w Ricerche
I L
POLIGRAFO
CARLO MARSUPPINI
TRADUTTORE D’OMERO
Alessandra Rocco
La prima traduzione umanistica
in versi deH7//aate (primo e nono libro)
Presentazione di Renata Fabbri
Copyright © ottobre 2000 by
II Poligrafo casa editrice s.r.l.
35128 Padova - via Turazza, 19
tel. 049 776986 - fax 049 8070910
e-mail poligrafo@tin.it
ISBN 88-71 15- 150-X
INDICE
Presentazione
Renata Fabbri
Traduttori e traduzioni umanistiche da Omero
nella prima meta dei secolo XV
Le traduzioni di Carlo Marsuppini
La lettera prefatoria: note al testo
II primo libro dei Vlliade: note al testo
Caro l i Aret ini poetae clarissimi Praefatio in Homeri
Libros ad Nicolaum PP.V Feliciter Incipit
Homeri Iliados Liber Primus a Carolo Aretino translatus
Homeri Poetae Divini per Carolum Aretinum traductus
Liber Primus Feliciter Incipit
II discorso di Achille nel Nono Libro deWIliade: note al
Oratio Achillis ad Ulixem a Carolo Aretino translata
Oratio Achillis respondentis ad Ulixis orationem
a Carolo Aretino Ex Graeco in Latinum Traducta
Carlo Marsuppini traduttore d’ Omero
Osservazioni sulF‘ars vertendi’ marsuppiniana
Carlo Marsuppini e alcuni traduttori coevi
Indice dei nomi
PRESENTAZIONE
Venti anni or sono , licenziando un mio volumetto su una
traduzione latina umanistica da Omero, e nella successiva edizio-
ne deWinedita traduzione dei primi due libri iliadici dei Volterrano,
prefiguravo un conclusivo lavoro, come ultima tappa di futuri
scavi, lunghi e pazienti, volti alia raccolta dei testi - sconosciuti ,
poco noti o mal editi - relativi al settore, per verificarne la
congruenza con le spesso esibite premesse teoriche , e valutare
attraverso i concreti modi operativi Vapproccio umanistico al
mondo classico da questa particolare angolazione . Un progetto
ambizioso, forse troppo, che... «non pud tutto la virtu che vuo-
le», per dirla con padre Dante.
Pur non essendomi mai distratta dal sondare questo campo ,
altri interessi si sono intersecati , allontanando sempre piu il
movimento della sint esi. Era tempo, dunque, di predisporsi al
passaggio dei « testimone » ai miei allievi della stagione veneziana
degli anni Ottanta. II primo frutto e questo lavoro di Alessandra
Rocco, nato, come spesso succede , da una tesi di laurea: la
rielaborazione e Vapprofondimento sono stati peraltro lunghi e
faticosiy anche per la mole piuttosto copiscua dei materiale ma-
noscritto non solo segnato dalll . ter Italicum, ma altresi talora
personalmente illustrato dalla disponibile onniscienza nel settore
di Paul Oskar Kristeller - a cui gli studiosi dei mondo umanistico
non saranno mai abbastanza riconoscenti - che esigeva
decantazione e riflessione. Spero che a questa traditio si associno
altri miei discepoli di quegli anni: in particolare Emico Psalidiy
che sta approntando il suo lavoro suile postille petrarchesche alia
traduzione di Leonzio Pilato, e Fabrizio Fucile , quando avrd
7
completato il suo studio sui carmi di Battista Guarino . Sono grata
alVamico - e collega di allora - Vittorio Citti per Vaffettuosa
attenzione con cui ha letto il lavoro e per gli utili suggerimenti .
Renata Fabbri
CAELO MAESUPPINI
TRADUTTORE D’OMERO
A Luciano e ad Antonio
I
TRADUTTORI R TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO
NELLA PRIMA META DEL SECOLO XV
Con PUmanesimo si apre un’epoca di capitale importanza
per la traduzione 1 , sia per il numero delle versioni latine da
storici, filosofi, poeti greci, sia per la riflessione teorica in
questo campo, frutto della personale esperienza traduttoria, che
quasi ogni umanista va acquisendo: ve n’e eco nelle epistole o
nelle dediche e prefazioni alie opere tradotte, sotto forma di
dichiarazione delle difficolta incontrate e, indirettamente, dei
metodo usato.
Tra XIV e XV secolo il vertere possiede una propria fisio-
nomia e una propria dignita scientifica e artistica, al di la della
funzione meramente strumentale che aveva nel Medio Evo:
poche infatti sono le traduzioni adespote 2 , nasce un trattato
1 «AlPUmanesimo la cultura moderna deve questo senso della distanza dal
testo antico e questa impostazione filologica della traduzione», cosi E. Mattioli,
Storia della traduzione e poetiche dei tradurre , in AA.W, Tradurre poesia , a cura
di R. Copioli, Brescia 1983, p. 29. E ancora: «...non e possibile pariare di storia
della traduzione senza tener conto dei contributi originali e spesso decisivi offerti
dalPumanesimo italiano per la formazione delPidea dei tradurre in tutta la cultura
europea», cosi G. Folena, «Volgarizzare» e «tradurre»: idea e terminologia della
traduzione dal Medio Evo italiano e romanzo y nel vol. miscellaneo La traduzione.
Saggi e studi , Trieste 1973, p. 101. Paiono contraddire tali affermazioni Passenza
di un’adeguata storia della traduzione per questo periodo e il fatto che si sorvoli
completamente sulPUmanesimo, passando dalla citazione dei nome di Leonzio
Pilato alPillustrazione delle teorie dei Rinascimento, come G. Mounin, Traduction
et traducteurs , Paris 1964 (trad. it. Teoria e storia della traduzione , Torino 1965),
che pure e uno specialista dei settore.
2 Ne e convalida il fatto che nei manuali e possibile suddividere le opere
non secondo Pautore tradotto, ma secondo il traduttore.
11
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
specifico sulla tecnica versoria 3 e, con Niccolo V, si giunge a
predisporre un vero e proprio programma di versioni dal greco.
Anche nella prassi si constata un’evoluzione, ma molto piu
lenta, con arresti e, talora, inversioni di tendenza. La tecnica
adottata dipende strettamente e necessariamente dalle cognizio-
ni linguistiche dei traduttore, che trasferisce si dal greco in
latino, ma attraverso il filtro intellettuale dei volgare: le lingue
interessate nel processo di trasposizione sono entrambe acqui-
site. Quindi spesso accade che si leggano o traduzioni molto
letterali, perche vicine alPidioma di partenza, completamente
nuovo e di cui non si conoscono ancora tutte le possibilita
espressive, o traduzioni vicine alia lingua d’arrivo, e allora
hanno quasi sempre intenti artistici, per realizzare i quali oc-
corre tentare di uguagliare la grandezza dei modelli classici
latini; peculiarita questa dei tradurre umanistico che e da te-
nere presente soprattutto per le versioni da poeti, sia in prosa
sia in versi: per ottenere la totalita dei senso e fondamentale
trasmettere in esse la componente stilistica, basata su un’accu-
rata scelta lessicale e su una precisa resa dei costrutti e delle
figure. Se a tali requisiti si aggiunge il vincolo delle norme
prosodiche e metriche, si comprende perche suile traduzioni da
Omero, e particolarmente quelle esametriche, si arenassero piu
o meno consapevolmente gli umanisti.
Agli albori delPUmanesimo si riprende il dilemma delle
«belle infedeli» e «brutte fedeli» che Cicerone aveva sciolto
affermando di aver tradotto i «Discorsi» di Eschine e Demo-
stene non ut interpres , ma ut orator , cioe con i concetti e le
figure degli autori greci, ma con le parole piu adatte alPuso
corrente latino 4 .
Francesco Petrarca, infatti, promotore della traduzione la-
tina da Omero, invitando Leonzio Pilato a rendere in latino il
3 E il De interpretatione recta di Leonardo Bruni, edito parzialmente da
H. Baron, Leonardo Bruni Aretino. Humanistisck-philosophische Schriften mit
einer Chronologie seiner Werke und Briefe , Leipzig-Berlin 1928 (= rist. anast.
Wiesbaden 1970), pp. 81-96.
4 Cicerone, De optimo genere oratorum , V, 14.
12
I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO
poetarum pater , comprende Pinadeguatezza di una traduzione
verbum de verbo per la poesia, come soltanto era capace di fare
il Calabrese, ma, costituendo un approccio siffatto Punica via
per conoscere il contenuto dei poemi omerici, pare esprimerne
Papprezzamento 5 .
Dal 1360-62, periodo dei secondo esperimento di Leonzio,
si deve attendere una trentina d’anni perche ricompaia Pinte-
resse verso un Omero latino ed esso trova fertile terreno nella
sensibilita culturale di Coluccio Salutati. Il desiderio di appren-
dere il greco gli viene trasmesso in parte dal Petrarca in parte
dalla letteratura latina stessa, colma di allusioni agli autori
greci. Utile per comprendere Pimportanza che egli attribuisce
alia traduzione e la sua concezione teorica in merito e la lettera
ad Antonio Loschi, in cui si congratula coi giovane vicentino
per il proposito di excolere (scii.: la traduzione di Leonzio) et
heroico carmine divinum illud opus Latio tradere e lo incoraggia
affinche totam Iliadem sibi vindicet 6 .
Coluccio si riallaccia alia speranza petrarchesca di godere
di un Omero in bello stile latino, che non s’era realizzata nella
traduzione dei Pilato, poiche costui tendeva «a sviscerare il
significato di ogni singola parola» sulla scia della tecnica me-
dioevale concernente i testi sacri, nelPinterpretazione dei quali
allontanarsi dal senso della parola equivaleva a una sorta di
profanazione 7 . In opposizione a questa tendenza il futuro can-
celliere fiorentino esprime il suo parere: «Res velim, non verba
5 In questo senso le affermazioni in Variae 25, ed. J. Fracassetti, Florentiae
1859-1863, p. 369: «...Leo ...mihi quasi totius operis gustum obtulit ... habet enim
et suam delectationem abditam ».
6 Coluccio Salutati, Epistolario, a cura di F. Novati, Roma 1890-1911, II,
pp. 355 sgg. G. Mainardi, LUmanesimo cremonese fino alia meta dei secolo XV,
«Annali della Biblioteca Governativa e Libreria Civica di Cremona», 1 (1948),
p. 83, posticipa tale epistola di un anno rispetto alia collocazione dei Novati nel
1392.
7 Le testimonianze al riguardo sono raccolte e discusse da E. Ralidi, Leonzio
Pilato primo traduttore umanistico (con un’edizione critica dei primi due libri
della versione delPlliade e dei marginalia petrarcheschi), tesi di laurea in Lettere
presso 1’Universita degli Studi Ca’ Foscari di Venezia, rei. prof. Renata Fabbri,
a. a. 1986-87, p. 361.
13
LA PRIMA TRADIJZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLUIADE
consideres; illas oportet extollas et ornes ...», citando a tal pro-
posito Orazio ( Ep . II, III 133-34): «Non etiam verbo verbum
curabis reddere / fidus interpres». In quest’ottica acquista signi-
ficato ii duro giudizio sulla versione di Leonzio horrida et
inculta , insulsa translatio 8 . Per divulgare un’opera greca occor-
re quindi «abbellire e soprattutto mutare, togliere, aggiungere»
rispetto al testo 9 : devono trasparire da esso venustas , dulcedo ,
ornatus, perspicuitas , cioe le qualita presenti nei grandi tradut-
tori antichi come Cicerone, Gerolamo, Rufino, Calcidio,
Cassiodoro, Evagrio, Boezio; occorre infatti quendam teporem
accendere et per exclamationes aut interrogationum stimulos
excitare 10 . Con Coluccio ci si riallaccia direttamente ai classici
Cicerone e Orazio, che reputavano la traduzione un’occasione
di vera e propria aemulatio con Pautore 11 , sorvolando sul-
1’esperienza di Gerolamo, iniziatore dei tradurre in senso mo-
derno, in quanto promotore della fedelta al testo. Delia lingua
greca, tuttavia, Pappassionato ricercatore di manoscritti anti-
chi apprende Palfabeto e i suoni, e in grado di scrivere il
proprio nome e singole parole in lettere capitali e conforme-
mente alia pronuncia dei greco di quel tempo 12 : i principi di
8 C. Salutati, Epistolario ..., cit., II, pp. 356 sgg. Se tanto aborrita fu la
parafrasi leontea, essa fu tuttavia utile ai primi lavori su Omero e per le cosid-
dette retractationes , come quella deIFanonimo Marciano e di P.P. Vergerio (cfr.
R. Weiss, Gli inizi dello studio dei greco a Firenze , nel vol. miscell. Medieval &
Humanistic Greek , Padova 1977, p. 241) per YOdissea e delPanonimo Bodleiano
per V Iliade (cfr. A. Pertusi, Leonzio Pilato tra Petrarca e Boccaccio, le sue versioni
omeriche negli autografi di Venezia e la cultura greca dei primo Umanesimo,
Venezia-Roma 1964, p. 138): sorvoliamo su queste versioni in quanto non tradu-
zioni nel senso proprio, condotte su un originale greco, ma esposizioni in prosa
sui contenuto dei poemi omerici.
9 R. Sabbadini, 11 metodo degli Vmanisti , Firenze 1920, p. 26.
10 C. Salutati, Epistolario..., cit., II, p. 483, lettera al card. Pietro Corsini,
dove si lamenta per 1’oscurita della semigreca translatio di Simone Tebano dal-
Popuscolo plutarcheo «De remediis irae», che egli volge in un latino meno rozzo
e piii chiaro.
11 A, Ronconi, Antiche traduzioni latine da Omero , nel vol. miscell. Filologia
e linguistica, ed. delPAteneo 1968, p. 111.
12 C. Salutati, Epistolario..., cit., III, p. 130. B.L. Ullman, The humanism
of Coluccio Salutati , Padova 1963, pp. 118 sgg., adduce a riprova della sommaria
conoscenza dei greco da parte di Coluccio le sue richieste di traduzioni di passi
da autori greci e il fatto che anche quella che definisce latinizzazione di alcuni
14
I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANI STICHE DA OMERO
traduzione dei Salutati quindi traggono origine esciusivamente
dalla volonta di migliorare stilisticamente il testo latino, pre-
scindendo dal confronto con Poriginale greco.
II suo accanirsi contro le traduzioni dei contemporanei, pur
mancando il Salutati degli strumenti necessari, costituisce co-
munque da una parte il punto di partenza per comprendere
1’importanza che in ogni umanista, d’ora in poi, avra la cono-
scenza dei greco, dalPaltra 1’incentivo a far arrivare in Italia
Manuele Crisolora.
Il dotto bizantino getta le basi per un piu corretto approc-
cio alia lingua greca compilandone la prima grammatica, gli
Erotemata , progettata a Costantinopoli, prima della sua venuta
in Italia. Rispetto alie grammatiche precedenti quella criso-
loriana deriva la sua originalita dal fatto di essere stata strut-
turata seguendo sia la distinzione dei sostantivi in parisillabi e
in imparisillabi, fatta per la prima volta da Nilo Diassorino e
continuata dal Caleca, sia il principio della terminazione
genitivale (non nominativale): il risultato importantissimo fu
che dalle precedenti cinquantasei si arrivo a dieci declinazioni;
gli Erotetnata inoltre sono stati concepiti sulla base della Ianua,
la grammatica latino-medioevale su cui Crisolora apprende il
latino. Fornendo agli umanisti tale prezioso strumento il geniale
bizantino facilita il loro accesso alia lingua greca 13 . Natural-
mente affronta il problema della traduzione, concordando con
il Salutati quando afferma che conversionem in latinum ad
verbum minime valere ... sed ad sententiam transferre opus esse ...
ut nullo modo proprietas graeca immutaretur. ; continua dicendo
che nam si quispiam , quo luculentius apertiusque suis hominibus
loquatur ; aliquid graecae proprietatis immutarit, cum non
interpretis sed exponentis officio uti 14 . Teoricamente quindi
versi di Omero nei De laboribus Herculis , in realta, e un semplice abbellimento
della versione leontea.
13 Rileva Fimportanza di questa grammatica A. Pertusi, * EpazijpaTa. Per la
storia e le fonti delle prime grammatiche grecbe a stampa , «Italia Medioevale e
Umanistica», V (1962), pp. 321-351.
14 L. Bertalot, Cincius Romanus und seine Briefe , «Quellen und Forschun-
gen aus ital. Archiven», XXI (1929-1930), p. 211.
15
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
polemizza con la traduzione letterale e preferisce ad essa la
traduzione oratoria fedele 15 , ma nelia pratica delFinsegnamen-
to la sua tecnica e parola per parola 16 . E sintomatico che un
conoscitore della grammatica, della sintassi e dei iessico greci,
nelia realta della traduzione non riesca a verificare Fesigenza
di eloquenza e arte espressa dagli umanisti; realizza si una
versione in prosa delVOdissea ad uso dei suoi discepoli 17 , ma
anclEegli traduce da e in una lingua acquisita, e, poiche il greco
e quella che meglio conos ce, tendera a non allontanarsi dalFori-
ginale o comunque ad avvicinare il latino al greco piuttosto che
viceversa.
Colui che produce i frutti di cio che Salutati aveva seminato
e Crisolora coltivato e senza dubbio Leonardo Bruni, sia sui
piano teorico che pratico. La cultura linguistica ha da lui
ereditato la prima teorizzazione sistematica dei tradurre nel
trattatello De interpretatione recta ed e egli il primo a usare il
vocabolo traducere nelFaccezione odierna di volgere un testo da
una lingua a un’altra 18 .
Egli, che afferma «quod Graecas didici litteras Colucii est
opus» e che fu il miglior discepolo dei Crisolora, aderisce
alFopinione della traduzione propria dei suoi maestri e la espli-
cita minuziosamente: ne sono documento una lettera inviata al
Niccoli nel 1405, in cui scrive di accogliere la traduzione
letterale fino a quando viene rispettata la concinnitas , e una
15 Si adotta la terminologia usata da R. Sabbadini, Del tradurre i classici
antichi in Italia , «Atene e Roma», III (1900), p. 203.
16 R. Weiss, Gli inizi cit., p. 237.
17 Tra quelli che si interessarono ad Omero sono L. Bruni, PP. Vergerio,
Guarino Veronese; altri suoi auditores furono lacopo Angeli da Scarperia, Roberto
Rossi, Palla Strozzi, occasionalmente Niccolo Niccoli, che non imparo mai re-
almente il greco, forse Ambrogio Traversari (vedi B.L. Ullman, The humanism ...,
cit, pp. 123 sgg. e G. Pesenti, La scuola di greco a Firenze nel primo Rinascimen-
to, «Atene e Roma», n.s., XII (1931), pp. 84 sgg.).
18 R. Sabbadini, Del tradurre ..., cit., p. 202, rileva la novita e riprende
1’argomento in «Maccheroni» «Tradurre» (Per la Crusca), «Rendiconti d. R. Ist.
Lomb. di Scienze e Lettere», s. II, XLIX (1916), p. 222, dove anticipa Ia data dei
neologismo dal 1405 al 1400. SuIPuso di traducere con tale significato non per
errore di comprensione, ma intenzionalmente, cfr. G. Folena, «Volgarizzare»...,
cit., p. 102.
16
I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO
epistola in cui sostiene che non e lecito alfinterprete variare,
che il traduttore non deve, cioe, divinare o congetturare il
significato, ne piegare la parola a quella che e la propria
opinione 19 . Il Niccoli e ancora il suo interlocutore nella mis-
siva in cui riconosce invece possibile recedere paulisper a verbis ,
se la traduzione letterale risulta absurda^ e nelPavverbio restrit-
tivo - paulisper - si ravvisa il discepolo che si e esercitato pa-
zientemente sulla grammatica unitamente alPumanista che ri-
cerca P elegantiam, la dignitatem , il sonum della parola da tra-
durre 20 .
Pur nutrendo maggior interesse per i filosofi, il Bruni si
cimenta con Omero, la cui traduzione rientra tra gli esperi-
menti giovanili di cui e prima prova la versione di un’omelia
di S. Basilio 21 . Egli volge in prosa tre orazioni tratte dall Iliade
e pare utile analizzare la prefazione a questo lavoro 22 , in
quanto rivelante da un lato la sua attenzione, tra le questioni
generali della traduzione, alia differenza tra il voltare in prosa
e in versi e, dalPaltro, un atteggiamento di distanza critica dal
testo; e qui espressa chiaramente anche una concezione della
poesia omerica diversa rispetto alia nostra. Dopo aver disquisito
e dimostrato che Omero e il piu antico poeta di cui si possano
leggere i versi, afferma che nei suoi poemi si ritrovano i tre
generi di eloquenza oratoria, unum subtile et pressum , alterum
19 Leonardi Bruni Arretini Epistolarum libri VI. II, ed. L. Mehus, Florentiae
1741, lib. I, ep. 8, p. 17 e lib. 10, ep. 24, p. 196, alParcivescovo di Milano
Francesco Piccolpazzo.
20 Ivi , lib. 3, ep. 19, p. 85, al Niccoli. Nonostante la chiara esposizione
teorica della tecnica traduttoria, le versioni dei Bruni sono oggetto di critica sia
tra i contemporanei, come Lorenzo de’ Medici e A. Traversari, che reputano
rozzo ii suo Platone, sia tra i moderni, che hanno verificato come spesso la sua
versione della Politica di Aristotele sia conipendiata e con troppe licenze (cfr.
G. Voigt, Il Risorgimento delVeta classica in Italia , ovvero il primo secolo
deirUmanesimo , trad. it. di D. Valbusa, Firenze 1888-1897, pp. 159 sgg.).
21 Fu tradotta per il Salutati in occasione della controversia con Giovanni da
S. Miniato. Per ulteriori notizie cfr. R. Weiss, Gli inizi cit., p. 354.
22 II Proemium in quasdam orationes Homeri e edito da H. Baron,
Leonardo..., cit., pp. 132 sgg. e in Stephani Baluzii tutelensis Miscellanea novo
ordine digesta, ed. Mansi, t. III, pp. 151 sgg.
17
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLTLIADE
grande et concitatum et tertium inter haec medium egli li
esemplifica proponendo la traduzione delle orazioni di Ulisse,
Achille, Fenice, oratorio more . La precisazione che tale tipo di
versione si realizza relinquens enim epitheta , quae propria
poetarum sunt se da un lato si comprende, considerato Pespli-
cito intento retorico della traduzione nel contesto, dalPaltro
stupisce, poiche ne e autore colui che acutamente osserva come
il buon traduttore sese in primum scribendi auctorem tota mente
et animo et voluntate convertet ... eiusque orationis figuram ,
statum , ingressum coloremque et liniamenta cuncta exprimere
meditabitur 24 . Gli epiteti sono superflue aggiunte di parole che
perdono il loro scopo, una volta eliminato 1’obbligo di sotto-
stare a leggi metriche; almeno per Omero, quindi, il Bruni
realizza una interpretatio latina tutta umanistica piu che recta.
E interessante notare, infatti, come nella prefazione alia
traduzione di un’opera poetica sostenga 1’opportunita delFuso
della prosa, perche, afferma, e proprio delPoratore riportare la
fedelta ai fatti e il parere dei personaggio, mentre il poeta
tende a trasmettere sol tanto diletto 25 ; come invece nel tratta-
tello dei 1420, concepito per difendere una traduzione in prosa,
si rilevi che la maggior difficolta stia nel conservare Io scribendi
ornatus , per ottenere il quale bisogna saper riprodurre i colores
23 Ivi , p. 133, evidenzia in nota i luoghi degli antichi au tori, Cicerone,
Quintiliano e Gellio, che utilizzano la medesima divisione teorica: il riferimento,
anche implicito, ai classici e d’obb!igo a sostenere le affermazioni di ogni umanista;
G. Finsler, Homer in der Neuzeit , Leipzig-Berlin 1912 (= Hildesheim 1972),
p. 22, rileva Toriginalita dei Bruni nelPapplicare tale suddivisione al nono libro
iliadico, P. Thiermann (Redecouverte et tnfluence de manuscrits d’auteurs latins
classiques au debut du XVe siecle , «Revue d’histoire du texte», 1987, pp. 55-71)
adduce la teoria dei tre stili e altri validi argomenti a dimostrazione che il Bruni
ebbe sotto gli occhi manoscritti contenenti il De rerum natura di Lucrezio, le
opere retoriche di Cicerone e tutto Quintiliano, concludendo che la prefazione
suddetta e databile post 1422/1424.
24 Leon ardo Bruni, De interpretatione recta , in H. Baron, Leonardo..., cit.,
p. 86.
25 «Nam poetae quidem multa conceduntur ; quo in re ficta delectet, et quo
pedes numerique impleantur ; oratori autem, qui est veritatis actor, haec superflua
verborum adiunctio et fidem rebus et auctoritatem personae minueret ac puerile
quiddam in re serta redoleret », dal Proemium ..., cit., pp. 133 sgg.
18
I. TRADUTTORI E TRADUZION1 UMAN1STICHE DA GMERO
verborum che sovente si fondano sui ritmo 26 . La distinzione tra
poeta e oratore interpretes di un testo, che nel proemium alie
orazioni concorre in qualche modo ad eludere il problema della
fedelta stilistica, nel De interpretatione recta scompare e assume
rilievo, invece, per la sua estrema complessita la questione
essenziale dei tradurre, tuttora aperta 27 : conciliare il trasferi-
mento dei contenuto di un’opera con Pesigenza di trasfonderne
lo stile. Secondo il Bruni non e sufficiente la conoscenza per-
fetta della lingua da e in cui si traduce, ma il probatus interpres
deve anche affinare inclinazioni personali che gli consentano di
adattare la propria forma mentis al testo su cui opera e di
penetrarlo capillarmente: tradurre e quindi un’arte, il tradut-
tore deve essere un po’ poeta.
La contraddizione tra enunciati teorici generali e proposte
legate a una traduzione specifica, come e quella d’Omero,
rende palese che, in un’epoca in cui lo studio della lingua de
qua transfers muove i primi passi e la lingua ad quam traducere
velis non e quella d’uso, le difficolta tecniche sopraffanno anche
le piii felici intuizioni.
La pratica della traduzione poetica e oggetto dhnteresse per
Guarino Guarini e la sua scuola 28 ; egli pare allontanarsi dalle
posizioni dei Crisolora e dei Bruni, quando sostiene Pefficacia
di una traduzione letterale, verbum de verbo , e di tale tecnica
26 Raffinatezze stilistiche che necessitano dei margine di creativita utile a
perfezionare 1’originale, come conclude A. De Petris, Le teorie umanistiche dei
tradurre e VApologeticus di Giannozzo Manet ti, «Bibliotheque d’Humanisme et
Renaissance», XXXVII (1975), p. 27.
27 Suile odierne posizioni degli studiosi al riguardo, si veda D. Riposio,
Rassegna di studi sui problema della traduzione , «Lettere italiane», XXXV (1983),
pp. 367-385.
28 R. Fabbri, Nuova traduzione metrica di Iliade XTV da una miscellanea
umanistica di Agno lo Manetti , Roma 1981, pp. 17 sgg., contro la tesi di A. Pertusi
( Leonzio cit., p. 522) circa traduzioni guariniane in prosa perdute, elenca una
serie di motivi che dissipano i dubbi in questo senso: le citazioni da Omero
nelPepistolario sono sempre esametriche, nelPepistola 408 si paria di «versus»,
tra i suoi discepoli almeno due, il Pannonio e il Marsuppini, traducono in versi;
nelParticolo Qualche appunto suile traduzioni omeriche di Guarino Veronese
(«Res publica litterarum», VIII, 1985, p. 72) si rileva anche il fatto che Guarino
fu versificatore non spregevole.
19
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLTLIADE
si avvale nelle versioni da Strabone 29 . Contrariamente al pare-
re bruniano, non esclude la possibilita di combinare parole
latine con termini greci che rendano piu varia 1’esposizione; a
sostegno della sua proposta non manca di citare 1’opinione di
un autore latino, Quintiliano: «...et concessis quoque Graecis ,
inquit, utimur verbis, ubi nostra desint (Inst. or. I, V, 58)» 30 .
Uimpiego della parola straniera tale e quale, accolta con le
debite cautele e legittimata anche dalla variatio , attesta la
dimestichezza di Guarino con la lingua greca e la sua concre-
tezza nelPaffrontare i problemi dell^rs vertendi : Padozione di
grecismi, infatti, palesa Pinadeguatezza dei lessico latino, ma
anche attenzione tale verso Ia pienezza semantica di un voca-
bolo, da ammettere Tincapacita di ricrearlo in un idioma di-
verso.
II Veronese e tra i primi umanisti a cimentarsi in traduzioni
metriche, in particolare da Omero; pur non possedendo brani
sufficienti per verificarne correttezza e fedelta, si riesce a
constatare come a livello teorico egli sembri oscillare, non sia
in possesso cioe di criteri rigorosi, ma da un lato applichi la
tecnica letterale (« nonnulla ex verbo ferme converti»), dalPaltro
accolga la traduzione libera, quasi sotto forma di compendio
(« quaedam summatim exposui ») 31 . Occorre, tuttavia, ricordare
che tali fluttuazioni sorgono di fronte al testo di Omero, poeta
diligentissimus et usque ad minutissima accuratissimus 32 , per cui
29 R. Sabbadini, II metodo ..., cit., pp. 20 sgg., il quale riporta un campione
di queste traduzioni letterali corredate di pronuncia e commento; saggi di tradu-
zioni guariniane si leggono anche in R. Fabbri, ivi, pp. 76 sgg.
30 R. Sabbadini, Epistolario di Guarino Veronese (Misc. di St. Veneta per
cura d. R. Deputaz. veneta di storia patria, s. III, voll. VIII-XII, Venezia 1915) I,
ep. 2, p. 4. II Bruni invece, nel De interpretatione recta , ed. cit., p. 95, pare
esibire stupore misto a indignazione quando scrive: «Atqui nihil Graece dictum
est , quod Latine dici non possit!».
31 R. Sabbadinj, Epistolario..., cit., ep. 408, p. 581.
32 Sulla convinzione umanistica riguardo la prolissita di Omero, R. Sabbadini,
Il metodo..., cit., pp. 26 sgg., informa che «il confronto pertanto con Virgilio
convinse gli umanisti che c’era poca dignita nelle minuziosita omeriche e per
conseguenza bisognava accorciare» e R. Fabbri, Qualche appunto..., cit., p. 72,
conclude che cid «equivale a un giudizio sia pur parzialmente riduttivo, se non
negativo, sui poeta greco».
20
I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO
e lecito supporre che si tratti di un metodo non canonico. Puo
peraltro non essere dei tutto arbitrario valutare le affermazioni
sopra citate come il succedersi di due fasi di lavoro: la tradu-
zione ex verbo costituirebbe solo un’operazione meccanica pre-
liminare di memorizzazione dei costrutti e dei lessico, che,
adottata in se e per se, condizionerebbe ii senso complessivo dei
periodo e il suo sapore stilistico; Pesposizione compendiata
rispecchierebbe Pesigenza dei Veronese di produrre un testo
artisticamente valido, anche se il risultato e quello di selezio-
nare dalPopera di partenza i tratti piu confacenti al gusto dei
traduttore e dei pubblico 33 . Inoltre, benche esistano solo fram-
menti di traduzioni omeriche guariniane 34 , e riscontrabile che
di fronte a nessi formulari egli tende a variare, parimenti agli
altri traduttori umanistici 35 . Nonostante quello di Guarino
rimanga in tutte le sue versioni un metodo letterale ed egli non
eccella in questo campo come negli altri, i suoi tentativi di
versificazione esametrica rappresentano comunque un passo
avanti nella tecnica traduttoria per divulgare la poesia di Omero.
Il dilemma su una latinizzazione d’Omero in versi o in prosa
e anche in Pier Candido Decembrio. Nella Vita Homeri afferma
che tale e Pefficacia d’espressione e Peleganza dei verso greco
ut latine traductum aut verbum pro verbo redditum non sonet
aut metri vinclis et lege copulatum ex parte continere videatur
eam quam habet in Graecis concinnitatem* 6 . Se un timore di
33 Al riguardo piace qui ricordare Posservazione di A. Lombardo, citato da
E. Ferrero in Celine, ovuero lo scandalo di un secolo , Torino 1992, postfazione
a L.F.C£line, Viaggio al termine della notte, Milano 1992: «Il traduttore deve e
vuole correre alcuni rischi, nella sua continua ricerca di un compromesso, nella
sua nostalgia di una lingua inafferrabile, che egli puo solo sfiorare»,
34 I due saggi di traduzione da Omero, Iliade X e Odissea XXIII, sono andati
perduti.
35 R. Fabbri, Qualche appunto ..., cit., pp. 76 sgg., giunge a questa conclu-
sione dopo un’accurata analisi dei frammenti omerici presenti nelFopera di
Strabone, tradotta da Guarino, rammentando che non e certo la deconte-
stualizzazione che influisce sulla tendenza umanistica al rifiuto della formularita.
36 La citazione e tratta da E. Ditt, Pier Candido Decembrio: contributo alia
storia delPVmanesimo italiano , «Memorie dei R, Ist. Lombardo di Scienze e
Lettere», XXIV (1931), p. 63, nota 3. M. Borsa, P.C. Decembrio e PUmanesimo
in Lombardia , «Archivio Storico Lombardo», XX (1983), p. 73, rileva come tale
21
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE
natura squisitamente linguistica lo trattiene dal realizzare una
versificazione latina cFOmero, gli errori nella versione di Leonzio
Pilato lo inducono a tradurre comunque Ylliade per darie forma
piu elegante 37 .
Egli adotta il metodo letterale, riga per riga, fa uso di
perifrasi, qualora una parola greca non trovi riscontro in latino,
e non esclude il prestito dei vocabolo greco tale e quale 38 .
Inoltre se e vero che i suoi modi di trasferire gli epiteti (ripe-
tizione della formula, epiteto diverso, traduzione di una sola sua
parte) paiono banalizzazioni dei testo greco, almeno presta atten-
zione a questa peculiarita omerica, che il Bruni, ad esempio,
trascura sia nella pratica sia nella teoria della propria ars vertendi .
lllliade dei Decembrio, che nelle intenzioni avrebbe dovuto
migliorare le rozzezze leontee, non va oltre questo intento, ma
con il suo interesse genuino verso Omero offre un contributo
originale alia storia della traduzione: mentre gli altri umanisti,
pur riconoscendo la grandezza dei poetarum pater , non riescono
ad allontanarsi da Virgilio, modello di stile epico per antonomasia,
egli invece afferma che il poeta latino deriva tutto da quello'
greco tanto che in molti luoghi il Mantovano non solo imita i
periodi omerici, ma li trasferisce tali e quali nella sua opera 39 .
preoccupazione possa essere stata rafforzata dalla lettura, in margine alia versione
leontea, della postilla petrarchesca in cui si riporta Popinione di S. Gerolamo:
tradurre Omero in prosa latina renderebbe un poetam eloquentissimum vix
loquentetn.
37 Del suo lavoro, iniziato nel 1439 e dedicato al re Giovannill di Castiglia,
rimangono i primi quattro canti e il decimo. Il Decembrio ebbe sotto gli occhi
POmero dei Petrarca e la traduzione di Leonzio Pilato, come testimoniano le
postille a margine nel codice parigino dell’ Iliade leontea: si veda C. Fabiano, P.C.
Decembrio traduttore d’ Omero, «Aevum», XXIII (194 9), p. 38.
38 Tale concetto e espresso nella Vita Homeri e riprende Popinione di Cice-
rone, De finibus bonorum et malorum , III, 15: «Nec tamen exprimi verbum e
verbo necesse erit, ut intepretes indiserti solent, cum sit verbum quod idem
declaret magis usitatum . Equidem soleo etiam, quod uno Graeci, si aliter non
possum, idem pluribus verbis exponere. Et tamen puto concedi nobis oportere ,
ut Graeco verbo utamur, si quando minus occurret Latinum...».
39 «Mihi autem si quid a poetis memoria dignum perscriptum est, id omne
ab Homero sumptum videtur. Nam Vergilii poema nihil habet, quod ab huius stilo
et ordine discedat ; pluribus etiam locis non imitatur sententias dumtaxat , sed
22
I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO
UOmero latino e da anteporre a Virgilio anche per Lorenzo
Valla 40 , che tra il 1442 e il 1444 volge in prosa latina sedici
libri de\Y Iliade. «Est enim relinquendtis frequenter character ipse
graecus ...» e Pinvito nella prefazione alia traduzione delPorazio-
ne Pro Ctesiphonte di Demostene e vi si ravvisa implicita «la
condanna dei Valla per Pattivita dei tradurre» 41 ; tale operazio-
ne, pur utile, in se e per se e priva di retorica, di eloquenza
e di originalita: bisogna quindi scoprire un nuovo stile, inven-
tare le figurae e, insomnia, quasi gareggiare con il testo greco
e superarlo 42 .
Uapproccio al testo e more oratorio , come per il Bruni, di
cui ammira la citata traduzione demostenica; ma, a differenza
di costui, che propugna la necessita, per il traduttore capace,
di giungere alia massima partecipazione espressiva e culturale
con Poriginale annullando in questo se stesso, per il Valla il
rapporto tra testo e interprete si misura nel superare Pautore
tradotto - questa e la meta da raggiungere - o nelPessere da
lui superato a livello di elaborazione stilistica, molto diversa
secondo che sia greca o latina 43 . Tali principi, ineccepibili sui
transfert », come riporta E. Ditt, P.C. Decembrio ..., cit., p. 62; si veda a questo
proposito M. Borsa, art. cit., p. 74 e C. Fabiano, art. cit., p. 41.
40 Si veda R. Sabbadini, 11 metodo..., cit., p. 50. Il Valla dei resto riteneva
in generale eccessiva la stima degli umanisti nei confronti di Virgilio, come
mostra la preferenza accordata a Pindaro Tebano, epitomatore dell’ Iliade nel
I sec. d.C.: si veda J. Vahlen, Laurentii Vallae opuscula tria , «Sitzungsber. d. Kais.
Akad. d. Wiss. zu Wien», Philos.-Hist. Cl. LXI (1869), II, p. 381 (ed. anast. in
Laurentius Valla, Opera omnia , II, Torino 1962, p. 217).
41 F. Lo Monaco, Per la traduzione valliana della «Pro Ctesiphonte » di
Demostene, estratto da AA.W, Lorenzo Valla e VUmanesimo italiano, Padova
1980, p. 152; Fautore, dopo aver cercato di dimostrare che «e forse possibile
ripristinare una contemporaneita tra dedica e traduzione» (Firenze 1434), marca
- come si vedra - Foriginalita dei criteri traduttori valliani.
42 Si veda «Laurentii Vallensis Praefatio in Traductionem Demosthenis pro
Ctesiphonte...» (ed. anast. in Laurentius Valla, Opera..., cit., p. 327).
43 «Ut enim alius est illorum cultus veluti in barba et capillo prolixiore,
aliud noster, cum tamen membra sint eadem, ita in eisdem sententiis aliud graeca,
aliud latina sapit oratio» {Praefatio..., cit., ivi, p. 327). Circa il problema della
comparazione tra le due lingue classiche, il Valla pare optare per la supremazia
dei latino sui greco: il primo possiede una maggiore razionalita, dovuta alia unita
«non solo geografica ma anche culturale», in opposizione alia molteplicita ed
eterogeneita dei diale tti greci (F. Lo Monaco, Per la traduzione..., cit., pp. 157
sgg.). II Valla percepisce come profonda «la diversita strutturale tra le due lin-
23
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALFILIADE
pj ai ie logico, costituiscono, a ben vedere, la giustificazione
teorica di quella che stava divenendo e sara per molti, aH’epo-
ca, la prassi traduttoria: si tralascia il fine primo della tradu-
zione, quello di riuscire a comunicare sia Taspetto formale che
contenutistico di un’opera, di modo che P ars vertendi divenga
occasione per ver ifi care, attraverso la lingua acquisita preferita
o meglio conosciuta, le proprie abilita retoriche: il traduttore
muove Pautore verso il proprio gusto 44 . Coerente a quanto
concepito, Pautore delle Elegantiae traduce Omero con molta
liberta rispetto alPoriginale e non e esente da grossolani errori
di interpretazione dei testo; sui versante esattamente opposto a
una latinizzazione letterale, V Iliade dei Valla nella sua eleganza
oratoria e tuttavia altrettanto lontana dal possedere Vhomencum
illud, quod omnes cogitamus 45 .
Respirare Pafflato della poesia omerica e invece il desiderio
di papa Niccolo V, che, nel piano predisposto per arricchire
della letteratura greca la Biblioteca Vaticana, non puo non
comprendere Iliade e Odissea 46 .
Pare dar corpo al progetto papale, difficile sane et arduum
opus , Orazio Romano, qui ... Iliadem aggressus nonnullos ex ea
libros latinos fecit, dignos quos nostra miraretur aetas 47 \ Poco si
gue... per il fatto che il linguaggio filosofico e teologico, oggetto particolare della
critica valliana, rimaneva pur sempre una traduzione dall’ originale greco»: cosi
S.I. Camporeale, Lorenzo Valla, Umanesimo e teologia , Firenze 1972, pp. 173
sgg., che rileva come per Pumanista la traduzione sia «valida qualora non violi
le leggi strutturali derivanti dalla prassi della lingua, considerata quesTultima
come un tutto coerente in se stesso ed espressione di una determinata cultura».
44 Si veda D. Riposio, Rassegna ..., cit., p. 378.
45 C. Salutati, Epistolario cit., 11, p. 357. 11 Vahlen ( Laurentii Vatiae...,
cit., pp. 372 sgg.), basandosi su una sorta di relativismo concettuale della tradu-
zione, formula per [Iliade dei Valla un giudizio meno negativo di altri studiosi;
il Folena (« Volgarizzare »..., cit., p. 101) colloca il Valla tra i capis al di della
traduzione umanistica, sia teorica che pratica.
46 Non e sicuro se papa Parentucelli abbia sollecitato anche Guarino a
tradurre in versi latini i poemi orner ici*, comunque sia non ne ricavo alcun frutto
(R. Sabbadini, La scuola e gli studi di G.G. Veronese, Catania 1896, p. 124 e
J. Vahlen, Laurentii Vallae ..., cit., pp. 381 sgg.). E probabile che anche il Valla
abbia presentato la propria versione delFl/i^de, ma, forse perche in prosa, essa
non incontro il favore dei pontefice (J. Vahlen, ivi, p. 381).
47 Pius P.P II (Enea Silvio Piccolomini), Europa , Venedis 1501, cc. LXXIIv-
LXXIII,
24
I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO
conosce su costui: dai maestri presso lo Studio Romano, Gior-
gio Trapezunzio e Teodoro Gaza, apprende la lingua greca;
dairopera che gli diede fama, il poema epico sulla congiura di
Stefano Porcari Porcaria , emergono la sua predilezione per
Virgilio e la conoscenza di norme metriche e stilistiche latine
e, da altri suoi componimenti, il desiderio di ottenere i favori
dei papa 48 . Poiche della sua traduzione iliadica sopravvivono i
primi cinquantotto versi dei primo libro, non e da escludere che
la morte dei committente, avvenuta nel marzo dei 1455, abbia
fatto desistere il poeta dalPimpresa 49 .
Lesametro oraziano e elegante e scorrevole: e costruito,
infatti, grazie alPassimilazione dei moduli virgiliani, come si
riscontra anche da altri suoi componimenti lirici, ma non si puo
escludere che alPutilizzazione di tale tecnica sia estraneo, come
si vedra 50 , Pinflusso dei suo predecessore Carlo Marsuppini.
Non si riesce ad essere indulgenti, invece, riguardo la corret-
tezza e la fedelta al testo: frequenti sono le errate interpreta-
zioni, le omissioni e le aggiunte. La traduzione dei Romano
attesta, ancora una volta, il divario esistente tra la conoscenza
e Pesperienza della lingua latina contro quella dei greco, ma e
comunque lodevole il tentativo di versificazione dal testo
omerico, Punico, dopo quello dei Marsuppini, di una certa
estensione nella prima meta dei Quattrocento.
Certamente la latinizzazione d’ Omero in esametri deve
apparire un ostacolo insormontabile, se anche Basinio Basini
rifiuta Pinvito dei papa nel 1450 51 . Lumanista parmense e
infatti abile versificatore, compone un trattatello teorico di
prosodia e di metrica, il De Carminibus , e pare conoscere e
amare Omero, considerati i frequenti accenni in questo opusco-
48 Horatii Romani Porcaria cum aliis eiusdem... carminibus , ed. M. Lehnerdt,
Lipsiae 1907, pp. III sgg.
49 Infatti, come ricorda R. Fabbri, Nuova traduzione... , cit., p. 16, nota 25,
e difficile provare che 1’impegno dei Romano si sia protratto anche durante il
pontificato di Pio II.
50 Si veda cap. III, pp. 89 sgg.
51 F. Ferri, La giovinezza di un poeta. Basini i Parmensis Carmina , Rimini
1914, p. XVIII.
25
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ILIADE
lo, nclle sue liriche e nei tredici libri della Hesperis ; quale
discepolo di Teodoro Gaza, inoltre, apprende correttamente la
lingua greca. Eppure nelPepistola poetica a Niccolo V scrive
che mai si proverebbe a tradurre il memorabile carmen dei
grande Omero: tale recusatio si interpreta come il rifiuto ad
accostare alia sublimita epica deiresametro virgiliano versi che
risulterebbero rozzi e non sufficientemente degni 52 . Il timore
di non essere alPaltezza dei modello latino, prima ancora che
di quello greco, sembra far indietreggiare Basinio, che si tra-
duce, ma piu spesso compendia dai poemi omerici, a conferma-
re Fopinione tutta umanistica, ben espressa nel pensiero di
Giovanni Tortelli, circa un Homerum nugacem et dispendiosum,
Virgilium autem compositum et brevem 53 .
Sara proprio il Tortelli, considerato Pinsuccesso presso
Basinio, ad inoltrare Pinvito papale a Carlo Marsuppini, che
traduce il primo canto delP Iliade e un centinaio di versi dal
nono, tra il 1452 e 1453, anno in cui la morte interrompe il
suo lavoro 54 .
Niccolo V e comunque destinato a non vedere realizzato il
suo progetto, poiche muore poco dopo aver commissionato la
traduzione dei due poemi a Francesco Filelfo, che per conse-
guenza non si accingera nemmeno alPimpresa. Di lui esistono,
tuttavia, versi omerici tradotti occasionalmente tra il 1429 e il
1460. Vi si ravvisano una piu precisa conoscenza della lingua
omerica rispetto ai traduttori coevi, ma anche le caratteristiche
delP ars vertendi umanistica 55 : tendenza alPeliminazione degli
epitheta ornantia e adozione dei moduli virgiliani. Uinteresse
non precipuo ma accurato dei Filelfo verso Omero, sovente
addotto quale autorita letteraria a convalidare le proprie affer-
52 «...convertere nunquam / experiar magni memorabile carmen Homeri. (
Pleraque si vertas, videantur rustica vel non / digna satis...» (F. FERRr, ivi, pp. 50
sgg.).
53 F. Ferri, ivi, p. XXXVIII.
54 La traduzione delLumanista aretino e oggetto d’analisi nel cap. III,
pp. 105 sgg.
55 R. Fabbri, 1 «campioni» di traduzione omerica di Francesco Filelfo, «Maia»
XXV (1983), pp. 241 sgg., da cui sono tratte le successive conclusioni.
I. TRADUTTORI E TRADUZIONI UMANISTICHE DA OMERO
maziomi, documenta come, ormai, conoscere il greco, quello
omerico in particolare, fosse divenuto componente basilare nella
formazione dei perfetto umanista.
Uaccingersi metodicamente alia traduzione, la ricerca, al-
meno nelle intenzioni, di una tecnica traduttoria e la consa-
pevolezza di dover riprodurre oltre al contenuto anche lo stile
di un’opera sono i contributi alia storia della traduzione dei
sessantennio preso in considerazione nella sintesi su esposta 56 .
«Homeri poema ... soluta oratione multo facilius ad tradu-
cendum quam carmine », ammette Giannozzo Manetti nella Vita
di Niccolo V 57 : la sommaria conoscenza della lingua greca da
una parte e Peccessiva erudizione ed emulazione dei modelli
latini dalPaltra costituiscono gli ostacoli per chi sperimenta la
traduzione in versi; gli esametri virgiliani sono il deterrente in
chi rinuncia e la fonte dhmitazione-ispirazione per chi rende
latine Y Iliade o YOdissea. E Pamore per Pautore delP Eneide a
originare i pregiudizi umanistici sulP epica d’Omero: la sua
prolissita, la funzione esclusivamente ornamentale degli epiteti,
la necessita di sciogliere e quindi di variare i nessi formulari 58 .
La lettura dei poetarum pater nella sua lingua d’origine, tutta-
via, fa si che egli divenga oggetto di interesse non solo storico
o mitologico, ma anche artistico e, per evocare la poesia di
56 Successivamente si provano in traduzioni omeriche prosastiche Francesco
Griffolini cFArezzo (continuazione dell 'Iliade dei Valla e Odissea ), Raffaele Maffei
il Volaterrano (Odissea); in versioni esametriche lo stesso Griffolini (Iliade XIV),
Niccolo Della Valle (nove libri deWlliade), Giano Pannonio (episodio di Glauco
e Diomede da Iliade VI), il Poliziano (Iliade II-V), il Volaterrano (tre libri
deWIliade). Non si dimentichi, comunque, che «la diffusione, a poca distanza di
tempo, di traduzioni diverse dello stesso testo greco mostra come ormai, fra i
“nipoti” dei Crisolora, Parte di tradurre non fosse piu una missione altamente
educativa e civilizzatrice, ma uno strumento di prestigio, un mezzo per conqui-
stare il favore dei principi e per essere al tempo stesso accolti nella ristretta e ben
munita cerchia degli intellettuali di professione» (cosi L. Gualdo Rosa, La fede
nella paideia. Aspetti della fortuna europea di Isocrate nei secoli XV e XVI, Roma
1984, p, 36).
57 L.A. MuRATORl, Scriptores rerum Italicarum , T. III P. II, p. 927.
58 Questi criteri di giudizio, negativi nella prospettiva odierna, che valuta
Omero anche in base alia componente orale dei suoi poemi, sono compren-
sibilissimi a un*analisi dei fini letterari delle traduzioni umanistiche, come mette
in luce R. Fabbri, 1 « campioni »..., cit., p. 244.
27
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
uiropera, occorre possedere, oltre alia perizia linguistica, Pani-
ino di poeta 59 ; Poliziano palesera entrambi i requisiti, ma gli
apre la via colui, il cui lavoro egli scegliera di proseguire: Carlo
Marsuppini.
59 Ma si rifletta, al proposito, suile considerazioni di W. Benjamin, II com-
pito dei traduttore , in Id., Angelus Novus. Saggi e frammenti , Torino 1981, pp.
37-50: «il compito dei traduttore va inteso come compito a se e nettamente
distinto da quello di poeta» perche Tintenzione «dei poeta e ingenua, primaria,
intuitiva, quella dei traduttore derivata, ultima, ideale». Cosa s’intenda per fedelta
di una traduzione, in particolare di un'opera poetica, rimane vexata quaestio.
28
II
LE TRADUZIGNI DI CARLO MARSUPPINi
La lettera prefatoria: note al testo
La lettera prefatoria alia traduzione dei primo canto ilia-
dico, sulla cui importanza si discutera 60 , e stata tradita da
cinque manoscritti. Quattro di essi, e precisamente il 3.C.12
della Bibloteca Pubblica di Citta dei Capo, il Laurenziano Strozzi
100 della Biblioteca Laurenziana di Firenze, il II.IX.148 della
Biblioteca Nazionale di Firenze e il Varia 14 della Biblioteca
Reale di Torino, verranno descritti piu sotto. Il quinto testimo-
ne di tale epistola e il codice Dc 158 posseduto dalla Sachsische
Landesbibliothek di Dresda: e un esemplare dei XV secolo,
cartaceo, che di Carlo Marsuppini tramanda soltanto la lettera
dedicata al pontefice Niccolo V, ai ff. 31-34.
Il testo riportato in questo capitolo a pp. 29 sgg. e restituito
sulla base della collazione effettuata tra il codice africano,
il Laurenziano, il torinese e il manoscritto della Biblioteca
Nazionale.
Il primo libro delVIliade: note al testo
Il primo libro delVIliade omerica nella traduzione di Carlo
Marsuppini e stato conservato, per quanto e dato di sapere, da
quattro manoscritti e da una stampa:
60 Si veda al proposito quanto esposto nel cap. III, pp. 105 sgg.
29
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE
* Citta dei Capo, South Africae Public Library, 3.C.12, cartaceo,
sec. XV (C).
E una miscellanea umanistica di 160 fogli. Una tabula degli
scritti contenuti precede i ff. 3-126 sui quali sono copiate opere
di Cristoforo Landino, Antonio Panormita, Pietro Cennino e
una lettera di Poggio Bracciolini. I restanti fogli, numerati a
destra in alto, contengono tutti opere di Carlo Marsuppini; la
lettera iniziale di ogni scritto e rubricata.
- f. 123, Caroli Aretini poetae clarissimi praefatio ad pontificem
summum Nicolaum .
- f. 126v, Homeri poetae divini per Carolum Aretinum in ,
latinum traductus liber primus .
- f. 139, Oratio Achillis .
- f. 14 lv, Caroli Aretini ... eulogium in Leonardum Aretinum .
- f. 145v, Ad Fontanum .
- f. 145v, Ad Poggium ... de Mercurio sibi misso a Chiriaco
Anconitano.
- f. 147v, Ad Kiriacum.
- f. 148v, Ad (Thomam) Fontanum.
- f. 15 lv, Ad Poggium de nobilitate.
- f. 15 3v, C(arolus Marsuppinus) Maffeo Vegio.
- f. 154v, Epigrammi a Maffeo Vegio .
- f. 155, Cornelia in Pompeum . Epitaphium Brachii. Epigramma
Caroli aretini in Phisigarpagam murem. Epigramma Brachii.
In N. Picininum et Cerpellonem (?). Ad Leonardum.
I ff. 156v-160v sono bianchi.
* Firenze, Biblioteca Laurenziana, Laur. Strozz. 100, membra-
naceo, sec. XV (L).
I fogli sono numerati a penna in basso progressivamente da
1 a 42 e compilati in elegante scrittura umanistica; una preziosa
miniatura occupa i margini sinistro e inferiore dei primo foglio;
miniate in oro e in vari colori sono anche le lettere iniziali dei
singoli carmi. Contiene solo scritti di Carlo Marsuppini:
- f. 1, Caroli Arretini poetae clarissimi praefatio in Homeri
libros ad Nicolaum PP. V foeliciter incipit.
30
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
- f. 5, Incipit primus Homeri poetae divini per Carolum
Arretinum in latinum traductus.
- f. 17, Oratio Achillis ad Ulixem.
- f. 1 9v, Homeri divini poetae Batrachmyomachia in latinum
traducta per Carolum .A. ad Marrasium siculum p. c. foeliciter
incipit.
- f. 2 6v, Epigramma in Phisicarpaga murem Caroli A
Epigramma Bracchii , N. Picininum et Cerpellonum.
- f. 27, Caroli Arretini elegia de morte Leonardi A. eloquentis-
simi oratoris.
- f. 30v, Ad Pontanum.
- f. 31v, Ad Poggium virum cla. de Mercurio sibi misso a
Kyriaco A. veterum rerum curiosissimo carmen elegiacum.
- {. 33, Ad Kyriacum Anconitanum antiquitatis amantissimum
carmen elegiacum.
- f. 34v, Ad Thomas Pontanum iuvenem doctissimum cur suae
Musae diutius sileant responsio atque belli detestatio.
- f. 37v, Ad Poggium virum clarissimum carmen incipit de
nobilitate .
- f. 39v, Carolus Maffeo Veggio salutem.
- f. 40v, Ad Leonardum Arretinum.
- f. 41, Ca. ad M. Tullium.
- f. 41v, Cornelia in Pompeium , Epitaphium Bracchii, Ad
Veggium poetam clarissimum de distichis sibi dicatis responsio.
* Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Nazionale II, IX,
148, cartaceo, sec. XVex 61 (N).
E una miscellanea umanistica, che consta di tre sezioni: le
prime due possiedono numerazione propria e sono precedute
entrambe da una tabula degli scritti contenuti; tra la prima e
la seconda parte, e tra la seconda e la terza, sono due fogli
membranacei, su cui si leggono carmi umanistici adespoti indi-
rizzati a Jacopo Antiquario, Luigi Arcimboldi, Girolamo Berneri
61 I fogli delEultima parte mostrano una filigrana simile a Briquet 3370
(cappello da cardinale), per cui si puo circoscrivere la sua datazione intorno agli
anni 1460-1470.
31
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISIICA IN VERSI DALL" ILIADE
^3
e alm. Uintero codice presenta, inoltre, una numerazione pro-
gressiva piu recente, in basso e a matita.
La prima sezione (ff. 1-165) contiene epistole, orazioni e
traduzioni di Leonardo Aretino, epistole di Antonio Aretino, di
Ambrogio Traversari e di Poggio Bracciolini; la seconda (ff. 1 -
98) presenta ancora scritti dei Bruni e dei Bracciolini, di Guarino
e un’orazione di Antonio Arcalto.
La terza (senza numerazione propria) accoglie per la mag-
gior parte scritti dei nostro traduttore; i titoli sono rubricati,
la lettera iniziante ogni opera e elegantemente miniata; nelPin-
tera sezione si leggono correzioni e suddivisioni di mano mo-
derna 62 e ai ff. 280v-281 postille e correzioni di una terza manor
Queste le opere:
- ff. 25 6-25 9v, Caroli Aretini poetae clarissimo praefatio in
Homeri libro ad pontificiem summum Niholaum papam
quintum foeliciter incipit .
- ff. 260-27 lv, Homeri poetae divum per Carolum Aretinum
traductus liber primus foeliciter incipit.
- ff. 271v-273v, Oratio Achillis ad Ulixem.
- ff. 274-280v, Homeri poetae divini Batrachomiomachia per
Carolum A. traducta in latinum ad Marrasium siculum
foeliciter incipit.
- £ 280v, Caroli Aretini epitaphium in Phisircaphagam murem.
- £ 281 , Caroli Aretini eulogium in Leonardum Aretinum virum
clarissimum.
- £ 284v, Carolus Aretinus ad Fontanum poscentem carmina
pro amica sua .
£ 285, Carolus Aretinus ad Quiriacum.
- £ 288, Ad Fontanum cur suae musae diutius sileant responsio
atque belli detestatio.
- £ 291, Ad Poggium de nobilitate liricum carmen .
- £ 293, Carolus Maffeo Veggio .$.
- £ 294, Ad Leonardum Ar.
62 E la medesima mano che in fondo al f. 296 annota: « Ex alio codice
Arretino habetur carmen Caroli Marsuppini, quo invehitur in Martem [Incipit ed
explicitj... quod deficit in VI Tomo. Carminibus Poetarum Illustrium Italorum ,
Flor. 1920».
32
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
- f. 29 4 v, Cornelia in Pompeium , Epitaphium Bracchii , Ad
Maffeun Veggium de distichis sibi missis , Caroli Aretini
epitaphium in Joseph patriarcham lerusalem.
- f. 295v, Caroli Aretini epitaphium in leonardum Aretinum,
Caroli Aretini in Leonardum Aretinum epitaphium , Caroli
Aretini epitaphium in Stephanum de Pignolis.
- ff. 296V-303, Maffei Veggii Laudensis Astianas incipit foeliciter ;
Maffei Veggii Laudensis de morte Turni foeliciter incipit loco
tertii decimi Enedos.
* Torino, Biblioteca ex-Reale, Varia 14, cartaceo, sec. XVex.
- XVI (V).
E una miscellanea, i cui fogli sono numerati recentemente
a penna in alto e sono scritti da due mani differenti in una
grafia corsiva individuale. In una prima parte si leggono le
epistole dello Ps. Curtius , in cinque libri; alia fine e una nota
dei copista: Padue, die XI Aprilis MCCCCLXXVUI complevi. La
seconda sezione contiene opere dei Marsuppini, compilate tutte
da una seconda mano e con titoli stilati in una terza diversa
grafia. Esse sono:
- ff. 110v-116, Caroli Aretini viri clarissimi sanctiss. Nicolao
Pont . Max. inc. (lettera prefatoria alia traduzione dei primo
canto iliadico) 63 .
- ff. 1 16-125 v, Primus Homeri liber traductus a Carolo Aretino
incipit.
- ff. 126, Carolus Aretinus Marrasio Siculo poetae salutem
(lettera prefatoria alia traduzione della Batracomiomachia),
Carolus Aretinus... transduxit ex Homero de ranis et muribus.
Seguono la traduzione di Leonardo Aretino dal Pluto di
Aristofane e 1’elegia in morte dei Bruni medesimo, composta
dal Marsuppini. Alia fine vi sono pagine bianche.
La recensione e condotta, oltre che sui quattro manoscritti,
anche su un testo a stampa, contenuto in uno dei volumetti
63 Al f. 110 e presente lo spazio per ia lettera iniziale della prima parola
delPepistola («Alme»).
33
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
legati assieme nelPesemplare posseduto dalla Biblioteca Nazio-
nale Braidense di Milano, a cui e il titolo complessivo di
Homeri opera e graeco traducta (B); precede il primo volumetto
un frontespizio-distinta in cui sono elencate, con leggere varia-
zioni nelPordine, le opere contenute in esso e nel terzo.
Il primo volumetto, fascicolato a ternioni aa, AA, BB, A,
contiene:
- Theodori Gazae in traductionem Iliadis Homeri D. Lelio (sic) -
Vallae... Epistola.
- Homeri viri illustris vita ex Plutarcho graeco in latinum per
Guarinum Veronensem versa.
- Orationes Homeri traductae per Leonardum Aretinum.
- Homeri Vatrachomyomachia (sic) per Carolum Aretinum in
latinum traducta.
- Iliados Homeri liber primus per Carolum Aretinum in latinum
traductus ad Nicolaum quintum Pont. Maximum.
- Karolus Aretinus in Martem.
- Ilias Homeri per Nicolaum Vallam patritium Romanum in
latinum sermonem e graeco traducta.
La sua datazione risale presumibilmente al 1516, conside-
rate la presenza di una nota alia fine a cura di Bernardino
Veneto de Vitalibus e Pidentita tipografica con i capi-lettera e
con i caratteri dei terzo volumetto, stampato dal medesimo
Bernardino. Il secondo volumetto, comprendente ternioni da A
a Q, contiene la traduzione deWIliade fatta da Lorenzo Valla,
preceduta da una dedica di Pietro Valeriano da Belluno. Il terzo
accoglie YOdissea tradotta in latino da Francesco Griffolini
d’Arezzo con i singoli canti preceduti da un argomento 64 .
64 Che la paternita di questa traduzione in prosa sia da attribuire a Francesco
Griffolini d’Arezzo e non a Francesco Filelfo, come risulta dalla stampa stessa,
lo afferma A. Pertusi, Leonzio cit., p. 142. Alia fine dei secondo volumetto:
« Impressum opus hoc emendatissimum Venetiis, accuratissima dexteritate et
impensa tacuini de Tridino. Anno a natali christiano MCCCCCII, die Februarii ,
Leonardi Laurodani Serenissimi Venetiarum principis anno altero »; alia fine dei
terzo: «Odysseae Homeri libri vigesimi quarti atque ultimi finis. MCCCCCXVJ,
Venetiis per Bernardinum Venetum de Vitalibus».
34
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
Per cio che concerne le relazioni tra i testimoni su descritti
si pud affermare che tutti risalgano a un archetipo (X), carat-
terizzato dai loro errori cornum 65 :
- v. 127 «aequa mihi , solus merito ne fraudet honore» (NL); «et
qua mihi solus merito ne fraudet honorem» (C); «aequa mihi f
solus ne defrauder honore » (V); «aequa mihi , Argivum solus
fraudetur honore » (B) 66
- v. 161 « advertere , meas nec grex aversus equorum»
- v. 267 « qualem Perithoon fortem regemque (u - u)»
- v. 303 «parce aliis cunctis nostris quae manibus insunt»
- v. 313 «apta deo duxitque (u -) Chryseida puppim»
- v. 347 «nil retro aut bello via quae tueatur Achivos »
- v. 349 « purpureo suffuso, genas Briseida duxit»
- v. 389 «dona deosque simul; nunc et Briseida nostram »
- v. 424 «iratum ob raptam Briseida ; velit Ulixes »
- v. 43 1 «et navibus patriis posuit Chryseida Ulixes»
- v. 464 «. Aurora ut nostris surrexit lactea bigis»
- v. 498 «vel contra ut superis cunctis si vilior una»
- v. 577 « immensus superis risus concussus f £t illum»
La collazione dei vari codici ha subito evidenziato errori
congiuntivi in C e in N rispetto ai restanti esemplari, tali da
consentire la supposizione delPesistenza di un antigrafo comu-
ne. La tradizione quindi si dividera nei piani alti tra la recen-
sione di a e di L.
Gli errori congiuntivi e separativi nei restanti due testimo-
ni, il manoscritto V e la stampa B, hanno consentito di supporre
1’esistenza di un esemplare (a) che, oltre alia parte piu signi-
ficativa degli errori di L, reca errori suoi propri: cio ha per-
messo di stabilire la discendenza di a da L; le corruttele di L
sanate da a sono infatti di facile e quasi scontata emendazione.
E inoltre interessante che molti errori di a siano interpretabili
65 Per comodita d’esposizione la discussione di tali errori e le relative proposte
di emendazione verranno presentate successivamente (vedi infra , pp. 44 sgg.).
66 Come si nota, i testimoni tramandano lo stesso verso corrotto in diversi
modi, dovuti probabilmente a differenti e mal riusciti interventi di emendazione,
ma nello stesso punto, per cui si e fatta risalire Ia corruttela alParchetipo stesso.
35
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
come travisamenti paleografici di iezioni buone possedute da L, cio
che sembra suggerire una relativa vicinanza di a alPantigrafo L.
Si considerino innanzi tutto i seguenti prospetti, in cui sono
stati segnalati gli errori di CN contro LVB (Tav. I) e quelli di
LVB contro CN (Tav. II) e si tenga inoltre conto dei fatto che
i testimoni VB sono accomunati da una vastissima lacuna (vv.
221-458), per cui questa parte di testo sara restituita grazie ai
soli CN ed L. Nella costituzione delle tavole seguenti sono state
tralasciate le differenti caratteristiche grafiche e gli eventuali
errori di stampa in B 67 :
Tav. I 68
CN
L + VB
v. 33 parantem
petentem
v. 68 om.
et
v. 69 omnia
somnia
v. 74 depellere
defendere
v. 76 natas C natas vates N 69
vates
v. 79 classes... deduxit
classem... perduxit
v. 82 irarumque
irarum
v. 96 cernat
cernar
v. 97 scelestes
scelestas
v. 105 haec
hoc
v. 124 hic
hoc
v. 126 dentur quae
dentur que
v. 130 iussus
iussis
v. 134 potierier
potirier
v. 138 dius
divus
v. 142 inhonoratam
inhonoratum
v. 145 qui
quod
v. 151 agite C ducite N
cogite
v. 154 saevisset C om. N
saevissime
v. 173 et C om. N
sum
67 Tali criteri saranno adottati anche per le tavole successive.
68 Anche se in edizione critica verranno accolte le Iezioni di L, si prospet-
tano qui le corrispondenti varianti incerte di CN al v. 258 ore ( voce L), v. 259
miscebat ( miscebit L), v. 336 agnovit {cognovit L), v. 351 et {at L).
69 II codice N presenta la variante natas erasa e subito accanto la voce
corretta vates.
36
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
V.
182 primis C primus N 70
primus
V.
200 repugnat
repugnant
V.
209 quae
quo
V.
215 tua
tu
V.
217 strinxerit
strinxeris VL astrinxeris B
V.
219 ornaverat
ornaverit
V.
220 compre ... dictis mea dicta
comprime... mitis mea iussa
V.
232 pectore
poscere (om. VB)
V.
253 clarusque
clavisque (om. VB)
V.
254 extuat
aestuat (om. VB)
V.
268 divum
divinum (om. VB)
V.
278 om.
ipse (om. VB)
V.
293 forte
fortem (om. VB)
V.
295 dius
divus (om. VB)
V.
312 bissenos C bisseno N
bis denos (om. VB)
V.
313 puppi
puppim (om. VB)
V.
327 saepius
(om. VB)
V.
333 hic
hoc (om. VB)
V.
337 solute
salvete (om. VB)
V.
338 tollere
tollite (om. VB)
V.
354 aevis C aevus N
aevi (om. VB)
V.
376 patremque
vatemque (om. VB)
V.
383 extisne
extisve (om. VB)
V.
387 minus
minis (om. VB)
V.
411 es haec vis C eo haec vis N
es brevis (om. VB)
V.
426 malum
malus (om. VB)
V.
435 ille
illo (om. VB)
V.
437 hunc
hinc (om. VB)
V.
438 supplexque
supplex (om. VB)
V.
452 tenuia... verubus
tenua... veribus (om. VB)
V.
468 curvumque C curvamque N
currumque
V.
469 levi
leni
V.
4 76 sol venit unus
venit sol unus
V.
482 dextra
supplex
V.
506 illum
ullum
V.
519 consilio
consilia
w.
523 e 527 divum hominumque
divumque hominumque
V.
535 an
ah
V.
554 penis
peius
V.
555 fert
fer
V.
585 et
ut
V.
588 iustaque
iuxtaque
Uesemplare N offre primis corretto in primus.
37
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
Tav. II
L
+ VB
CN
V.
126 vos agite LV
vos agitate
vos agite haec B
V.
129 possint
possunt
V.
239 mihi (om. VB)
nil
V.
303 aliis parce (om. VB)
parce aliis
v.
320 et summo (om. VB)
et fumo
V.
325 pulchra (om. VB)
pulchram
V.
367 huc (om. VB)
hinc
V.
371 solvent (om. VB)
solveret
v.
396 Briarium (om. VB)
Briareum
V.
414 nubes caelumque (om. VB)
caelum nubesque
V.
418 quique (om. VB)
quisque
V.
448 advolvitque (om. VB)
adoluitque
V.
472 exoritur
exuritur
V.
551 mutat
mittat
V.
554 sed non inscia LB
sed tu non inscia
cum non tamen inscia V
Dimostrato il legame tra C e N rispetto a LVB al fine di
stabilire la dipendenza di C e di N da un antigrafo comune (a),
per verificare la loro reciproca indipendenza si osservino ora gli
errori di C contro NLVB (Tav. III) e di N contro CLVB (Tav. IV).
Tav. III
C
NLVB
v.
14 regebat
gerebat
v.
19 servat
servant
V.
40 hin
hinc
V.
58 muta
multa
V.
60 populus
populos
V.
68 extisque
extis ve
V.
69 Iovi
love
V.
102 successent
succensent
V.
124 neque
namque
V.
132 clausa
divisa
V.
148 quaecumque
quemcumque
38
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUFPINI
V.
153 idoneus
Idomeneus
V.
156 numine
lumine
V.
161 adversus
aversus
V.
172 nibilque
mihique
V.
185 sC
sin
V.
187 immihi
enim mihi
V.
193 in te
ut te
V.
199 vincerat
vinceret
V.
210 certa
certe
V.
226 dei
dea (om. VB)
V.
241 nunc quae
nunquam (om. VB)
V.
246 tremunt
colunt (om. VB)
V.
268 e Xandum
Xandium (om. VB)
v.
302 ad
ob (om. VB)
V.
303 insint
insunt (om. VB)
w.
306-311 om.
purpureus ... inde (om. VB)
V.
314 tamen
tandem (om. VB)
V.
320 rumor
nidor nitor L (om. VB)
V.
324 reges
regis (om. VB)
V-
326
huc (om. VB)
V.
361 conservat
compellat (om. VB)
V.
362 natum
manibus (om. VB)
V.
363 /wefw
luctus (om. VB)
V.
369 pulchrum
pulchram (om. VB)
V.
388
nunc (om. VB)
V.
397 hunc
nunc (om. VB)
V.
399 cursus
ausus (om. VB)
V,
415 contendere
concurrere (om. VB)
V.
445 precanti
precati (om. VB)
V.
454 postque
postquam (om. VB)
V.
458 aliique
aliisque (om. VB)
V.
461 tacitas
tacitus
V.
491 e£... Danaus
ut ... Danais
V.
465 portus
portu
V.
501 me «no
me luno
V.
505 s*
sed
V.
526 quantus
quamvis
V.
557 vos
nos
V.
577 concussit
concussus
V.
585 declinat
declinant
Considerate la quantita e la qualita degli errori di C, si
dovra ritenere la lezione « caveas » dei v. 278 una felice e isolata
39
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL ILIADE
emendazione dei tradito « caveat » (NLVB), congiuntivo in terza
persona singolare inaccettabile grammaticalmente nel contesto
latino 71 .
Tav. IV
N
v. 22 munera praeterea 71
v. 35 caros
v. 89 tantum
v. 118 quaeque
v. 155 vobis placet
v. 325 aut
v. 340 nos
v. 349 purpureas
v. 363 patenti
v. 378 natibus discedere
v. 385 unquam
v. 401 wec
v. 408
v. 415 nobis
v. 449 caspis
v. 45 8 mutant
v. 521 consiliis
v. 549 factus
v. 573 his dictis nata
v. 583 emersit
CLVB
munera praetendens LVB
munera praetens C
tamen
-que
nobis places LVB nobis
placeas C
(om. VB)
i/os (om. VB)
purpureo (om. VB)
parenti (om.VB)
ratibus descendere (om. VB)
inquam (om. VB)
haec (om. VB)
utinam (om. VB)
nolis (om. VB)
cuspis L cupis C (om. VB)
invitant (om. VB)
consilii
fatus
his nati dictis
mersit
Si osservino ora le coincidenze in errore rilevate in V e in B
contro le lezioni corrette di L e di CN (Tav. V) e gli errori con-
giuntivi di L e di CN contro V e B (Tav. VI):
71 Uerrore si motiva facilmente nel frequente travisamento grafico di S e di
T, in finale di parola.
72 Anche se stemmaticamente non cogente, la lezione di N acquista valore
se confrontata con Verg., Aen. 1,647 che in incipit di verso pone la medesima
locuzione; rimane dunque incerta la lezione originaria anche per il fatto che il
nostro traduttore potrebbe aver modificato intenzionalmente il sintagma latino.
40
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
VB
v. 1
mussamque V
v.
11
Musamque
procumbitat
V.
20
maerentia
V.
54
horrisono
V.
111
cum ferveat ira
V.
144
gratis
V.
162
om.
V.
192
rara
V.
217
in illum
w.
221-458
om.
V.
485
sanctissima
Tav. V
CNL
miseramque
procumbut
ingentia
horrendo
fervebat ab ira 73
Grecis
segetes
cara
nullum
«O dea... propinant»
Saturnia
Tav. VI 74
CNL
VB
v. 13 -que
v. 67 voluimus si C volumus si NL
v. 120 haud nolui C haud volui NL
v. 138 et CN om. L
v. 149 nec
v. 161 avertere
v. 219 nec
v. 324 fides
v. 464 nigis C vigis L nigris N
v. 508 infestum ut potes
v. 521 ceptum
qui
si volumus
non volui
tu
haec
advertere
haec
fide
bigis
infectumve potest
captum
AI fine di stabilire il genere di legame che, come si e sopra
documentato, esiste tra L e VB, e utile comprendere a sua volta
il rapporto tra V e B; le seguenti tavole evidenziano gli errori
73 La corruttela in VB e provata dalla coincidenza della lezione di CNL con
la fonte classica citata: Ov., Met. 2,602 « animus tumida fervebat ab ira»
74 Nonostante la correttezza delle lezioni presentate da VB al v. 124 « possum »
{«possim» CNL) e al v. 480 «aerea» {«aurea» CNL), avrebbero una loro plausibilita
anche le varianti presentate da CNL; al proposito si veda piu sotto, p. 46, nota 81.
41
I A PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
di \ contro B e gli altri testimoni (Tav. VII) e quelli di B contro
V e gli altri testimoni (Tav. VIII):
Tav. VII
V
B + CN + L
v.
30 minatur
minatus
V.
43 summe theu
Smintheu
V.
48 haec
hoc
V.
65 Atrida
Atride
V.
72 ignes
agnos
V.
137 om.
est
V.
166 quisquis
quisque
V.
505 sunt
sint
V.
512 haec
his
V.
534 neque
nec
V.
541 ...dictu
dictu tibi
V.
563 parenti
parentem
V.
57 1 semianimis caelo
semianimus Lemnium B/
Lemno NL
V.
572 Snities
Sinties
V dei resto offre lezioni corrette al v. 207 « subitis » e al v.
537 «celebretur » 75 .
Tav. VIII
B
V + CN + L
v. 20 numina
v. 21 primos
v. 30 talia
v. 36 haec... haec
v. 44 thura
v. 52 Argivamque
v. 59 nomen
moenia
patrios
taliaque
hic ... hic
crura
Argivumque
novem
75 Si leggano piu sotto, a p. 47, le motivazioni addotte a spiegare la plau-
sibilita di tali lezioni.
42
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
V.
77 fuerunt... futura
fuerint... ventura
V.
86 afferre
affore
V.
87 est
om.
V.
100 fatus
fatur
V.
122 cum
animi
V.
129 nostri
om.
V.
143 ipse .s. Phoebo
ipse deo
V.
159 aut
seu
V.
194 aequare meis
nostris aequare
V.
195 Achivis
Achillis
V.
462 se merserat
se mersit in
V.
492 non
enim
V.
507 annuere irrevocabile
annuero revocabile
V.
513 ad
at
V.
525 om.
tibi
V.
528 hoc nullus
haec ullus
V.
546 dolore
timore
V.
548 omnis
omnes
V.
565-6 qui... posset contendere
quis... contendere posset
V.
582 om.
-que
Gli errori separativi tra V e B cosi testimoniati, consentono
di supporre 1’esistenza di un antigrafo comune (tf), a cui si
faranno dunque risalire gli errori sicuri che congiungono VB ad
L (Tav. II, vv. 126, 472, 551, 554). Che L non discenda da a e
dimostrato dal fatto che errori di a non sono presenti in L (Tav.
V); e vero anche che a talora presenta la lezione corretta dove
L sbaglia (Tav. VI), ma, come si vedra, tali errori sono tutti di
quasi scontata emendazione; inoltre molti errori di a sono
riconducibili a travisamenti grafici da L. Si puo quindi ipotiz-
zare la discendenza di a da quest’ultimo.
Alie argomentazioni su esposte si ritiene conseguente la
proposta di un siffatto stemma codicum :
x
C Na
A
V B
43
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
Si espongono di seguito alcune considerazioni atte ad avva-
lorare la costituzione dello stemma proposto.
Uindipendenza di C e di N dal resto della tradizione emerge
dalla valutazione della quantita e della qualita dei loro errori: tra-
visamenti grafici, aggiunte e omissioni, ripetizioni (Taw. I, III, IV).
Altrettanto chiara risulta Tindipendenza di L e, quando
verificabile data la lacuna, di VB da CN (Tav. II) 76 ; ma Tim-
possibilita di raffronto con la restante tradizione e una relativa
plausibilita nel contesto latino richiedono 1’ausilio dei testo
iliadico per poter stabilire con sicurezza Terrore di L contro CN
nei seguenti passi 77 :
v. 239
L = Nunc magnum adiuro , neque enim mihi dicere maius
CN = Nunc magnum adiuro , neque enim nil dicere maius
Hom. 233 = ak\' &k toi epeco mi ini peyav opKov opoopai
v. 320
L = volvitur et summo commistus ad aethera nitor
CN = volvitur et fumo commistus ad aethera nidor (rumor C)
Hom. 317 = kvigt) 5’ oopavov Xkzv sTaoaopevri rcepi KaTivcb
v. 448
L = advolvitque senex flammis , vinoque calenti
CN = adoluitque senex flammis, vinoque calenti
Hom. 462 = koue 8’ eui ax^Ti^ o yepcov, etiI 8’ avGom oivov
76 I casi di discordanza nel gruppo LVB sono chiaramente dovuti a interventi
per sanare le lacune metriche; per il v. 126 in edizione critica si accogliera la
lezione di CN, suffragata anche da Virgilio in Aen. 2,640 «vos agitate fugam» in
uguale sede metrica.
77 II testo greco viene citato secondo Tedizione di D.B. Monro e Th.W.
Allen, Homeri opera , Oxford 1931, ristampa della III ed., vol. I. Relativamente
al V Iliade di partenza consultata dal Marsuppini non e dato a tutt’oggi di possedere
informazioni certe; le opere greche che sono state sotto gli occhi dei nostro
traduttore potrebbero essere quelle raccolte nel codice Laurenziano 34,2: ne
costi tuirebbe indizio il fatto che esso possiede una Vita homeri dello Pseudo
Plutarco (per Paretino fonte primaria di informazioni sulla biografia e sulParte
omeriche: si veda p. 106, nota 106) e un Iliade che conserva il v. 265 0r|aea
T v Aiye(5r|v, ettieuce^ov dOavaxoiai coincidente con il v. 269 Thesea Aegidem , divis
caelestibus aequum della versione umanistica.
44
ii. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
Sorge qualche perplessita anche suile inversioni, possedendo
queste uguale valenza prosodica e metrica: v. 465 «laeti portu »
CN {«portu laeti » LVB).
Che poi a 78 discenda da L e attestato dalle seguenti con-
siderazioni:
- in B esistono alcuni errori (Tav. VIII vv. 20, 21, 59, 492)
derivanti da compendi, che in V sono sciolti regolarmente e che
quindi si suppongono presenti nel suo antigrafo; due di essi sono
anche in L: v. 59 nom e v. 492 .n. 79 ;
- Terrore congiuntivo di VB al v. 1 « mussamque » (Tav. III),
che B modifica leggermente per dargli senso in << Musamque »,
deriva evidentemente dallo scioglimento dei compendio di
« miseramque »: in L tale lezione e presente abbreviata e corretta;
- tenendo conto che a non copia meccanicamente dal suo
antigrafo, eventualita che e quasi consuetudine in epoca
umanistica, per a non deve essere difficile rimediare ad evidenti
errori di distrazione dei solo L:
v. 19 servat (L) servant (CNVB)
v. 23 credite (L) reddite (CNVB)
v. 28 ac (L) at (CNVB)
v. 56 finxit (L) fixit (CNVB)
v. 58 muta (L) multa (NVB) 80
v. 72 sisque (L) sicque (CNVB)
v. 148 turbatitur (L) turbabitur (CNVB)
- talora a recupera la corretta lezione (Tav. VI vv. 13, 149,
219, 508, 521) probabilmente per felice congettura, ma non e
78 II fatto che a possa discendere da un antigrafo comune a CN e a L e ipotesi
non plausibile: gli errori di LVB dovrebbero o essere ricondotti alio stesso (ma si
vedano le Taw. I e II) o essersi generati in L e in a da una imprecisa lettura dei
medesimo; ma in entrambi i casi non si comprende come mai C e N o addirittura
migliorino il testo, quando solitamente peggiorano, o copino correttamente, quan-
do solitamente fraintendono.
79 « Nomen » e variante presente anche in C: cio consente di ipotizzare la
presenza dell’abbreviazione nom nell’esemplare a , a riprova della derivazione di
questo e di L da un unico codice.
80 La variante «muta» per «multa» evidentemente errata, come conferma la
lezione $a|ietcu dei testo greco (Hom. 52), e presente anche in C; considerato
tuttavia il tipo di svista, non e azzardato ipotizzare la poligenesi deli 'errore.
45
L . : rR jMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
da rscludere la casualita (H di «haec» e N di «nec» alFinizio di
verso ingenerano spesso confusione); talora colma lacune me-
triche (lav. VI v. 138) 81 . La tendenza di a a non accogliere
passivamente le lezioni dei suo antigrafo si puo rilevare in
negativo per due casi, dove appunto, modificando il testo in-
tenzionalmente, da luogo a errori critici (Tav. V): v. 11
« procumbitat » contro «procumbunt» , che al singolare consente
il legame con «populum» 82 ; v. 485 « sanctissima » contro « Satur-
nia », congetturata probabilmente per non aver compreso l’epi-
teto greco;
- molti errori comuni a VB, quindi derivanti da a (Tav, V
vv. 20, 144, 192, 217), sono giustificabili paleograficamente:
fraintendimenti di IN con M, di E cedigliata con G, di C con
T, di C con £, di NU con IN J;
- urfevidente banalizzazione emerge al v. 142 « habuisse »
per «hausisse» 83 ;
- il «cum» dei v. 110 puo aver influito sui verso seguente
e aver mutato « fervebat » in «cum ferveat »: 1’eliminazione di
81 Si e gia accennato (nota 74, p. 41) alia correttezza di altre due lezioni di
VB contro CNL: al v. 124 la variante « possim » viene segnalata come errore, perche
il corrispondente passo omerico offre un presente indicativo (Hom. 117(3ou^opai)
fedelmente tradotto con «possum»; ma non si puo escludere completamente la
validita dei congiuntivo presente, che, conferendo al periodo soggettivita e possi-
bilita, marcherebbe 1’autorita personale di Agamennone. Al v. 480 il confronto
con il testo greco (Hom. 497 rjepiri) e la sede metrica avvalorano la variante
«aerea»; ma 1’attributo «aurea» per le dee sara assai frequente nelle traduzioni
delEepoca (prima dei Marsuppini fu adottato da P.C. Decembrio) e potrebbe
quindi costituire qui una trivializzazzione: le norme metriche verrebbero rispet-
tate ipotizzando dieresi sui dittongo au.
82 II raffronto con il testo iliadico (Hom. 10 o^eKovxo Xaoi) esige, invece,
il mantenimento dei verbo al plurale e Pemendazione di «populum» in «populi».
83 Presentandosi controversa la tradizione su questa lezione, sara utile osser-
vare le varianti dei manoscritti: « habuisse » C, « hansisse » N, « ausisse » con h
soprascritta alLinizio di parola L, « habuisse » VB. Sia C che N offrono una lezione
scorretta, fraintendendo entrambi una parola che evidentemente nel loro antigrafo
si leggeva confusamente, C intervenendo e modificando il vocabolo, come al
v. 278 (ma « caveas » in luogo di «caveat» e felice emendazione), N copiando
pedissequamente una parola senza senso. V e B derivano da a una variante che si
spiega paleograficamente, osservando la lezione di L: essendo palesi la confusione
tra h e b e il tentativo di restituire un senso alia parola, e plausibile dunque
Pipotesi della presenza di una grafia confusa nelPantigrafo comune di a e di L.
46
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
«ab» si rendeva necessaria per ristabilire metricamente la clau-
sola.
Si rileva qpi il fatto che V almeno in due casi offre lezioni
plausibili. Il v. 207 ha « subitis » contro « subito » dei restanti
testimoni: la variante di V e piu coerente traduzione dal testo
greco, che presenta il nesso formulare eTtea Tixspoevxa (Hom.
201); non si pud comunque escludere che il copista dei mano-*
scritto torinese sia caduto in errore per omografia o per
omofonia con 1’attributo nella parte finale dei sostantivo. Del
resto accettare la lezione di CNLB implica 1’ipotesi di uno iato
che non si giustifica stilisticamente. Il v. 537 presenta il con-
giuntivo « celebretur », richiesto dal senso finale della proposizio-
ne, contro il «celebratur» di NLB.
Si segnala, inoltre, la tendenza di B, non rara trattandosi di
un esemplare a stampa, a intervenire sui testo o per colmare
lacune metriche o per chiarire il senso dei verso:
v. 129 84
B = Quae tibi magna nostri possint dare munera Achivi
VCNL = Quae tibi magna possint [possunt CN) dare munera Achivi
Hom. 123 = n<bq yap xoi Scbaouai yspa<; peyaQopoi ^Axatoi
v. 143
B = ipse ,s. Phoebo iubeas reddi Chryseida, nostris
VCNL = ipse deo iubeas reddi Chryseida, nostri
Hom. 134 = qaOai Seoopevov, KsXeai 8e pe xqvS’ ctTioSoovai
v. 170 85
B = praemia quae merito mihi sint data praemia Grais
VCNL = praemia quae merito sic sic data praemia Grais
Hom. 162 = <f> £7ii tioMA poyricra, 5oaav 5s poi oXeq y A%ai&v
84 La lezione autentica e difficilmente restituibile : un’ipotesi di emendazione
potrebbe essere «satis», anche se il testo greco giustificherebbe «enim», non
accettabile metricamente.
85 La variante «mihi sint » non e segnalata ne in Tav. VIII, in quanto non e
errore (potrebbe costituire la lezione corretta e come tale verra accolta in edizione
critica), ne in Tav. VII in quanto non comune agli altri testimoni.
47
LA PRIMA TRADUZIONH UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
In un caso infatti B restituisce la lezione esatta quando tutti
gli altri testimoni sbagliano:
v. 501
B = me luno; nam saepe solet contendere verbis
VNL = me luno; nam saepe solent contendere verbis
Hom. 519 = v Hprg ox’ av jli’ cp£0r|aiv oveidcioiq ejteeaaiv
In parecchi casi, invece, la concordia della tradizione nel-
Pattestare corrutele ha consentito di far risalire tutti i testimo-
ni a un unico archetipo; di tali errori si offre qui di seguito la
motivazione e, quando possibile, una proposta di emendazione:
- v. 16 « advertere , meas nec grex aversus equorum », in cui
Paggettivo possessivo non si concorda con alcun’altra parola dei
verso e dei contesto; e proponibile Pemendazione «meus» 86 .
- v. 127 «et qua mihi solus merito ne fraudet honorem » C,
«aequa mihi, solus merito ne fraudet honore» NL 87 , « aequa mihi,
solus ne defrauder honore» V, «aequa mihi, Argivum solus fraudetur
honore » B. Tutti quattro i versi da una parte possiedono lezioni
non accettabili, dalPaltra offrono un apporto a quello che
dovrebbe essere il testo corretto; a questo fine e utile tenere
presente anche il corrispondente passo omerico (Hom. 118-9
odpa pf| otoq / ^pyeicov dyepaaxoq cco, ercei ou5c eoike). V, in
un verso metricamente inesatto, propone tuttavia il verbo in
prima persona, da ristabilire, nella sua forma non composta,
anche negli altri due casi: B, infatti, ha « fraudetur », che insieme
ad «Argivum» 88 ripristina il ritmo, ma che in terza persona, in
forma passiva ed eliminata la congiunzione negativa, non da piu
senso. «Argivum» e lezione che riprende tale e quale il verso
greco, e nella forma «aequa mihi Argivum solus ne frauder
honore» si potrebbe ristabilire il testo originale. CNL, pero,
86 Si confronti con il testo greco al v. 154.
87 L al posto di « honore » riporta « honer » con non comprensibile correzione
soprascritta.
88 Probabilmente a , antigrafo di V e di B, ha eliminato «merito», assente in
entrambi i suoi discendenti, volendo ristabilire sintatticamente e metricamente il
verso.
48
II. LE TRADUZIGNI DI CARLO MARSUPPINI
presentano la variante « merito » da concordare con «honore» e,
adeguatamente emendati in « aequa mihi , solus merito ne frauder
honore », sono accettabili in edizione critica; a preferire que-
s^ultima lezione concorrono il minore intervento di emendazione
e il riscontro con Virgilio, che in quattro casi (Aen . 3,118;
3,264; 5,652; 8,189) usa la iunctura «meritus honos » all’accu-
sativo plurale e in due di essi (Aen . 3,264 e 8,189) nella mede-
sima posizione metrica.
- v. 267 «qualem Perithoon fortem regemque », presenta nei
tre codici che lo testimoniano una lacuna al sesto piede, che in
C e in N e indicata rispettivamente con tre e quattro punti; dal
riscontro con il testo greco (Hom. 263 olov HeipiOoov xe
Apoavxa xe, Tcoipeva taxoov) si constata che manca il nome
proprio di Driante, di cui e gia tradotto, semplificato, 1’epiteto
e che X, essendo questo un vocabolo desueto, forse non com-
prende.
- v. 303 «parce aliis cunctis nostris quae manibus insunt» e
v. 431 «et navibus patriis posuit Chryseida Ulixes », rispettiva-
mente nel secondo e primo emistichio, presentano « manibus » e
« navibus », laddove nei relativi passi greci si ha esattamente
1’inverso (Hom. 300 x&v 6’ aAAcov a poi eaxi 0of| Ttapa vqi
peArxivfj e Hom. 441 rcaxpi (juXco ev %zpoi xiOei, 6 5e Se^axo
Xaipcov).
- v. 313 « apta deo duxitque Chryseida puppim » e evidente-
mente ametrico, perche mancano la seconda sillaba breve dei
terzo dattilo e la lunga dei quarto; trattandosi di un difetto e
non di un eccesso di sillabe e piu presumibile un guasto della
tradizione che una svista dei traduttore; il testo greco (Hom.
309-10 eq 5 5 eKax6pPr|v, / Prjae 5e XpuaeiSa
mAAiTtapriov) non aiuta molto a rintracciare un’emendazione
(qualche attributo per Criseide?).
- v. 347 «nil retro aut bello via quae tueatur Achivos » non
da senso e metricamente non e accettabile; il testo omerico
(Hom. 344 onnoiq oi 7iapa vqoai aooi pa%eoivxo ’Axaioi) giu-
stificherebbe la sostituzione della congiunzione disgiuntiva con
«ut» e dei pronome relativo con Tenclitica «-que».
49
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
- v. 349 «purpureo suffusa genas Briseida duxit» o richiede
Fipotesi di un «est» sottinteso, che motiverebbe « suffusa » al
nominativo (la sede metrica esige a) ma che renderebbe alquan-
to contorto il periodo, creando un’altra proposizione principa-
le; oppure si deve considerare «suffusa» forma errata di un
participio congiunto a Briseida (« suffusam »), e in questo caso
per ristabilire metricamente il verso occorre postulare sinizesi
in « purpureo » e allungamento della prima sillaba di «genas»,
verificatosi anche al v. 483.
- v. 389 «dona deosque simul; nunc et Briseida nostram»
richiede « deoque » nel primo emistichio, come esigono il senso
latino e il rispettivo passo greco (Hom. 390 TtepTtouaiv, ayoucn
Se Scopa avatcxi); anche qui e piu immaginabile Terrore in X
che non Taggiunta di s in entrambi i suoi discendenti.
- v. 424 « iratum ob raptam Briseida; velit Ulixes », cosi come
testimoniato, non da senso nel contesto latino; il verbo di moto
nel corrispondente verso greco (Hom. 430-1 auxap ^Suaaebq
/sq Xpoarjv ucavev aycov leprjv £KaxopPr|v) ne presuppone uno
con funzione e significato affini {«venit»}).
- v. 464 «Aurora ut nostris surrexit lactea bigis» ha Tagget-
tivo possessivo dei tutto fuori luogo nel contesto e nel confron-
to coi relativo verso greco (Hom. 477 qpoq 8’fjpiyeveia <{>dvri
po8o5aKxo^oq ’Hcbq); alTemendazione soccorre Virgilio che in
Aen. 7,26 scrive: « Aurora in roseis fulgebat lutea bigis» S9 ; non
e da escludere che la voce « lactea » sia stata fraintesa da «lutea».
- v. 498 «vel contra ut superis cunctis si vilior una», (nel
testo greco si veda Hom. 516 oaoov iyfo pexa Ttacnv dxipoxaxrj
0eoq elpi) presuppone la caduta di una m , finale appunto di
«sim», poiche la particella condizionale non ha significato,
soprattutto in presenza di un’altra congiunzione subordinante e
in assenza dei verbo.
89 Si veda anche Aen. 6,535. E da preferire la lezione dei poeta latino come
quella scelta dal traduttore, in altri due casi: al v. 242 «cum semel in silvis uno
de stirpe recisum », presente tale e quale con Tintera similitudine in Aen. 12,206-
211, che da invece « imo »; al v. 452 dove il virgiliano « frusta » (Aen. 1, 212)
sostituira il tradito «frustra».
50
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
- w. 577-78 «immensus superis risus concussus et illum / pocla
reponentem viderunt ...»: benche la congiunzione coordinante non
stravolga il senso della proposizione, andra corretta in «ut», come
da riscontro con il testo greco: Hom. 599-600 aapeaxoq
Sftp^v&pxo yetaoq pampsccn Oeoiaiv, / gk; iSov ? 'H<|)aiaxov 6ia
Scopaxa 7roi7cvoovxa.
51
CAROLI ARETINI POETAE CLARISSIMI PRAEFATIO
IN HOMERI LIBROS AD NICOLAUM PR V FELICITER INCIPIT
Alme pater, merito cingit cui tempora mitra
et Petri solio divino numine regnas
in nostras animas, custos pastorque benignus
cui sancti mores cuique est sapientia prima,
5 praecipis in Latium divinum vertere Homerum
infirmisque humeris tantum committere pondus
non dubitas. Quis enim sacro contendere vati
ausit et illius nostris iam reddere carmen?
Nam qui Maeonio potis est subducere versum?
10 Herculis ille manu nodosam avellere clavam
iratoque Iovi candentia fulmina posset
Desine me valido, pater o, committere Atlanti!
Tam tenuis cervix vasto subsistere caelo
non valet atque humeri pondus iam ferre recusant,
15 apta Giganteis non sunt mea pectora pugnis,
sed gruibus saevis rapior pigmeus in altum.
Qua potero illius vario me flectere cursu?
Namque modo immissis laetus decurrit habenis
et modo lora premit medius, modo frena remittens
20 contendensque simul iusto moderamine currit.
Ac velut Oceano dicuntur flumina labi
cunctasque per terras uno decurrere ab ortu,
sic uno sacri vates nascuntur Homero,
ora rigant; ille pater est atque omnibus idem,
25 ille velut torrens montanis imbribus auctus
praerumpit pontes et saxa ingentia volvit;
nunc minore est alveo, ripas nunc fluctibus aequat
et modo sublimis cygnus se tollit in auras,
nunc humilis paribus delapsus ab aethere pennis
30 radit humum, medium gaudet nunc tendere cursum.
tit. sic in CNL Caroli Aretini viri clarissimi... sanctissimo Nicolao
pontifici... V 19 frena LV lora cn 22 decurrere CNL decurrit V
24 ille scripsi illo mss. 26 et NLV ac c
53
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLILIADE
Instruit ille acies constanti pectore et audax
caelestes in bella vocat; tum corpora sancta
perstringit ferro Veneris Martisque ferocis
principioque canit Chrysem pietate verendum
35 pro nata fudisse preces Graiumque per omnem
immissam pcpulum pestem; tum iurgia regum
labitur; hinc castris demissus ab aethere somnus
concilium cogit Danaum navesque recenset
ob raptamque Helenam coniunx decernit uterque.
40 Foedere post rupto Menelaus vulnera sentit
Tydidesque petit caelestia corpora ferro.
Post Hecuba et matres placant tua numina, Pallas;
turbidus hinc Aiax saevo simul Hectore certat
agmina et Hectoreo Danaum conversa timore
45 orantumque preces durus contemnit Achilles;
Tydide socio Troes explorat Ulixes
ostenduntque suas magno certamine vires
post Danaum primi, saevit fortissimus Hector
Argivam in classem, Neptunus concitus acres
50 iungit equos Graiumque deus vi suscitat arma.
Protinus ipse pater divum flammatur et ira
Iunonem adgreditur tristique absistere pugna
Neptunum iubet et Teucros hortatur Apollo
Hectoreaque manu per naves spargitur ignis
55 Argivas. Phrygius Patroclus corripit arma,
caedibus exsultat congressus Hectore forti,
ille cadit geriturque ingens pro corpore pugna.
Tum genetrix nato Vulcania contulit arma,
in pugnas aciesque ruit placatus Achilles,
60 hic rapit Hectoreum ter circum Pergama corpus,
Patrocli funus ludis celebratur et inde,
at Priamo tandem redduntur corpora nati;
carminis hic finis tumulo cum clauditur Hector.
Haec quater in senis libris cantantur Homero,
65 quae partim tragico tollit graviora cothurno,
56-58 deficiunt CN 64 cantantur NLV cantatur C 66 comoedus LV
comediis A
54
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
comoedus partim Vulcania pocula socco
miscet, caelestum complentur et atria risu,
temperat eloquium mox rebus verba rependens.
Ast ubi Achilleae scribendis versibus irae
70 venit Musa volens, rursus per carmina vates
fertur et ipse novo pectus pertentat amore
et totidem libris errores cantat Ulixis,
altius incipiens carmen maioribus orsus:
«Dic mihi, Musa, virum sacrae qui moenia Troiae
75 diruit, hinc variis multisque erroribus actus
novit et ingenium multorum vidit et urbes.»
Concilio quaerunt Superi qua possit Ulixes
in patriam remeare suam diamque Calypso
linquere. Mortalem formam mentita Minerva
80 Telemachum monuit miserum perquirere patrem
luxuriantque proci, pecudes armentaque caedunt
Telemachusque patriis iubet hos discedere tectis
et victum navemque parat portusque recedit
Nestoreamque Pylum petiit, duce Pallade. Multa
85 hic audit, monitus Sparte se contulit inde,
hospitio acceptus Menelai novit Achivos
infaustas habuisse fugas, Agamemnona caesum
errantemque patrem tum Protea cuncta locutum.
Hinc Iovis imperio pelaga nave fertur Ulixes,
90 in mare sed praeceps Neptuni volvitur ira
naufragus et tandem Phaeacum allabitur oris;
tum nata Alcinoi famulas ad litora ducit,
luditur inde pila somnoque citatur Ulixes
accipit et vestem defessaque corpora curat
95 orat et Aretem regisque acceptus in aula.
Ah miser, Ogygiae narrat discrimina terrae,
ornatur navis patriae qua litora tangit,
80 monuit nlv movit C 83 portusque CNL portuque V 84 Pylum
scripsi Pylon mss. 86 Menelai V Menali cnl novit V movit cnl
88 tum V cum CNL cuncta nlv multa c 89 hinc V hic cnl
92 Alcinoi scripsi Alcinos mss. 97 tangit cnl tangat V
55
LA. PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLILIADE
certatur Discis, Veneris tam dulcia furta
Demodocus cantat subversaque Pergama Troiae,
100 Lotophagos Ciconasque simul saevumque Cyclopa
utribus atque datos ventos et proelia narrat
Laestrygonum et diram gentem Circesque venena
huius et admonitu nigras descendit ad umbras,
vatis Tiresiae sapiens oracula poscit,
105 hinc repetit Circem. Sirenas remige surdo
effugit atque inter Scyllam saevamque Charybdim
fertur et armentum Phoebi mactatur et inde
naufragus in ligno petiit te, diva Calypso.
Litore desertus patriae, dehinc condidit antro
110 dona data et formam sollers capit inde senilem
Palladis auxilio pastoris ludit in aula;
munera Telemachus capiens Agamemnone, caram
sollicitus patriam repetit novitque parentem
errorisque sui narrat fastigia matri
115 in primisque canis simulatum novit Ulixem.
Pauperis hic habitu certat cum paupere in aula,
arma parat purgatque pedes dum sedula nutrix,
arguit ignotum subito tum visa cicatrix.
Contendit veteres arcus letoque procorum
120 innovat et famulae pendunt pro tempore poenas;
coniunx Penelope gaudet gaudetque Laertes.
Sic varius vates variis sua carmina linguis
ludit et Ionio tornat modo nomine, versus
Aeolicusque modo modo Doricus atque; ita saepe
125 integer et castus doctas miratur Athenas,
principiis legem ponit, tum doctior acri
suggerit arma foro, tristes componere lites
edocet, hortatur sapiens causasque perorat
conciliatque animos pariter flectitque docetque.
130 Nunc brevis orator, largus nunc, dulcis et acer
transfert verba decens vertitque in mille figuras,
98 tam cnl tum V 99 Pergama LV moenia CN 108 petiit scripsi
petii CN periit LV 121 coniunx V coniuge CN
56
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
emendat mores hominum poenasque daturas,
obscenas animas in tristia Tartara ducit,
mille modis vexat miseros, tum Saeta parantur
135 regna piis; virtus carmen laudata per omne
atque unum canit esse deum, cui sidera parent
cui mare, cui tellus, cui cetera semina rerum,
cui Superi cuncti tenebrosaque nomina Ditis.
Humano generi falso sua crimina fatis
140 transferri docet ore Iovis, qui numina cuncta
testatur clamatque homines sibi quaerere pestem.
Proh Superi, falso mortales numina nostra
incusant causamque suis voluisse queruntur
fata malis miserum, quos mens insana animusque
145 contra fata, deum contra et caelestia torquet.
At nos vera fides, meliori tempore nati,
in caelum ducit Paulus tuque, optime pastor;
sed mirum tantum caecum vidisse poetam
nec contentus eo rerum primordia dicit
150 ordine quaeque suo, stellas et numina narrat,
quid valeat cantus, valeant quid somnia missa
sentit et imparibus numeris caelestia semper
aptaque, quae servent, ostendit Pythagoreis.
Est pictura loquens demum tam docta poesis
155 neve morer totumque ingens evolvere carmen
sexcentasve alias pergam ne dicere laudes;
creditur in sacri desunt quae carmine vatis
his saeclum caruisse suum, tum cognita nulli.
Illius ergo genus merito certamina ponit:
160 septem urbes certant divi pro sanguine Homeri,
Smyrna, Rhodos, Salamis, Colophos, Chios, Argos, Athenae.
Ergo, sancte pater, non me certamine tanto
versari cupias, oro, sed tu prius ante
consule quid nostrae valeant in carmine vires;
165 quo facere id possis melius, tibi primus Homeri
151 valeat LV valeant cn 156 sexcentasve LV sexcentasque CN
161 Colophos V Colphos CNL
57
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALHL1ADE
in Latium versus - utinam tuo nomine dignus,
qui vincis populos, Nicolae, et gloria nostri es -
mittitur ac etiam carmen quo placat Ulixes
Aeacidem et Phoenix et quid respondit Achilles.
170 Haec edi in lucem nolim, nam carmina nondum
apta satis tomo, rursus polienda sed ante;
quod si tantus amor tanget tua pectora sancta,
ut quocumque modo iubeas mihi ludere versus
meque velis parva volitare per aequora cymba
175 nec dubitas tanto portu iam mittere in altum,
ipse gubernaculum capias cursusque secunda
namque potes nostris sceleratas tollere culpas
mentibus et poenas. Tibi caeli regia portas
laeta aperit clauditque, volens tu regna; furentum
180 diminuis numeroque suo caelestia comples
tuque potes pedibus Romanum vertere regnum
in quodcumque caput; domini regesque verendi
omnigenumque genus, pueri matresque virique
pastorem patremque colunt, tua numina Musae
185 semper erunt, nostris condendis versibus illa
principium mediumque dabunt finemque nec ulla
Calliope vocitanda mihi, non altus Apollo.
Te duce, quis poterit saevas decurrere Syrtes
et poterit scopulos et concurrentia saxa
190 temnere per mediam vel pandere tela Charybdim?
Non ego, Phoebe, tua cingi mea tempora lauro
iam posco, non Pana mihi patremque Lyaeum
sed tulit in media cantantem carmina rupe,
non Clio Musaeque aliae mihi tendere ramum
195 frondentis lauri posco dum rure capellas
Ascra tuo sed iussa sequor, laus ista volenti
et merito sit, tamen precor mihi nectere versu
sit satis atque, pater, tandem tua dicta facessam.
190 tela CNL vela V 194 Clio conieci Chyo Musaeque V Chyo viseque
L Clio (erasit) viseque A
58
HOMERI ILI AD OS LIBER PRIMUS
A CAROLO ARETINO TRANSLATUS
De cognationis codicum ratione
Quattuor codices (qui nominantur c, N, L, V) Caroli Aret ini primi
Iliados libri «traductionem» continentes repperi; ad textum
constituendum , paucis verbis exceptis , libri typis impressi lectiones
accipiendas putavi.
Cum errores separativos et coniunctivos CN codices praebeant ;
iidem e communi exemplari , quod a hic nominatur ; originem traxisse
videntur.
Eandem amplissimam lacunam et errores coniunctivos codex V
et liber typis descriptus B praebent, quapropter e communi codice,
qui a hic nominatur, eos originem traxisse censendum videtur.
Eosdem errores exemplaria L et VB praebent, ubi sine vitiis codices
CN sunt; cum exemplaris a originem neque ex X neque ex alio codice
trahendam esse videatur, consequitur ut a e codice L descriptum sit.
Codices L et a a communi exemplari (quod X hic nominatur)
oriuntur, ut errores coniunctivi et separativi comprobant: a quo
quandove scriptum sit adhuc ignoratur. Exemplar X ita mendosum
est ut manifestum appareat id non Caroli ipsius traductionem, quam
accuratissimam fuisse arbitramur, praebere .
Ergo codices in stemmate sic disponendos censeo:
X
/\
'\
\
N a
/
V
/ \
Huius editionis ratio
Cum in bipartita recensione codex L fide dignus magis quam
codices CN, ad textum constituendum eius lectionibus usa sum.
59
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE
Ubi lectiones dubiae videntur, mihi magno auxilio fuerunt ea,
quae sunt extra stemmate : quod hic textus versibus constat, itaque
legum prosodicarum metricarumque observantiam postulans; quod
traductio est talis ut cum verso textu ( hic ex Graeca lingua )
comparari possit; quod Latinorum poetarum locis Carolus saepe
utitur Ergo in apparatu etiam unius codicis lectiones traditas scripsi .
Codicum VB errores semper rettuli, ut eorum originem pate-
facerent .
Quamvis exemplar a descriptum sit, nonnumquam per eum textus
emendatus est; itaque, cum in codicibus VB lacuna amplissima sit, in
hac apparatus parte semper alteram lectionem rettuli .
Diphtongos, qui nutantes traditi sunt in codicibus, in editione
restitui; litteras adflatas, geminatas, simplices, y et caetera propria
usus scribendi ex recenti consuetudine expressi, nullo iudicio in
apparatu praebito, nisi ubi mutatio prosodicam diversitatem
efficeret . In interpunctione quoque et in grandiorum litterarum usu
recens consuetudo servata est.
Locos similes significavi, ut auctoris doctrina et eius interpre-
tandi ars adumbrarentur; eadem causa plus minus ve similia verba
scripta sunt .
Textus Graecus iuxta AI lenii editionem exhibetur.
Codicum sigla
B = Braid. AB, XVIII, 12 saeculi XVI in.
C = Afric., 3.C.12, saeculi XV
L = Laur. Strozz. 100, saeculi XV ex.
N = Flor. Naz. II, IX, 148 a. 1465-70
V = Taur. Varia 14, saeculi XVex.-XVI
Sigla quibus in hac editione usa sum
add.
codd.
in mg. dex.
in mg. sin.
om .
e.v.L
v. s.
addidit
codices
in margine dextero
in margine sinistro
omittit
eodem versus loco
vide supra
60
HOMERI POETAE DIVINI PER CAROLUM ARETINUM
TRADUCTUS LIBER PRIMUS FELICITER INCIPIT
Nunc iram Aeacidae tristem miseramque futuram,
diva, cane et quantos Grais dedit ille dolores
quotque animas fortes heroum miserit Orco,
quantaque tum canibus miserorum corpora passim
5 atque avibus lanianda tulit, quo tempore primum
Atrides rector populorum et dius Achilles
inter se certant; sic Iuppiter ipse volebat.
Quis deus hic tantos irarum miscuit aestus?
Latonae genitus, contempto numine, saevo
10 infensus regi, pestem conciverat atram,
castra per et populi procumbunt undique morbo;
namque sacerdotem Phoebi contempserat ille
tit. sic in N Homeri poetae divini per Caro lum Aretinum in latium
traductus liber primus feliciter incipit c Incipit primus Homeri
poetae divini per Carolum Arretinum in latinum traductus L Primus
Homeri liber traductus a Carolo Aretino incipit V Iliados Homeri
liber primus per Carolum Arretinum in latinum traductus ad Nico-
laum quintum Pont. Maximum B 1 miseramque CNL mussamque V
Musamque B 9 Phoebi iracundia in Graios in mg. dex. N 11 populi
conieci collato Hom. 10, codd. populum procumbunt CNL procum -
bitat VB
2 dedit ille: cf. (eodem versus loco) VERG., Ecl. 1,44; Georg. 2,455;
dedit semper eodem versus loco apud VERG., Georg. 1,276 etc.; Aen .
1,248 etc.; dolores : cf. VERG., Aen. 1,25; 5,5; 12,880; 3 miserit Orco:
cf. VERG., Aen. 2,398 demittimus Orco; 4,242 animas ille evocat Orco;
9,527 demiserit Orco ; 9,785 miserit Orco\ 4 corpora passim = (e.v.l.)
STAT., Theb. 3,137; 5 quo tempore primum: cf. (e.v.l.) VERG., Georg.
1,61; 1,483 tulit . Nec tempore eodem ; 3,267 quo tempore Glauci ;
Aen. 9,80 tempore quo primum ; 7 inter se certant: cf. VERG., Aen.
4,443; sic... volebat: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 7,110 sic Iuppiter ipse
monebat ; 8 irarum miscuit aestus: cf. VERG., Aen. 4,564 irarum
concitat aestus ; OV, Met. 13,549; 9 contempto numine: cf. (e.v.l.)
OV, Met. 14,141 contempto munere Phoebi ; numine: cf. (e.v.l.) VERG.,
Aen. 1,8; 2,183; 10,31; 11 procumbunt: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,493;
61
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALEILIADE
Chrysem, qui ratibus sollers advenerat Argis,
laurea serta dei manibus sceptrumque gerebat,
15 et quae sint natae pretium ventura redemptae.
Fulgentes ocreis Danaos oravit et altos
praecipue Atridas, rerum quis summa potestas:
«Atridae, atque alii tam splendida corpora Grai,
obtestor superos, caeli qui culmina servant,
20 dent manibus vestris ingentia moenia Troiae
vertere, tum laetos patrios accedere portus;
munera praetendens vobis haec munera porto:
sumite, tam caram misero mihi reddite natam
et magnum sperate deum, cui certa sagitta
25 est manibus prolesque Iovis carissima semper».
Assensere alii, tollendaque praemia censent
reddendamque patri natam vatemque vereri.
At non Atridae placuit sententia, dictis
sed gravibus Chrysem ratibus discedere iussit
30 taliaque horribili vultu verbisque minatus:
13 qui VB -que cnl 18 oratio Chrysae sacerdotis in mg. dex. N
20 ingentia cnl maerentia VB 22 praetendens CLVB praeterea N 28
Agamemnonis contumelia in mg. sin. N 30 minatus cnlB minatur V
13 sollers : cf. (e.v.l.) OV, Am. 1,8,87; 2,7,17; 2,19,41 ; AA. 2,355; -
14 laurea serta : cf. OY, Tr. 2,172; gerebat: cf. (e.v.l.) VERG., Aen .
5,412; 7,188; 11,552; 12,206; 12,488; 12,944; OV, Met. 2,28 et
spicea serta gerebat; 15 pretium... redemptae: cf. VERG., Aen. 9,213
pugna pretiove redemptum ; 17 rerum... potestas: cf. (e.v.l.) VERG.,
Aen. 10,18 rerumque aeterna potestas ; 10,100 rerum cui prima
potestas ; 19 coeli... servant: cf. VERG., Aen. 4,383 centum quae
flumina servant ; 20 moenia Troiae: cf. (e.v.l.) 5,811 manibus
periurae moenia Troiae ; 9,144 dant animos ...moenia Troiae ; 11,288;
22 munera praetendens: cf . (e.v.l.) VERG., Aen. 1,647 munera
praeterea ; porto: cf. VERG., Aen. 10,881 et haec tibi porto ; 24 et...
deum : cf. VERG., Aen. 1,543 et sperate deos memores; sagitta: cf.
VERG., Aen. 4,69 coniecta cerva sagitta; 5,502 etc.; 26 praemia: cf.
(e.v.l.) VERG., Aen. 1,461; 2,537; 5,353; 9,271; 12,360; 28 sententia
dictis: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 11,222; 12,238; sententia semper eodem
versus loco apud VERG., Aen. 1,237 etc.; 29 discedere: cf. (e.v.l.)
VERG., Aen. 2,109; 9,20; 12,184; OV, Met. 3,346; 4,338 etc.;
62
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
«Hinc periturus abi, iam te nec numina Phoebi
non lauri non sceptra tegent, si navibus altis
seu nunc tardantem rursus seu castra petentem
attigero; nec enim ante putes tibi solvere natam
35 quam procul a patria canos ostenderit Argis:
hic texat telas, hic nostra cubilia curet.
I tandem caveasque tuis me incendere verbis».
Sic fatus. Timuitque senex dictumque facessit,
undisoni tacitus petiit nam litora ponti,
40 hinc abiit longe precibus Phoebumque vocavit:
«Arcitenens magne, Chrysae qui moenia lustras,
Smintheu, siqua tibi posui pulcherrima templa
sique tuis aris taurorum pinguia crura
45 caprarumque dedi, nostris, precor, annue votis:
dent Danai poenas infestaque conice tela,
ut tandem lacrimas discant non temnere nostras».
Audiit hoc Phoebus graviter commotus, et imas
desilit in terras summo de vertice caeli,
50 arcum humeris pharetramque gerens; tum turbidus ira
irruit, et quassae sonitum fecere sagittae;
Argivumque petit classem circumdatus umbra,
41 imprecatio sacerdotis Chrysae in mg. sin. N
31 hinc periturus abi : cf. (e.v.l.) STAT., Theb . 11,29 et contentus abit ;
33 seu... petentem: cf. STAT., Theb. 6,559 sed tunc tardante secutus ;
Silv. 3,2,90 quid enim te castra petente ; 36 cubilia semper eodem
versus loco apud VERG., Georg. 1,183 etc.; OV, Met. 10,635 etc.;
curet: cf. VERG., Aen. 2,536 pietas 3 quae talia curet ; 6,274 posuere
cubilia Curae; 37 i: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 4,381; 6,546; 7,425; OV.,
Am. 1,7,35; A.A 2,222 etc; incendere semper eodem versus loco apud
STAT., Theb. 3,234 et al.; 38 sic fatus = (e.v.l.) VERG., Aen. 2,50 et
al.; 39 litora ponti — (e.v.l.) STAT., Theb. 4,806; 5,89 {ponto pro
ponti); 41 moenia lustras: cf. (e.v.l.) OV, Tr. 4,1,77 moenia lustrat;
E.P. 1,2,19 moenia lustrat; 45 adnue: cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 1,40;
Aen. 9,625; 49 vertice caeli: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 1,225;
50 arcum... pharetramque: cf. OV, Met. 9,231 arcum pharetramque
capacem; turbidus: cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 2,137; Aen. 9,57; 11,742;
11,876; 12,10; 12,685; STAT., Theb. 3,18; 9,76; 51 sagittae semper
eodem versus loco apud STAT., Theb. 4,428 et al.; 52 circumdatus:
cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 9,462; OV., Met. 2,272 circumdata nube etc.;
63
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
conseditque procul, subito nervumque tetendit
arcus, et horrendo telum stridore remisit:
55 hoc mulos rapidosque canes, hoc corpora Graium
fixit, inaudito temptavit et agmina morbo.
Heu, miserum postquam telum contorsit amarum,
multa virum crebris ardebant pectora flammis.
Continuoque novem saevire per agmina soles
60 tela dei, decimo populos cogebat Achilles
concilio magno; namque illum candida luno
admonuit, Danaos longe miserata cadentes.
Undique cum primum cuncti venere vocati,
talibus in medio velox surrexit Achilles:
65 «Iam reor, Atride, fugiendum atque aequora rursus
iam relegenda tuis, diro namque omnia morbo
complentur, nigram si volumus evadere mortem.
Immo age, et auguriis vates extisve sacerdos
aut somni interpres - Iove nam sunt somnia missa -
70 hic canat auguriis tantum cur saevit Apollo,
quidve sacrum votumque deo nidore piandum;
sicque suis pingues cunctis altaribus agnos
mactemus caprasque simul, depellere pestem
an velit et miseros tandem defendere Achivos».
75 Dixerat; et subito consurgit maximus augur
Thestorides Calcas, novit namque omnia vates
quae sunt, quae fuerunt, quae mox ventura trahuntur
58 in mg. dex. L 48 hoc CNLB haec V 50 Apollinis ultio in mg. dex.
N 54 horrendo CNL horrisono VB 60 Achillis oratio in mg. dex. n
67 si volumus VB volumus si NL 76 Calcantis vatis in mg. sin. N
54 stridore: cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 1,407; OV, Met. 4,43; 11,495; 14,100;
Tr., 1,1,75 terribilem stridore sonum dedit ; 55 corpora Graium = (e.v.l.)
STAT., Theb. 12,137; 57 heu miserum\ cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,378 heu
misero\ telum contorsit : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 10,882 telumque intorsit ;
12,266; 59 continuo semper eodem versus loco apud STAT., Theb.
12,173 et al.; 61 candida : cf. (e.v.l.) OV, Ep. Sap. 17; 62 miserata : cf.
(e.v.l.) VERG.,Aett. 10,234; OV,Me£. 4,531; 6,135; 11,784 Thetys miserata
cadentem\ 68 immo age et = (e.v.l.) VERG., Aen. 1,754; 73 depellere: cf.
(e.v.l.) STAT, Theb. 9,318; Silv. 5,3,34; 77 quae... trahuntur, cf. (e.v.l.)
VERG., Georg. 4,393 quae sint , quae fuerint , quae mox ventura trahantur,
64
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
augurioque suo, dederat quod Phoebus Apollo,
Iliacas classem Danaum perduxit ad oras;
80 taliaque in medio prudenti est ore locutus:
«Praecipis, Aeacida, tantarum pandere causas
irarum Phoebi, cui tela volantia longe
vulnera certa ferunt, si qui sua numina temnunt.
Ipse tibi dicam: modo tu praesentia verba
85 praesentesque manus iures mihi tempore in omni
affore; nam vereor regem mea dicta remordant,
namque viro tenui si quando concitus ira
est animus regis, dirum quamquam ille dolorem
corde premat, non tamen sua pectora placat,
90 quam sibi de misero pendantur sanguine poenae.
Ergo, age, pande tuis fuero si tectus ab armis».
Quem contra pedibus velox affatur Achilles:
«Ne time, et augurium constanti pectore funde,
nam tibi per Phoebum, cuius tu numina votis
95 supplicibus flectis Danaisque oracula pandis,
per Phoebumque Iovis superis dum cernar in oris,
scelestas inferre manus sub navibus altis
audebit nemo, dicas Agamemnona quamvis,
qui maior cunctis, tanta est cui gloria rerum».
100 Dixerat. Hinc Calcas posita formidine fatur:
«Non Danaum sacris votis non numina Phoebi
succensent, sed quippe dolent Agamemnona Chrysem
79 perduxit lvb deduxit cn 81 Aeacida scripsi Aeacide codd.
89 tamen clvb tantum N75 dixerat = (e.v.l.) VERG., Aen. 2,152 et
alibi; OV, Met. 1,367 et ai.;
79 ore locutus : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 4,276; 5,14 deinde locutus ;
7,599 et 11,461 plura locutus ; 8,404 verba locutus ; 84 ipse tibi
dicam : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 3,388 signa tibi dicam ; 87 concitus ira
= (e.v.l.) VERG., Aen. 9,694; OV, Met. 7,413; Hal. 39; STAT., Theb.
12,589; 91 ergo age = (e.v.l.) VERG., Aen. 2,707 tectus ab armis: cf.
OV, Tr. 2,421 defendar ab armis ; 94 numina votis = (e.v.l.) STAT.,
Theb. 6,919; 95 oracula semper eodem versus loco apud STAT, Ach.
2,33 et al.; 99 gloria rerum = (e.v.l.) VERG., Aen. 4,232 et 272; OV.,
Met. 4,649; 15,748; 100 dixerat: vd.s., v.75; posita formidine fatur:
cf. VERG., Aen. 2,76 et 3,612 deposita tandem formidine fatur ;
65
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI D ALI' ILIADE
contempsisse sacrum, misero nec numina tanta
non ullas valuisse preces natamque retentam;
105 hoc furit arcitenens, furet omni tempore et acri
nunquam peste manus removebit, ni prius ante
haud redimenda suo reddatur nata parenti
pinguibus et sacris fument altaria Chrysae;
fidimus his tantas placari numinis iras».
110 Vix ea fatus erat, subito cum surgit Atrides
corde dolens, animus magna fervebat ab ira,
ardebant oculi; Calcantem lumine torvo
aspicit et tandem vix talia verba locutus:
«O nimium infelix vates vatesque malorum,
115 tristia cui semper corde praedicere cuique
nunquam dicta mihi placida aut confecta fuere,
nunc etiam Danais saevire per agmina pestem
iratumque canis Phoebum, quod murmura Chrysae
despexi caramque patri Chryseida reddi
120 non volui, sed enim nostris considere tectis:
illa Clytaemestrae contendet, corporis illa
dotibus aut animi certabit, carior ergo
illa mihi et primi sibi semper dentur honores.
Si tamen hoc melius, reddatur: namque ego possum
125 Graiorum vitam nostra vel morte pacisci;
111 fervebat ab ira CNL cum ferveat ira VB 113 Agamemnon ad
Calcantem in mg. dex. n 120 non VB haud cnl 124 possum VB
possim CNL
107 nata parenti = (e.v.l.) OV, Met . 10,332; 108 altaria semper eodem
versus loco apud STAT, Theb. 4,412 et al.; 110 vix ea fatus erat =
(e.v.l.) VERG., Aen. 1,586; 12,650; 111 animus magna fervebat ab ira :
cf. OV, Met. 2,602 animus tumida fervebat ab ira ; 112 lumine torvo
- (e.v.l.) VERG,, Aen. 3,677; OV, Met. 9,27; 113 verba locutus: vd. s.,
v. 80; 114 o nimium infelix : cf. (e.v.l.) STAT., Silv. 55, 59 o nimium
felix; 123 primi semper dentur honores : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 5,347
primi Salio reddantur honores; 12,778 semper honores et alibi; OV,
Met. 2,634; 13,272; Fas. 2,555 redduntur honores et al; STAT., Theb.
6,619 et meriti reddantur honores; 125 vitam... pacisci: cf. VERG.,
Aen. 5,231 vitamque volunt pro laude pacisci ; 12,49 pro laude pacisci;
66
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
vos agitate animis denturque praemia contra
aequa mihi, solus merito ne frauder honore».
Quem contra cursu velox sic fatus Achilles:
«Quae tibi magna < satis > possunt dare munera Achivi,
130 qua iussis parere tuis, cum nulla reposta
munera? Nam captis quaecumque ex urbibus olim
sunt numero divisa suo, nec cogere rursus
illa licet cuiquam. Sed tu iam mitte puellam,
mitte deo, quoniam siquando potirier urbe
135 Troiana dabitur superis, tum terque quaterque
accumulata tuis respondent munera donis».
Cui contra Atrides tali rex est voce locutus:
«Sis licet ipse bonus quamvis tu divus Achilles,
ne simules animo tamen et praevertere mentem
140 desine iam nostram, frustra namque omnia fundes.
Integra siqua tibi vis praemia cuncta manere,
atque inhonoratum tantos hausisse labores,
ipse deo iubeas reddi Chryseida, nostris
dummodo muneribus pensentur munera Graecis.
126 vos agitate CN vos agite LV vos agite haec B 127 sic scripsi et
qua mihi solus merito ne fraudet honorem c aequa mihi, solus me-
rito ne fraudet honore NL aequa mihi, solus ne defrauder honore V
aequa mihi, Argivum solus fraudetur honore B 128 Achilles contra
Agamemnonem in mg. dex. n 129 <satis> scripsi, quia metrice
versus postulat, fortasse <enim> collato Hom. 123 nostri B possunt
CN possint lvb 138 tu VB et CN om. L 142 hausisse L hansisse N
habuisse CVB 144 Graecis CNL gratis VB
126 vos agitate animis : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,640 vos agitate fugam;
praemia saepe eodem versus loco apud VERG., Aen . 1,461 et al.; contra
saepe eodem versus loco apud VERG., Aen, 3,552; 9,136 et al.; 128 quem
contra ... sic fatus : cf. VERG., Aen. 9,280 contra quem talia fatur; 135
terque quaterque : cf. VERG., Georg. 2,399; Aen. 1,94; 4,589; 12,155; 137
cui contra... tali... voce: cf. VERG., Aen. 10,530 contra cui talia reddit ;
locutus: v.s., v. 80; 138 sis licet ipse bonus : cf. VERG., Ecl. 5,65 sis bonus
o felix ; 139 praevertere semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 1,721
et al.; 140 desine iam ~ (e.v.l.) VERG., Aen. 12,800; 144 muneribus
pensentur munera: cf. OV., Tr. 3,11,49 munus munere penses ;
67
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE
145 Quod, si nulla meis donis mihi dona rependant,
ipse ego capturus veniam vel munera Ulixis,
vel tua, vel siquos Aiax sibi servat honores;
quemcumque accedam, saeva turbabitur ira.
Haec alias agitanda tamen, vos nunc, agite, altum
150 in mare nigrantem navem deducite, remis
armatos duris nautas iam cogite, sacra
ponite, tum supra pulchram Chryseida puppim
tollite, cui Idomeneus praesit, vel dius Ulixes,
aut Aiax fortis, vel tu saevissime Achilles,
155 quo nobis places Phoebi pia numina sacris».
Hunc contra Aeacides affatur lumine torvo:
«Heu, faciem attritam nimiumque, heu, pectus avarum
qua tibi persuadet dicendo promptus Achivis
sive hostem insidiis bello seu vincere aperto?
160 Non me belligeri Rhethea ad litora Teucri
advertere, meus nec grex aversus equorum,
non Phthiae segetes aut pinguia culta feracis
vastarunt, divisa iacet namque utraque tellus
montibus umbrosis longe pontoque sonoro;
165 sed tibi, sed fratri Menelao quaerit honores
quisque ad arma venit; nec iam pudet an tibi nostri
est ratio aut ullis tanguntur pectora curis,
ipse etiam nostrae rapturus praemia laudis
sic minitans venies, tanto mihi parta labore
149 haec VB nec cnl 154 saevissime lvb saevisset c lacuna n
161 meus scripsi meas codd. 162 Phthiae scripsi Pithiae codd. segetes
cnl om. VB
145 dona rependant : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,161 magna rependam ;
STAT., Silv . 3,3,155 vota rependunt ; 147 honores : v.s., v. 123;
155 pia numina : cf. (e.v.l.) OV, Am. 3,347; 156 lumine torvo : v.s.,
v. 110; 162 feracis: cf. (e.v.l.) OV, Met . 7,416; 163 utraque tellus
= (e.v.l.) VERG., Aen. 3,416; 165 honores: v.s., v. 123; 166 qui-
sque ad arma venit : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,595 quisquis in arma vo-
cas , ; an tibi nostri : cf. (e.v.l.) VERG., Georg. 4,324 aut quo tibi nostri ;
168 praemia laudis: cf.(e.v.L) VERG., Georg. 4,332; Aen. 1,461;
68
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
170 praemia, quae merito mihi sint data praemia Grais.
Oppida sed quando nostris capiuntur ab armis
Troiani imperii, semper tibi magna mihique
parva relicta; manu primus sum, primus in hostem
inferor et saevi moderor certamina Martis;
175 hinc paucis contentus eo fractusque labore
nunc Phthiam in patriam; iam tendere vela per altum
praestat, divitias forsan non cogere tantas
hinc tibi iam dabitur, tantas nec vertere praedas».
Dixerat. Alterna contra rex voce locutus:
180 «I modo, carpe fugam, nec te mea cura moretur,
hoc tibi si est animo; nobis iam plurimi Achivum,
Iuppiter et primus meritis mandabit honores.
Ipse ego ante alios odi tua pectora reges:
namque tibi cordi bellum, discordia, pugnae;
185 sin vero es fortis, deus hoc tibi fecit, Achilles.
Cum rate, cum sociis, fugiens da vela per altum,
Mirmidonum ut regnes populis: neque enim mihi curae
sis licet iratus, nostram quin accipe mentem:
eripiet nobis Chryseida Phoebus Apollo,
190 hanc ego classe mea mittam sociisque, deinceps
ipse tabernaculum veniens Briseida tollam,
praemia cara tibi, data sunt quae praemia Grais,
quantum ut te supero videas reliquique tremiscant
se imperiis nostris aequare aut dicere contra».
195 His animum dictis saetosaque pectora Achillis
170 mihi sint B sic sic CNLV 176 Phthiam scripsi Pithiam codd.
192 cara cnl rara VB
171 oppida: cf. (e.v.l.) VERG., Ecl. 4,33; 174 certamina Martis =
(e.v.l.) OV, Met. 8,20; 176 iam tendere... per altum : cf. VERG., Georg.
4,528; Aen. 1,34; 3,683 intendere vela secundis ; 179 dixerat: v.s.,
v. 75; voce locutus: v.s., v. 123; 180 carpe fugam: cf. (e.v.l.) VERG.,
Aen. 6,631; OV, Met. 11,139; 8,208 et al; nec te mea cura moretur:
cf. (e.v.l.) OV, Ep. 7,21 nec te tua vota morentur, 182 honores: v.s.,
v. 123; 184 tibi... discordia: cf. VERG., Aen. 7,545 tibi bello discordia
tristi ; 195 his animum dictis: cf. VERG., Aen. 1,579; 4,388 et al.;
69
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ILIADE
exacuit, dubiam traxit sententia mentem:
affixum lateri peracutum stringeret ensem,
regem obtruncaret turbaret et agmina Graium,
vinceret aut animum et tantas compesceret iras.
200 Talibus Aeacidae dum mens sensusque repugnant,
vagina ingenti clarum distrinxerat ensem,
Iunonis dictis caelo sed missa Minerva est
- namque erat ambabus curae carusque dearum -
nulli visa viro, tergum post adstitit illi,
205 caesariemque manu fulvam capit: ille ubi versus
obstupuit novitque deam - nam lumina flammis
ardebant - subitis affatur Pallada dictis:
«Cur dea, nata Iovis, rursus Tritonia Pallas,
huc ades? An regis noscas quo iurgia tanta?
210 Vera tibi dicam nec certe infecta relinquam:
iam nunc Atridem sua tanta superbia prodet».
Talibus hunc contra dictis affata Minerva:
«Vince animum, caelo namque dimittor ab alto
Iunonis monitis, nostri iam maxima cura es,
215 carus utrique deae; placidus tu iussa deorum
accipe, et urentes, agedum, compesce furores:
iurgia iactentur, modo nullum strinxeris ensem,
198-201 in mg. sin. c 200 Achilles irascitur Agamemnoni in mg.
dex. n 207 subitis V subito CNLB 213 Minerva in mg. dex. n
217 nullum CNL in illum VB 194 contra : v.s., v. 126;
196 dubiam traxit sententia mentem = (e.v.l.) OV Met. 9, 517 (vicit
pro traxit); 197 affixum lateri: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 10,161 affixus
lateri ; ensem semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 2,393 et
al.; 198 turbaret... Graium : cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 8,467 turbabatque
agmina Graium; 201 vagina... ensem : cf. OV, Met. 6,551 vagina
liberat ensem; 10,475 vagina deripit ensem; 206 obstupuit : cf. (e.v.l.)
OV, Met. 2,726; 10,580 et al.; lumina flammis: cf. (e.v.l.) VERG., Aen.
6,300 lumina flamma; OV, Met. 11,368 lumina flamma; Ep. 12,191
lumina flammae; 208 Tritonia Pallas: cf. VERG., Aen. 2,615; 5,704;
211 tanta superbia = (e.v.l.) VERG., Aen. 1,529; 212 talibus ... dictis:
cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 2,336; 4,92 et al.; 213 dimittor ab alto: cf.
VERG., Aen. 4,574 missus ab alto; 216 furores semper eodem versus
loco apud STAT., Ach. 1,597 et al.; 217 ensem: v.s., v. 197;
70
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
quin etiam, ne vana putes, iniuria tanta
haec te muneribus claris ornaverit olim;
220 comprime te tandem, mitis mea dicta facesse».
«O dea iam monitis - velox respondit Achilles -
parendum est, acri quamvis sim turbidus ira;
nam quicumque deis paret, non irrita vota
diis facit et precibus flectit pia numina semper».
225 His dictis subito vaginae reddidit ensem,
iussa deae faciens; ast ipsa ad tecta tonantis
evolat alta Iovis Pallas superosque revisit.
Aeacides rursus verbis Agamemnona amaris
affatur, quoniam nondum molliverat iras:
230 «O gravior vino, canis o cui lumina cuique
ore pudor nullus, cervoque fugacior omni,
quando hostem insidiis forti seu poscere pugna
ausus, quae nigra tibi sunt magis horrida morte.
Ah, quanto melius volitare per agmina Graium
235 donaque ferre viro, siquis tua dona refutet!
O rex infelix nimium populique vorator,
nam regis ignavos et enim si forte fuisset
haec postrema tibi laedendi copia tanta.
Nunc magnum adiuro, neque enim nil dicere maius:
240 ut sceptrum hoc - dextra sceptrum nam forte gerebat -
nunquam fronde levi fundet virgulta nec umbras,
cum semel in silvis imo de stirpe recisum
219 haec VB nec CNL 222 - 458 deficiunt VB 222 sim CL sum N 238
haec correxi nec CNL 239 nil CN mihi l 242 imo scripsi collato
Verg., Aen. 12,209 uno codd.
218 quin etiam: cf. (e.v.l.) VERG., Georg . 2,269 et ah; ne vana putes :
cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 4,12 nec vana fides ; iniuria semper eodem versus
loco apud VERG., Aen. 3,604 et al.; 220 comprime te: cf. (e.v.l.) STAT.,
Theb. 11,363 comprime tela manu; 223 irrita vota: cf. STAT., Theb.
7,314 irrita voti ; 224 pia numina: v.s., v. 155; 225 his dictis =
(e.v.l.) VERG., Aen. 4,54; 6,382; vaginae reddidit ensem: v.s., v.
201; 226 tonantis semper eodem versus loco apud STAT., Theb.
1,421 et ah; 227 superosque = (e.v.l.) VERG., Aen. 5,529;
232 poscere semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 1,414 et
ah; 239 - 245 = (e.v.l.) VERG., Aen. 12,206-211 (imo pro uno);
71
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
matre caret, posuitque comas et brachia ferro
olim arbos; nunc artificis manus aere decoro
245 inclusit patribusque dedit gestare verendis,
Graiugenum qui iura colunt, love namque tremendo
iuraque fas datur; tempus si venerit olim
quo Danaum a Teucris cedantur corpora passim,
corpora quae nulla poteris ratione tueri,
250 ira animum refricans sit qui contempserit illum,
qui Danaos virtute viros supereminet omnes».
Vix dictis terrae sceptrum proiecit Achilles,
sceptrum auro clavisque nitens, consedit et inde;
parte alia Atrides totus simul aestuat ira.
255 At Pylius Nestor sapiens, cui semper ab ore
dulcia mella fluunt magna et cui copia fandi,
tertia qui longe peragebat saecula vitae,
surgit et in medio prudenti est voce locutus:
«Proh dolor, ah quantus luctus miscebit Achivos!
260 Gaudia quanta feret Priamo Priamoque creatis
Troiano et populo vestra haec discordia tristis,
cum Danaum primos belloque animoque sagaci
audierint tantis inter se litibus actos!
Nunc agite orsa senis, iuvenes, audite benigne,
265 cum mea vox nunquam fuerit contempta virosque
quam vos affatus meliores. Non ego vidi
qualem Perithoon fortem regemque < Dryantem >
250 sit qui scripsi sic sicque CN sic sit qui L 255 Nestor in mg. dex.
N 258 voce l ore CN 259 miscebit L miscebat CN 267 <Dryan-
tem> conieci collato Hom. 263 268 divinum L divum CN
247 olim : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 1,653 et al.; 248 v.s., v. 6;
251 supereminet omnes : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 1,501 supereminet
omnis ; 6,856 supereminet omnis ; 256 dulcia mella fluunt : cf. VERG.,
Ecl. 3,89 mella fluunt illi ; Georg. 4,101 dulcia mella premes ; et cui
copia fandi : cf. (e.v.l.) STAT., Silv. 55,49 et copia fandi; 257 saecula
vitae : cf. (e.v.l.) OV, Met . 3,444; 15,395; 258 locutus : v.s., v. 80;
261 discordia tristis: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 7,545 discordia tristi;
262 sagaci semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 1,817 et al.;
267 <Dryantem> conieci collato Hom. 263
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
Caeneaque Xadiumque et divinum Polyphemum
Theseaque Aegidem, divis caelestibus aequum:
270 hi mortale genus praestarunt viribus omne
Centaurisque feris pugnarunt, hique bimembres
caedibus immensis fuderunt. Non ego tanti
expers sum belli, namque illi ad bella vocabant
me procul a patria; quis vestro tempore natus
275 hoc genus auderet pugnando tendere contra?
Talibus ergo viris cum sint mea dicta probata,
vos quoque par fuerit verbis modo credere nostris;
sis licet ipse potens, caveas auferre puellam,
sed sine, ut Aeacidae sibi sint sua praemia laudi
280 teque etiam contra nolim contendere regem,
gloria cui tanta quanta non Iuppiter ulli
mandavit regi. Quod si fortissimus ipse es
natus et ipse dea, tamen hic praestantior exstat,
tot regit, tantos populos moderatur habenis.
285 At tu pone animos, Atrida, dehinc ego Achillem,
qui valli est instar Danais cum proelia miscent,
orabo, ut tantos animos iramque remittat».
Quem rex Atrides fatus sic talia contra:
«Haec tua dicta, senex, nimium laudanda fuere,
290 vir tamen hic omnes supra vult esse regendo,
vincere vult omnes, cunctis edicere, cunctos
imperio parere suo, quod abominor esse:
si fortem superi genuerunt, non tamen illum
hortantur superi tam tristia iurgia iactet».
278 caveas c caveat cett. 283 ipse N ipsa l 285 Atrida scripsi Atride
codd.
275 pugnando : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 6,660; 7,182; tendere contra —
(e.v.L) VERG., Aen . 5,27; 9,377 et 795; 279 sua praemia laudi = (e.v.l.)
VERG., Aen. 1,461; 280 contendere semper eodem versus loco apud
VERG., Aen. 4,108 et al.; 283 praestantior: cf. (e.v.l.) OV, Met. 3,54; 10,
563; 11,525; 284 moderatur habenis : cf. (e.v.l.) OV, Met. 6,223
moderantur habenas ; E.P. 2,5,75 moderator habenis; 286 proelia
miscent — (e.v.l.) VERG., Georg. 3,220; Aen. 10,23; 288 quem... contra :
cf. VERG., Aen. 9,280 contra quem talia fatur; 290 regendo =
(e.v.l. )STAT., Ach. 1,355; 294 iurgia iactet : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 10,95;
73
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
295 Hunc torve adspiciens, affatur divus Achilles:
«Mollis et imbellis merito iam dicar ab omni,
si quicquid dices cedam tibi, nunc tua iussa
observent alii, nobis desiste iubere,
iusseris et quamvis, frustra iussisse memento.
300 Haec etiam dicam, tu condita mente teneto:
si mihi donatam perges auferre puellam,
non tibi non Danais pugnabo ob dona reposta;
parce aliis cunctis nostris quae navibus insunt,
me nihil invito portabitur; haec tibi tandem
305 experiare licet, fodiam ut tua pectora et inde
purpureus nostrae sanguis circumfluat hastae».
Talibus inter se iactantes iurgia dictis
concilio surgunt; tentoria divus Achilles
extemplo navesque petit sociique sequuntur
310 Patroclusque simul; navem deduxit Atrides
velocem in pelagus, nautas selegit et inde
bis denos remis aptat, tum sacra reponit
apta deo, duxitque ( ) Chryseida puppim,
cui tandem, ut praesit, sollers conscendit Ulixes.
315 His actis liquidum nigra trabe curritur aequor,
interea Atrides populos lustrare iubebat,
imperio parent omnes salsasque per undas
viscera porriciunt Phoeboque piacula solvunt,
303 parce aliis cunctis CN aliis parce cunctis L navibus scripsi
manibus codd. 306-311 desunt c 312 bis denos L bissenos c
bisseno N 313 conieci, quia versus metrice postulat 316 discedente
Achille quod fecerit Agamemnon in mg. dex N
299 iusseris : cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 1,10; iussisse: cf. (e.v.l.) STAT., Silv.
31,22; memento : cf. (e.v.l.) OV, Met. 14,724; Ara. 1,12,5 et al. ;
300 dicam... teneto = (e.v.l.) VERG., Aen. 3,388; 303 parce: cf. (e.v.l.)
VERG., Aen. 1,257 et al.; 305 experiare = (e.v.l.) STAT., Theb. 11,339;
306 circumfluat hastae : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 9,555 circumligat
hastae ; 307 iurgia : v.s., v. 294; 314 conscendit : cf. (e.v.l.) VERG., Aen.
1,180 conscendit et omnem\ 315 nigra... aequor : cf. (e.v.l.) VERG., Aen.
3,191 cava trabe currimus aequor ; 316 lustrare: cf. (e.v.l.) OV, Fas.
3,849; 317 imperio parent: cf. VERG., Aen. 4,295 imperio laeti parent ;
74
II. LE TRADUZIONI DI CARIO MARSUPPINI
mactantur caprae, mactantur litore tauri;
320 volvitur et fumo commixtus ad aethera nidor.
Haec Danai castris curabant; non tamen irae
immemor Atrides servatque minantia verba,
Talthybium Euribatemque vocat, quis dicta referre
summa fide, famuli regis mandata reportant:
325 «Ite - ait - et pulchram Briseida ducite Achillis
sedibus huc celeres; dare nam si forte recuset,
ipse ego mox capiam saeptus magno agmine, et ille
horrescet velletque meis reddisse puellam».
Iussit, et inviti tamen hi mandata facessunt,
330 et maris undosi tendunt ad litora, deinde
Mirmidonum ad classem veniunt. Tentoria iuxta
Pelidem offendunt namque tum forte sedebat,
non hoc Aeacides laetatus. Pectora terror
percutit his subito gelidus regemque verentur,
335 compellare timent verbis aut iussa referre
et stupidi stabant; sollers cognovit Achilles:
«Salvete o magni Iovis et qui minora refertis
dicta hominum, propriosque gradus huc tollite vestros:
non me vos cara vultis viduare puella,
340 ille ille in culpa est, qui vos huc misit, Atrides.
Nunc age tentoriis ducas Briseida nostris,
Patrocle, atque istos comitetur; vos mihi testes
320 fumo ... nidor N summo commixtus ad aethera nitor i 321 Danai
CL Danais N 324 fide scripsi fides codd. 336 cognovit L agnovit CN
337 sic scripsi et minora refertis CN et qui minora fertis L
319 piacula semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 6,153 et al.;
piacula solvunt : cf. STAT., Theb. 1,236; 320 ad aethera nidor — (e.v.l.)
OV, Met . 12,153 {in pro ad); 322 immemor : cf. (e.v.l.) OV, Met. 10,171;
15,122 et al.; minantia verba : cf. OV, Met. 1,91; 15,793; 324 famuli:
cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 5,263; regis mandata reportant: cf. VERG., Aen.
7,267 regi. . . manda ta referte ; 11,176 regi ma nda ta referte ; 326 sedibus
huc: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 6,152 sedibus hunc; si forte recuset: cf. (e.v.l.)
VERG., Ecl. 3,29; 329 mandata facessunt: cf. VERG., Aen. 4,295 iussa
facessunt; 331 tentoria semper eodem versus loco apud VERG., Aen.
1,469 et al.; 334 verentur = (e.v.l.) OV, Met. 9,228; Ep. 19,77;
75
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE
ante deos hominesque simul regemque ferocem,
si veniet tempus, quo magna pericula rerum,
345 quo sit opus nostris manibus defendere Graios;
perditus hic animo furit et nil prospicit ante
nil retro ut bello viaque tueatur Achivos».
Patroclus dicds paret, niveasque colore
purpureo suffusa genas, Briseida duxit
350 Talthybio comitique dedit, quos illa secuta est
invita; at lacrimas tristis fundebat Achilles,
semotis sociis, curvo stans litore et undas
prospicit et matri palmas cum voce tetendit:
«O mater, quoniam genuisti sic brevis aevi,
355 a Iove caelesti nobis debentur honores.
Nunc mihi nullus honos, quin temnor: praemia cuncta
abstulit Atrides fervens, secumque retentat».
Talia fundentem lacrimas persensit ab alto
alma Thetis, quae forte senem rerumque parentem
360 adstabat iuxta; subitoque emersit, ut olim
consurgunt nebulae, natum compellat amice,
et manibus mulcet: «Quid fles, mi nate? Quid iste
nunc animum tangit luctus? Iam pande parenti,
pande, precor!» Dixit, gemitu cui talia reddit:
365 «Scis, dea, scis: qui denim referam tibi cuncta scienti?
Urbem Thebanam vastavimus Ietionis,
347 ut... que scripsi aut... quae codd. 351 at L et cn
346 pericula semper eodem versus loco apud OV, Met. 1,353 et al.;
347 bello viaque: cf. OV., Met. 13,316 bellique viaeque ;
348 niveasque . ../ ... suffusa : cf. OV, Am. 3,3,5 candida candorem ro-
seo suffusa rubore ; STAT., Theb. 2,231 candida purpureum fusae super
ora pudorem ; 350 secuta est = (e.v.l.) STAT., Theb. 3,465;
352 curvo stans litore : cf. VERG., Aen. 3,16 et 223 et litore curvo\
11,184 curvo in litore ; et undas = (e.v.l.) VERG., Aen. 3,413; 355
honores: v.s., v. 123; 357 retentat : cf. (e.v.l.) OV, Met. 1,746 et al.; 358
talia fundentem lacrimas: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 3,344 talia fundebat
lacrimans ; 362 manibus mulcet: cf. OV, Fas. 1,259 manu mulcens ;
quid fles ? = OV, Ep. 3,24; 364 pande precor: cf. OV, Fas. 5,693;
gemitu... reddit = (e.v.l.) VERG., Aen. 2,323 (cum pro cui); 10,530;
76
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPIN!
et spolia hinc nostris illinc rapiuntur ab armis,
partibus et iustis divisa per agmina Graium,
Atridae excipiunt pulchram Chryseida. Chryses
370 antistes Phoebi Graiorum castra petivit
solveret ut natam, pretiosaque dona ferebat
tum manibus laurum gestabat et aurea sceptra,
armatos Danaos supplex oravit et altos
praecipue Atridas, rerum quis summa potestas:
375 Assensere omnes sumendaque praemia censent
reddendamque patri natam vatemque vereri;
at non Atridae placuit sententia, dictis
sed gravibus Chrysem ratibus discedere iussit,
iratusque senex abiit, quem clarus Apollo
380 audiit orantem; telum nam torsit amarum
per Graium populos, per castra nitentia cuncta
vulnera iacta dei, sternuntur corpora vulgo.
Inde sagax avibus vates extisve sacerdos
obscuras cecinit causas et Apollinis iras.
385 Mox inquam Phoebum placandum; fervidus ira
Atrides surgit, contraque minantia verba
contorsit factumque minis huic protinus addit.
Nunc Danai Chrysam portant Chryseida puppi
dona deoque simul, nunc et Briseida nostram
390 praecones ducunt. At tu iam consule nato,
consule, namque potes; magni pete tecta Tonantis,
oratura Iovem, nec enim Saturnius ipse
promeritam temnet. Memini te dicere saepe
auxilio fuisse Iovi, quem nectere vinclis
367 hinc CN huc l 371 solveret cn solvent L 389 deoque correxi
deosque codd. 396 Briareum cn Briarium L
368 agmina Graium: v.s., v. 198; 373-378: v.s., w. 16-29; 380 telum
nam torsit amarum: v.s., v. 57; 381 nitentia semper eodem versus
loco apud STAT., Theb. 6,905 et al.; 382 sternuntur = (e.v.l.) STAT.,
Theb. 9,263 sternuntur flumina telis; 385 fervidus ira = (e.v.l.) VERG.,
Aen. 8, 230; 9,736; 386 minantia verba: v.s., v. 322; 387 minis ...
addit: cf. OV, Met. 2,397 minas regaliter addit ; 6,361 minasque
addunt ; 391 consule = (e.v.l.) OV, Fas . 4,747; A. A. 1,251-2; Ep . 5,96;
77
I A PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
395 Neptunus, luno voluit Pallasque Minerva;
Hic tu Centimanum - Briareum nomine dicunt
nunc superi, Aegaeona viri - tum vertice caeli
constituens iuxtaque lovem, terrore fugasti
caelestes, nemoque ausus contendere vincla;
400 tantaque Centimano fuit et tibi gloria tanta.
Haec genua amplectens, genetrix carissima, magno
nunc memoranda Iovi: Teucris velit addere vires
et Danaos circum naves et litora circum,
quo regis peccata luant, consterneret, ipse
405 Atrides discat fortem contemnere quemque».
Quem contra lacrimans Thetis est sic voce locuta:
«Heu, mihi cur fato genitus, mi nate, maligno?
Atque utinam lacrimis saltem atque dolore careres,
navibus et laetus stares expersque malorum,
410 cum vitae breviora tuae dent tempora Parcae!
Nunc miser ante omnes, nunc vitae es brevis, heu heu!
Quam mihi nate tuo data sunt mala sidera partu!
Haec dictura Iovi magno, qui fulmine gaudet,
iam caelum nubesque petam, fors audiet ille.
415 Interea saevo nolis concurrere bello,
sed ratibus sedeas cunctisque irascere Achivis;
Iuppiter Aethiopas iocunda ob pabula magnus
hesternus petiit, divum quem quisque secutus,
bissenoque die rursus percurret Olympum,
420 tunc, mi nate, memor caelestia regna revisam
et genibus diffusa Iovis tua vota rogabo
414 caelum nubesque CN nubes caelumque L
401 genetrix carissima : cf. (e.v.l.) VERG., Aen . 4,227 et 12,554 genetrix
pulcherrima ; 9,82 genetrix Berecyntia magnum; 403 et litora circum =
(e.v.l.) VERG., Aen. 6,329 {haec pro et); 406 lacrimans : cf. (e.v.l.) VERG.,
Aen. 1,459 et 470; 3,348; 6,1; est sic voce locuta: cf. VERG., Aen. 1,614
sic ore locuta est; 1,320 demissa voce locuta est; 410 dent tempora
Parcae : cf. VERG., Aen. 5,797 dant ea moenia Parcae; 9,107 dies et tem-
po-ra Parcae; 411 nunc... nunc: cf. VERG., Aen. 4,376 et 377; 10,368;
10,849 et 850; 415 concurrere; cf. (e.v.l.) OV, Met. 1,465; 3,654 et
al.; 417 iocunda ob pabula; cf. OV, Am. 3,5,28 pabula laeta procul;
78
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
suppliciter nostrasque preces haud tempserit ille».
Dixerat et dictis abiit, natumque reliquit
iratum ob raptam Briseida; venit Ulixes
425 interea Chrysem, Phoebo quo sacra ferebat
et tandem portu laeti conduntur in alto,
vela legunt socii, malus submittitur inde
certatim, remis curvo stat litore puppis;
anchora de prora iacitur, retinacula nectunt,
430 descendunt terrae secumque piacula portant,
et manibus patriis posuit Chryseida Ulixes
et dixit: «Chryse, rege huc Agamemnone mittor,
en tibi iam natam; sacris his numina Phoebi
placentur, miseris qui dat tot funera Grais».
435 Accipit hanc laetus Chryses; illo ordine tauros
ante aram statuunt frugibusque aspergere salsis
festinant purgantque manus. Hinc numina vates
oravit, supplex fudit de pectore voces:
«Phoebe pater, Chrysae magne qui moenia lustras,
440 divinamque tegis Cillam Tenedumque gubernas,
accipiasque mea vota, precor, contempta nec olim
vota fuere; tibi si nunc habentur honori
424 venit scripsi collato Hom. 431 velit codd. 431 manibus scripsi
collato Hom. 441 navibus codd. 441 accipiasque mea vota N
accipias mea vota c accipias meaque vota l
421 et genibus = (e.v.l.) OV, Met. 3,240; tua vota rogabo : cf. (e.v.l.) OV,
R.A. 2,3,97 tua vota precabor ; Ep. 15,119 mea vota rogando ; STAT.,
Ach. 1,50 supplex miseranda rogabo ; 422 suppliciter = (e.v.l.) STAT.,
Theb . 3,265; 423 dixerat : v.s., v. 75; 425 quo sacra ferebat = (e.v.l.)
VERG., Aen. 9,86 {ferebant pro ferebat ); 426 conduntur in alto = (e.v.l.)
VERG., Aen. 2,401 {alvo pro alto); 427 vela legunt socii = (e.v.l.) VERG.,
Aen. 3,532; 428 curvo... litore: v.s., v. 352; 429 retinacula semper
eodem versus loco apud STAT, Theb . 4,658 et al.; 430 portant : cf.
(e.v.l.) OV, Met. 10,470; 14,419; Am. 1,8,45; 434 dat tot funera: cf.
VERG., Aen. 1,232; 11,646; 12,383; 435 ordine tauros ~ (e.v.l.) STAT,
Theb . 3,52; 436 ante aram: cf. OV, Met . 8,480; 12,31;
441 accipiasque ... precor: cf. OV, Met. 7,620 accipio , sintque ista , precor;
79
LA PRIMA TRADIJZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE
adsis, placidusque velis depellere morbos».
Talibus orantem dictis audivit Apollo.
445 At postquam sparsere molam, vocibusque precati
contractas iugulant pecudes et viscera nudant,
crura secant, pingui duplicant, huc omnia libant;
adoluitque senex flammis, vinoque calenti
aspergit, iuvenum quin cuspis fuscina versat
450 in manibus; tantumque sacris operata iuventus.
Viscera cum primum libata exhustaque crura
tenua, frusta secant veribusque trementia figunt
ignibus et torrent, veribus dehinc tosta trahuntur.
Postquam prima quies operi et convivia parta,
455 vescuntur, iustusque cibus non defuit ulli.
Ut primum sedata fames Bacchique cupido,
crateras magnos statuunt et vina coronant
et sese laeti invitant aliisque propinant;
inque diem totum placarunt numina Phoebi,
460 ad citharam Grai iuvenes paeana canentes
dicentesque deum; tacitus gaudebat Apollo.
At postquam occiduas Titan se mersit in undas,
tunc navis propter dormitat vincula quisque;
445 vocibusque n votibusque CL 448 adoluitque CN ad(v)olvitque
L 452 frusta scripsi collato Verg., Aen. 1,212 frustra codd.
443 adsis placidusque : cf.(e.v.L) VERG., Aen. 4,578 adsis o
placidusque ; 444 talibus orantem dictis = (e.v.l.) VERG., Aen. 4,219;
445 sparsere molam : cf. VERG., Ecl. 8,82 sparge molam; 446 iugulant ...
viscera = (e.v.l.) VERG., Aen. 12,214; 11,199; et viscera nudant — (e.v.l.)
VERG., Aen. 1,211; 448 adoluitque... flammis: cf. VERG., Georg . 2,308
involvit flammis ; Aen. 1,704 flammis adolere ; 450 operata iuventus =
(e.v.l.) VERG., Aen. 3,136; 452 = VERG., Aen. 1,212 (pars in pro
tenua); 453 torrent veribus : cf. VERG., Aen. 5,103; 454 post-
quam prima quies = (e.v.l.) VERG., Aen. 1,723; 456 ut.. .fames: cf. VERG.,
Aen. 1,216 et 8,184 postquam exempta fames; 457 = VERG., Aen.
1,724; 460 ad citharam = (e.v.l.) OV., Met. 5,332; R.A. 753; paea-
na canentes: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 6,657 paeana canentis; 4 62
occiduas... undas: cf. OV, Fas. 2,73 Hesperias Titan abiturus in undas;
80
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
Aurora ut roseis surrexit lactea bigis,
465 solvuntur portu laeti pelagusque recurrunt:
Delius aspirat placidus ventosque secundat,
continuo malum statuunt et carbasa pandunt,
inflatur zephyris velum currumque carinam
purpurea unda sonat, leni volat aequore puppis
470 et Danaum castris allabitur; hinc ubi classem
subducunt terrae, navesque et tecta revisunt.
At celer Aeacides fervore exuritur acri
stans ratibus; non bella sibi, non verba referre
in medium est curae, non illum gloria tangit,
475 hicque manens ardet pugnando vincere Teucros.
Post decimum tandem venit sol unus et alter,
Iuppiter et caelo rediit superique secuti;
at nati miseri non immemor anxia mater,
alma Thetis, niveis emersit ab aequore plantis
480 aereaque Iovem petiit, quem vertice Olympi
offendit solum - solus nam forte sedebat — .
Constitit ante deum supplex, genua atque sinistra
illa capit, dextra genas demulsit, et inde
talibus affata est divumque hominumque parentem:
485 «Iuppiter omnipotens, pater, o Saturnia proles,
464 roseis scripsi nostris codd. bigis VB nigris N vigis CL 465 portu
laeti lvb laeti portus c laeti portu n 472 Achilles in mg. dex. N
exuritur CN exoritur LVB 476 venit sol unus lvb sol venit unus CN
480 aereaque VB aureaque cnl 484 divumque hominumque nl
divum hominumque CVB 485 Saturnia NL sanctissima VB
464 Aurora ... bigis: cf. VERG., Aen. 7,26 Aurora in roseis fulgebat
lutea bigis ; 6,535; 466 Delius aspirat : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 6,12
Delius inspirat ; 474 gloria tangit = (e.v.l.) OV., Met. 4,639;
475 pugnando : v.s., v.275; 476 et alter = (e.v.l.) STAT., Theb.
2,188; 478 anxia mater = (e.v.l.) STAT., Theb. 11,461; 479 niveis...
plantis : cf. STAT., Ach. 1,100 niveas... plantas ; ab aequore plantis —
(e.v.l.) OV, Fas. 5,611 (plantas pro plantis); 482 constitit ante deum
supplex = (e.v.l.) VERG., Aen. 9,624 (Iovem pro deum), 484 divum-
que hominumque : cf. VERG., Aen. 1,65 et 229; 2,648 et al; 485 Iup-
piter omnipotens : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 3,689; 4,206; 5,687; 9,625;
81
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
nunc nostras audire preces, nunc vota benignus
ipse velis, merui si quid, da cernere natum
inter honoratos, postquam sua fata propinquant:
namque illum Atrides longe contempsit et illi
490 raptus honos merito. Sed tu iam consule Teucris,
aspira ut noster Danais habeatur honori».
Dixerat, et dictis nec enim responsa dabantur
ulla Iovi, nigras qui cogit in aethera nubes,
sed tacitus sedit tenuitque silentia longe;
495 haeret in exemplum genibus precibusque moratur:
«Iuppiter omnipotens, si te non omnia terrent,
vera mihi promitte libens atque annue votis,
vel contra ut superis cunctis sim vilior una».
Iuppiter indoluit divaeque est talia fatus:
500 «Triste petis, quoniam dictis iam carpet amaris
me luno; nam saepe solet contendere verbis
et coram superis iurgat mea numina Teucris
instaurare animos semper cum proelia miscent.
Nunc, age, carpe viam rursus, ne sentiat illa,
505 haec mihi sint curae sed, quo magis omnia credas,
iam dabitur signum, quo non est certius ullum:
498 sim scripsi si codd. 501 solet B solent CNLV 508 infectumve
potest VB infestum ut potes cnl
486 nunc ... nunc : v.s., v. 411; 487 da cernere', cf. (e.v.l.) STAT., Ach .
1,74 da pellere ; Theb. 9,624; 11,96; 490 raptus honos : cf. (e.v.l.)
STAT, Theb. 2,172 partus honos et al.; 492 dixerat : v.s., v. 75;
493 aethera nubes = (e.v.l.) STAT., Theb. 8,369; 494 tenuitque silentia
longe: cf. OV., Met. 1,206 tenuere silentia cuncti ; Fas . 1,183 longa
silentia fecit ; silentia semper eodem versus loco apud STAT., Ach.
1,641 et al.; 495 haeret in exemplum : cf. (e.v.l.) OV, Met. 8,245; Fas.
4,243; Am. 1,10,25; haeret... genibus : cf. VERG., Aen. 3,607 genibusque
volutans / haerebat ; 496 Iuppiter omnipotens: v.s., v. 485; 497 li-
bens: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 3,438; 498 vilior semper eodem versus
loco apud STAT., Theb. 1,649 et al.; 500 dictis... amaris : cf. VERG.,
Aen. 10,368 et 591; 501 contendere verbis = (e.v.l.) OV., Met. 13,9;
503 proelia miscent : v.s., v. 286; 504 nunc, age, carpe viam: v.s.,
v. 180; 506 dabitur signum: cf. VERG., Aen. 2,239 dat signum ; 4,167;
82
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
nam quicquid capite annuero, revocabile nunquam est
infectumve potest fieri fallaxque videri».
Dixerat haec divum genitor, Saturnia proles,
510 ambrosiaeque comae steterunt vultuque tremendo
annuit, et totum nutu concussit Olympum.
Protinus his actis clari de vertice caeli
desilit in pelagus Thetis; at Saturnius ipse
aurea tecta petit, divum cui cetera turba
515 assurgit patremque colit, soliisque morari
non ausi occurrunt mediumque ad limina ducunt.
Iuppiter hic solio consedit, non tamen altam
Iunonem latuit - sensit namque omnia luno -
consilia et subito dictis sic fatur amaris:
520 «O fallax nimiumque dolis instructe, quid alto
consilii captum est? Divum quis consulit? Ecce
nil mihi iam dicis consulta, sed omnia celas».
Talia cui contra genitor divumque hominumque:
«Desine quae nostra divina in mente revolvo
525 quaerere, namque tibi non omnia scire licebit,
quamvis sis coniunx; sed quae mihi dicere fas est
tu prior accipies divumque hominumque, nec ante
audiet haec ullus, luno, modo cetera parcas
explorare malis sollers aut quaerere dictis».
530 Dixerat. Alternis contra sic diva locuta est:
512 his CLB corr. his n haec V 521 captum VB ceptum cnl
510 ambrosiaeque comae steterunt : cf. OV, Met . 7,631 horruerant
stabantque comae ; STAT., Theb . 12,139 ambrosiaeque riget\ vultuque tre-
mendo : cf. (e.v.l.) STAT, Theb, 2,732 vultusque tremendos ; 511 = VERG.,
Aen. 9,106; 10,115 ( tremefecit pro concussit ); 514 aurea tecta = (e.v.l.)
STAT., Theb. 1,208; divum cui cetera turba: cf. OV, Tr. 4,1,53 deorum /
cetera cum magno Caesare turba facit ; 515 morari: cf. (e.v.l.) OV,
Fas, 3,175; 516 limina ducunt: cf. (e.v.l.) STAT., Ach, 1,740 limina ducit ;
517 hic solio consedit: cf. VERG., Aen. 7,169 et solio medius consedit ; OV,
Fas. 3,359 et in solio medius consedit ; 518 namque omnia luno: cf. (e.v.1.)
STAT., Theb. 9,515 que ante omnia luno ; 519 consilia et = (e.v.l.) STAT.,
Theb. 4,4; 10,593; dictis sic fatur amaris = (e.v.l.) VERG., Aen. 10,591
(i affatur pro sic fatur ); 523 et 527 genitor divumque hominumque:
v.s., v. 484; 530 dixerat: v.s., v. 75; sic ... locuta est: v.s., v. 406;
83
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALEILIADE
«Quae tua vox, coniunx, nostras pervenit ad aures,
iratus semper Saturnique altera proles?
lam pridem taceo: namque tua dicta requiro,
consule quaeque placent, nec enim mihi talia curae;
535 sed graviter timeo: Thetis, ah, tua numina supplex
oravit complexa genu, cui prodere Achivos
pollicitus, magnus quo sic celebretur Achilles».
Iuppiter haec contra, cogit qui nubila caelo:
«Te, dea, nulla latent, sentis namque omnia sentis;
540 nil tamen efficies, poteris nec tendere contra,
cura minus fueris, dictu tibi saepe tremendum.
Hoc an sit verum, nostri sit cura; sed ipsa
iam sedeas taceasque velim, tibi namque tremendas
attulerim si forte manus, defendere nullus
545 te superum poterit, cuncti nec numina caeli».
His dictis gelido luno contracta timore
anxia consedit, subitoque silentia traxit;
indoluere dei tectis caelestibus omnes,
ad quos Vulcanus fatus sic inclitus arte:
550 «O nimium indignum facinus nullique ferendum,
si mortale genus superos in iurgia mittat,
et pote caelestes trahere in certamina divos!
Iam nulla ambrosia est, iam nectare nulla voluptas,
cum peius superet; sed tu non inscia mater
534 nec CNLB neque V 537 celebretur V celebratur CNLB 551 mittat
CN mutat LVB 554 sed tu non N sed te tu non c tu om. LB cum non
tamen V
531 nostras pervenit ad aures = (e.v.l.) OV., Met. 5,256; Fas. 3,661;
532 Saturnique altera proles = (e.v.l.) VERG., Aen. 12,830; 535
numina supplex = (e.v.l.) STAT., Theb. 6,631; 538 nubila caelo =
(e.v.l.) VERG., Aen . 3,586; STAT, Theb . 6,406; Silv. 33,36 quae nu-
bila caelo ; 541 dictu tibi saepe tremendum : cf. VERG., Aen. 4,454;
8,565 horrendum dictu ; 547 semianimus NLB semianimis CV
544 defendere semper eodem versus loco apud STAT., Theb. 1,409
et al. ; 547 silentia semper eodem versus loco apud VERG., Aen.
1,730 et al; 552 certamina divos = (e.v.l.) VERG., Aen. 6,172; 553
voluptas semper eodem versus loco apud STAT., Theb. 3,295 et al.;
84
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPIN1
555 accipias haec, oro; caro fer grata parenti,
ne te iterum obiurget simul et convivia turbet.
Namque volens poterit summo nos volvere caelo
luppiter altitonans, longeque potentior omni est;
at te, cara, velim blandis mollire parentem
560 vocibus: extemplo placidus sua numina flectet».
Et simul his surgit dictis, caraeque parenti
imposuit pateram manibus blandeque locutus:
«Fer, precor, alma parens, quamvis dolitura, parentem
ne videam ante oculos te verberarier: illum
565 nil possem contra, quis enim contendere
iratoque Iovi posset? Demens tamen olim
conatus ferre auxilium, quo concitus ira
me pede correptum caelo detrusit ab alto,
unde diem totum magnum per inane volutus,
570 deferor ad terram; tandem sol decidit undis;
ast ego semianimus Lemno delapsus et inde
Sinties excipiunt populi curantque cadentem».
His nati dictis subrisit candida luno,
subridensque manu Vulcani pocula sumpsit;
575 hic dextra incipiens cunctis ex ordine divis
porrexit pateram spumantem nectare dulci;
immensus superis risus concussus, ut illum
pocla reponentem viderunt sic pede claudo.
Ille dies totus divis convivia laetis
580 praebuit atque cibi nullum frustrata cupido,
560-563 in mg. dex. l577 ut scripsi collato Hom. 600 et codd.
558 potentior omni est : cf. STAT., Tbeb. 8,337 -que potentior omni ;
563 fer , precor ; alma parens: cf. VERG., Aen. 12,13 fer sacra , pater;
6,117 alma, precor ; miserere; 565-6 quis enim contendere,., demens
tamen olim: cf. VERG., Aen. 4,107-8 quis talia demens / abnuat...
contendere bello; 567 concitus ira: v.s., v. 87; 569 per inane volutus:
cf. (e.v.l.) OV, Met. 4,718 per inane volatu; 9,223; STAT., Theb. 1,310
per inane volatus; 571 delapsus: cf. OV, Met. 1,608; 12,337; Am.
2,13,9; 572 cadentem semper eodem versus loco apud STAT, Theb.
1,60 et al.; 574 pocula sumpsit: cf. OV, Met. 7,421 sumpserat... pocula
dextra; 14,276; 575 ex ordine = (e.v.l.) O V,Met. 2,109; 7, 650 et al.;
85
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
clarus et auratam citharam pulsavit Apollo
certaruntque sacrae divino carmine Musae.
At postquam Hesperiis Titan se mersit in undis
quisque suos petiit thalamos, quos Mulciber ipse
585 fecerat; ut dulci declinant lumina somno
Iuppiter ipse toris, placida quis membra quiete
laxare est solitus, venit, conscendit et inde
hic iacuit iuxtaque deum stetit aurea luno.
581 auratam citharam : cf. VERG., Aen. 1,739-40; 582 carmine Musae
= (e.v.l.) STAT., Theb. 7,289; 583 Hesperiis ... undis : cf. OV, Fas. 2,73
Hesperias Titan ... undas ; 585 = (e.v.l.) VERG., Aen. 4,185 (declinat
pro declinant); 586-7 placida quis membra quiete / laxare : cf. VERG.,
Aen. 5,836 placida laxabant membra quiete; 586 conscendit et inde
= (e.v.l.) VERG., Aen. 1,180 ( omnem pro inde).
86
IL DISCORSO DI ACHILLE NEL NON LIBRO DEL ULIADE:
NOTE AL TESTO
Tramandano questa ulteriore versione poetica 90 delTAretino
i seguenti codici:
* Citta dei Capo, Biblioteca Pubblica Sudafricana, 3.C.12, sec.
XV, (C) 91 .
* Firenze, Biblioteca Laurenziana, Strozzi 100, sec. XV, (L) 92 .
* Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II, IX, 148, sec.
XVex, (N) 93 .
* Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano I,
40, cartaceo, sec. XV, (M).
E un codice miscellaneo costituito da 66 fogli scritti da
diverse mani in grafia umanistica corsiva. Contiene una
grammmatica latina adespota, opere di Ovidio, dei Porcellio, di
Properzio, Marziale, Cristoforo Landino, Giovanni da Prato,
Antonio Monticello, Aulo Gellio, Poggio Bracciolini. Ai ff. 59-
62: « Caroli Aretini vatis celeberrimi in Leonardum Aretinum
elegia ». AI f. 63 distici vari di Leonardo Bruni e Carlo Marsup-
pini. Ai ff. 63v-65: <A Carolo Aretino ex graeco in latinum
traducta oratio Achillis ad Ulixis orationem respondentis».
* Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. Capponi 145,
cartaceo, sec. XV, (P).
E una miscellanea con fogli numerati in basso a penna,
contenente alia fine, ai ff. 121-123, Forazione dei Marsuppini
vergata in scrittura umanistica corsiva e dalla medesima mano
cosi intitolata: «A Carulo Aretino ex graeco in latinum traducta
Oratio Achillis ad Ulixis orationem respondentis ».
90 Sono in tutto 104 versi corrispondenti ai vv. 308-421 dei testo greco
secondo Pedizione citata (v. supra , p. 44, nota 77).
91 Per la descrizione di C, vd. supra p. 30.
92 Per la descrizione di L, vd. supra p. 30.
93 Per la descrizione di N, vd. supra p. 31.
87
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALEILIADE
* Firenze, Biblioteca Riccardiana, 660 (M II 19), membranaceo,
sec„ XV, (R).
E un codice miscellaneo con vecchia rilegatura e stemma
sulla copertina; consta di 96 fogli scritti da mani diverse e
numerati in alto recentememte a penna. Contiene scritti di
Poggio Bracciolini, Leonardo Bruni, Plutarco, Andrea Partenopeo,
Leonardo da Chio, Isidoro card. Ruteno, Vladislao re di Unghe-
ria e di Boemia, Leonardo Dati, Matteo Palmieri (orazione
funebre in morte di Carlo Marsuppini), Cristoforo Landino,
Petrarca; sono qui anche gli epitaffi dei Salutati, dei Bruni, dei
Boccaccio e dei Marsuppini stesso. Ai ff. 81v-83v e esemplata
in elegantissima scrittura umanistica la traduzione qui presa in
esame; la lettera iniziale dello scritto e rubricata, cosi come il
titolo: «Oratio Achillis respondentis ad Ulixis orationem a Carolo
Aretino ex graeco in latinum traducta ».
* Firenze, Biblioteca Riccardiana, 3022 (3193), cartaceo, sec.
XV, (A).
E un codice miscellaneo di 128 fogli, che presenta scrit-
ture umanistiche di diverse mani. Contiene opere di Lorenzo
Lippi, Giovanni Vittorio Soderini, Eleuterio Vicentino, Tom-
maso Pontano, Giovanni Lascaris, Cristoforo Landino, Giorgio
Trapezunzio e anonimi. Ai ff. 14-15, rigati e in scrittura posata,
non preceduto da titolo e il discorso di Achille tradotto dal
Marsuppini.
* Roma, Biblioteca delPAccademia Nazionale dei Lincei e Cor-
siniana, Nic. Rossi 230 (36 E 19), cartaceo, a. 1464- 1485,
(E).
E un codice miscellaneo di 191 fogli con numerazione
delPepoca in alto a penna e scritti in grafia umanistica corsiva
piu o meno inclinata, di mani diverse. I titoli sono in inchiostro
rosso e sono presenti annotazioni marginali di mani differenti,
molte di Lorenzo Guidetti, raccoglitore e possessore dei codice.
88
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
AI manoscritto e allegato un fascicolo piu recente con accurata
descrizione dei contenuto. Contiene scritti di Leonardo Bruni,
Giannozzo Manetti, Battista Guarini, Cristoforo Landino, Bo-
naccorsio Massari, Lorenzo Guidetti, Naldo Naidi, Gentile
Becchi da Urbino vescovo di Arezzo, Leon Battista Alberti,
Petrarca, Maffeo Vegio, Leonardo Dati. Di Carlo Marsuppini
sono presenti al f. 130 Pelegia a Leonardo Bruni; al f. 133 distici
ed epigrammi vari; ai ff. 177-179: « Oratio Achillis ad Ulixis
orationem respondentis a Carulo Aretino ex graeco in latinum
traducta ».
*
i!* *
Non e stato agevole stabilire le relazioni tra gli otto codici
su descritti, essendo emerse durante Panalisi una serie di que-
stioni non risolvibili meccanicamente o comunque presentanti
alternative di soluzione egualmente plausibili; lo stemma che si
e qui proposto e il frutto di scelte giustificate si, ma non
incontrovertibili.
Tutti i testimoni derivano da un archetipo (X), il cui testo
non richiede peraltro molte emendazioni, come si riscontra
dagli errori comuni a tutti i manoscritti 94 :
- v. 38 «consule ut hostiles avertat manibus ignes»
- v. 78 « sic poenas laeso mihi det mihi perfidus at res » 95
- v. 104 « sex iam principibus Danaum mea dicta referte»
La tradizione si scinde tra un ramo testimoniato dal solo R
e una famiglia (a) rappresentata da CNLAPME. Gli errori di R
contro a sono i seguenti:
94 Le motivazioni e le proposte di tali emendazioni vengono analizzate a
pp. 95 sgg.
95 I testimoni C ed N posseggono la variante «atras», che restituisce una
lezione lessicalmente plausibile solo in parte, come emerge dal confronto con
Hom. 387 («0upaXyea»). Si deve ipotizzare pertanto la presenza di tale lezione
nel loro antigrafo c, quale frutto di una felice e sporadica emendazione.
89
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
Tav. IX
R
CNLAPME
v. 10 gloria
gratia
v. 31 Helena
Helene
v. 9 1 qui claris qui pandit
qui claris pandit sua
v. 100 gratia
gloria
Piu problematica e Pindividuazione degli errori di# contro
R: come si vedra 96 , infatti, alcuni testimoni dei piani bassi (C,
N, L, E) rimediano ad errori patenti dei loro antigrafi:
Tav. X
CNLAPME
R
v. 1 lacertis
Laertis (anche N, E)
v. 58 multum
aeris multumque atque aeris
La famiglia di manoscritti a si
scinde a sua volta in due
gruppi: si considerino a tal proposito gli errori che distinguono
CNLA dal resto della tradizione:
Tav. XI
CNLA
PME + R
v. 21 terrae sunt
terrestri
v. 3 1 Atrides
Atridas
v. 4 6 ad fugam
ad fagum
v. 68 habeat
abeat
v. 78 si
sic
A loro volta CN ed L sono accomunati da altri errori
rispetto a A; eccone un prospetto 97
:
96 Si veda pp. 91 sgg.
97 Alcune varianti che accomunano CN ed L rispetto ai restanti testimoni
non possono catalogarsi come veri e propri errori, perche in possesso di una loro
validita: vv. 22-35 «ah» CNL «ha» APMER; v. 23 «tum» NL «tunc» APMER; v. 34
«et» CNL «ut» APMER; v. 61 «merito» CNL « meriti » APMER.
90
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
Tav. XII
CNL
v. 7 sit
v. 11 habentur
v. 12 sorti
v. 22 et quibus
v. 40 et
v. 55 Phitis
v. 67 usquam
v. 69 abstulerat
v. 70 om.
v. 75 turribus
v. 76 mutat
v. 84 defuerat
v. 85 Phitiis
v. 88 patris
v. 104 referre
A + PME + R
sint
habetur
sorte
e quibus
om.
Phthiae
nusquam
abstulerit
mihi
curribus
emittat
defuerit
Phthiis
patriis
referte
Uassenza in C ed in N dei v. 25 («pauca quidem partit .
Proceres tamen illa reservant »), presente invece in L, e inoltre
le lezioni esatte dei Laurenziano e degli altri testimoni rispetto
al Nazionale e airAfricano escludono la dipendenza di C e di
N da L; si veda al proposito il seguente elenco:
Tav. XIII
CN
v. 5 lumina
v. 6 mentem N mentem C
v. 15 cibum
v. 24 si
v. 25 om.
v. 26 plurimam
v. 27 complectabar
v. 33 dona
v. 48 discernere gnato
v. 51 iubebis
v. 59 forte
v. 60 invitus
L+APMER
limina
mente
nidum
sibi
pauca... reservant
placidam
amplectebar (amplectabar PME)
damna
decernere nato
videbis
sorte
invite
91
IA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DAIXILIADE
64 tendere
tollere
67 om.
adero
71 viciesque
vtciesve
73 Orthomeni
Orchomeni
78 laeto
laeso
92 numquam
namque
99 repeto
repetam
103 audiat
audeat
A sostenere Pindipendenza di CN da L e nello stesso tempo
la migliore qualita di quesEultimo concorrono due soli errori:
v. 1 «lacertis» (N da «laertis ») 98 ; v. 72 « cumula » {«cumulata» CN
+ PME + R).
E possibile quindi postulare Pesistenza di un antigrafo dei
suddetti manoscritti, che sara nominato b .
C ed N sono indipendenti tra loro, come si puo riscontrare
dalle seguenti tavole:
Tav. XIV
C
N 4- LAPMER
v. 5 infestus om.
infensus est 99
v. 7 eloquiter
eloquitur
v. 14 contingit
contigit
v. 13 tanto
tantos
v. 32 carpere
capere
v. 40 circumdita
circumdata
v. 42 est
et
v. 48 neque
nequeo
v. 58 numera
munera
v. 63 aut
me
v. 76 tamen
tantum
v. 83 haec
nec
v. 89 primus
Priamus
v. 104 me
mea
98 Non si puo escludere che
un copista tanto distratto, che omette e peggiora
regolarmente ii testo, si sia dimenticato nella penna anche la c di dacertis», ma
«laertis» e lectio difficilior. Poiche tale lezione non puo derivare dalPantigrafo e
N non e legato da rapporti verticali con gli altri due codici che danno «Laertis»
(R, E), non si deve escludere che si tratti di un caso di contaminazione sporadica.
99 Ma in N «est» e soprascritto tra «magis» e «quam».
92
II. LE TRADUZIGNI DI CARLO MARSUPPINI
Tav. XV
N
v. 30 populo
v. 45 audiet
v. 50 deducit
v. 56 relinqui
v. 61 indigentur
v. 71 haec
v. 75 armato
v. 87 tum
v. 93 greges
v. 95 innectere
C + LAPMER
populos
audet
deducet
reliqui
indignentur
nec
armatos
cum
greges que
mihi nectere
Si pud dunque supporre che i copisti di C e di N abbiano
avuto sotto agli occhi il medesimo codice, che nomineremo c.
Che A possa derivare da L o da CN lo escludono il numero
di lezioni esatte dei primo (Tav. XII), per le quali non si pud
ipotizzare correzione da parte di un copista che in altri casi
lascia errori assai vistosi, e Tassenza dei v. 25 in CN.
Nemmeno L e CN (o il loro antigrafo b) possono discendere
da A.
Tav. XVI
A CNLPMER
v. 5 est magis quam magis est quam (om. est C)
v. 27 om. cuius... amore
Si postulera quindi un progenitore comune per b e A (a).
Stabiliti i rapporti interni tra CNLA, si considerino gli altri
tre testimoni di a: PME. Li accomuna rispetto alia tradizione
la coincidenza in errore al v. 45 « ommittere » (« committere ») 100
e al v. 78 «misi» {«mihi» CNLAR); li congiunge inoltre la
100 Anche il testimone A offre la variante errata («ommittere») e percio se
sia stato b (antigrafo di CN ed di L) a correggere Perrore tramandato da tutti gli
altri codici della famiglia o se sia stato A a generarlo indipendentemente da PME
rimane questione controversa; in questa sede si propende per la prima ipotesi,
stemmaticamente piu cogente.
93
LA PRIMA TRADUZIONE UMANLSTICA IN VERSI DALUILIADE
pecullarita dei v. 79 «piaverit» PM, «placaverit» E (« placaverit »
CNLAR), ma sui margine sinistro di P e una postilla «at
placaverit », che pare proprio essere della medesima mano di E.
P contro ME non offre errori suoi propri. ME, invece, oltre agli
errori di P presentano ognuno corruttele loro specifiche:
Tav. XVII
M
PE + CNLAR
v. 13 aurire
v. 15 remina
v. 27 amplectabar
v. 34 rapi
v. 37 est
v. 57 nunc
v. 60 videntur
v. 70 relinqui
v. 75 cunibus
v. 95 cum
haurire
ieiuna
amplectebar ( complectabar CN)
rapti
ast
huc
violentus
relinquo
curribus ( turribus CNL)
ait
Tav. XVIII
E PM + CNLAR
v. 6 claudunter clauduntur
v. 91 pandit numina pandit sua numina ( qui
pandit numina R)
M ed E a loro volta non sono accomunati da errori oltre
a quelli, segnalati, che condividono con P. Si puo quindi arguire
che M ed E discendano da P.
Le relazioni su descritte tra gli otto testimoni consentono
di proporre il seguente stemma codicum:
94
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
* *
*
Anche per questo testo tradotto dal Marsuppini si conside-
rino alcuni fattori atti a convalidare le relazioni esistenti tra i
vari codici.
Una particolare attenzione richiede la variante «Laertis» /
« lacertis » nel gruppo di testimoni PME: in P si legge «lacertis»
con un puntino sotto la lettera c; M ha la medesima lettera
sbarrata; E possiede la lezione corretta «Laertis». Poiche in P
si legge una correzione a margine dei v. 79 apportata dalla
medesima mano di E 101 , e presumibile che quesEultimo copi
dal primo, o comunque lo abbia sotto gli occhi; sarebbe pero
semplicistico affermare che sia E a correggere coi puntino
«lacertis» 102 : in questo caso infatti non si comprende perche M
copi « lacertis » con la correzione e non accolga o segnali, con-
siderata la sua pedanteria 103 , la specificazione «placaverit» a
margine dei v. 79.
Si prospetta quindi la correzione di « lacertis » (e degli altri
casi di parole espunte) in P come operata da P stesso - ipotesi
confermata dalPespunzione nel v. 24 - oppure esternamente alio
stemma , ad esempio da un lettore occasionale. Questa eventua-
lita consentirebbe di giustificare la lezione esatta «Laertis» in
E, evitando di postulare Pesistenza di un altro codice sotto gli
occhi dei copista o un’emendazione personale dello stesso.
Circa i rapporti tra gli altri tre testimoni nella famiglia di
a , si vuole qui soltanto ricordare che ad avvalorare la dipen-
denza di CN ed di L da un comune antigrafo rispetto ad A
concorre il fatto che la traduzione dal IX canto iliadico e
101 Vd. supra , p. 94.
102 Per altri due casi P presenta parole espunte: v. 24 « du bella dum bella»;
v. 104 « principubus ».
103 Oltre al fatto che quasi tutti gli errori di M traggono origine da tra-
visamenti grafici dalPantigrafo (Tav. XIII, vv. 15, 27, 37, 57, 60, 75), si riscontra
che con correzioni di P coincidono incertezze di M: v. 18 «inulti» corretto e
leggibile poco chiaramente P, « inulti » con m soprascritta alia prima i M; v. 31 «At 1
das » con la penultima lettera non leggibile per correzione P, « Atrides » cancellato
e riscritto in «Atridas » M.
95
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUIUADE
vergata su questi tre codici daile medesime mani che copiano
la lettera prefatoria e la traduzione dei I libro omerico, da tutti
possedute e per le quali e stata sicuramente dimostrata 1’indi-
pendenza di CN da L e viceversa.
Riguardo le corruttele nelPaltro ramo dello stemma , testi-
moniato dal solo R, si noti come quelle ai vv. 10 e 100 traggano
probabilmente origine da confusione ed errato scioglimento di
forme compendiate 104 e che la lezione al v. 31 («Helena»)
avrebbe un suo valore, presupponendo un allungamento in arsi;
in edizione comunque verra accolta «Helene», essendo trasmessa
dalla maggioranza dei testimoni e non richiedendo essa modi-
fiche di sorta.
II testo cosi come risulta dalPaccordo di a e di R accoglie
in due casi lezioni plausibili nel contesto latino, ma non con-
cordanti coi poema omerico, per cui potrebbero in tal modo
essere emendate:
v. 38 manibus (Hom. 347 vqeaaiv) > navibus
v . 104 sex (Hom. 421 aXka) > sed
Uausilio dei testo greco (vd. Hom. 387 Gopa^yea) ha con-
sentito inoltre di sanare al v. 78 un incomprensibile «atres»:
«acres» e emendazione piu affine semanticamente al greco della
variante «atras» presente in CN, che comunque verra segnalata
in apparato.
104 Tra tutti i codici E, oltre a presentare « gloria » e « gratia » abbreviate, e
anche Punico che tramanda il v. 91 lacunoso (manca « sua »). Cio non e tuttavia
sufficiente a stabilire un legame con R: che E discenda da R e improbabile, perche
in tal caso non si comprenderebbe come mai E, che copierebbe sbagliando ben
tre lezioni corrette in R (w. 45, 58, 77), corregga due vocaboli - vv. 10 e 100
- compendiandoli; che R discenda da E presupporebbe un’ottima capacita conget-
turale nel primo, che invece scioglie malamente i due compendi. Un antigrafo
comune ai due potrebbe o possedere gli errori di E, e allora si ricadrebbe nella
contraddizione su esposta, oppure non possederli, e allora E li avrebbe prodotti
indipendentemente nella tradizione.
96
ORATIO ACHILLIS AD ULIXEM
A CAROLO ARETINO TRANSLATA
De cognationis codicum ratione
Octo codices orationem Achillis ad Ulixem respondentis Caroli Aretini
ex Graeca lingua in Latinam traductam continentes a me collati sunt.
Cum communes errores omnes codices praebeant, ii ex exemplari
X originem traxisse videntur.
In codice R codicum CNLAPME errores desunt et contra: ergo in
duas partes dividitur stemma ; ex exemplari, quod a hic nominatur,
codices CNLAPME initium duxisse videantur.
Graves errores codices CNLA et codices PME inter se coniungunt.
Codices CNLA ex exemplari, quod a hic nominatur, orti sunt;
exemplaria ducta a codice a in duas partes (b et A) rursus divisa
sunt, ut errores coniunctivi et separativi comprobant. Cum errores
separativos et coniunctivos C e N codices praebeant, e communi
exemplari, quod c hic nominatur, iidem originem traxisse videntur.
Cum codicis P omnes errores M et E possideant et singulos, ii a
P descripti videantur.
Codex R, praeterquam quod emendatus sit ubi reliqui errant,
solum testimonium est versus 58 qui metrice probari possit.
Ergo codices in stemmate sic disponendos puto:
Huius editionis ratio
Caroli Aretini Iliados traductio ex octo codicum concordia
restituta est; ubi codices dissentirent, saepe exemplaris R lectiones
meliores visae sunt.
97
LA PRIMA T RADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
Si codices lectiones dubias praebere mihi visi sunt , Latinae
orationis contextus , verborum continuatio, leges metricae , Graecus
textus mihi succurrerunt in lectionibus eligendis; lectiones non
acceptae in apparatu relatae sunt, ut codicum nexus patefacerent .
Graviores errores semper in apparatu rettuli .
Ubi Homericum poema et erroris evidentia postulabant , quamvis
codicum concordia esset, textum emendavi .
Diphthongos, in codicibus nutantes, restitui et litteras haustas,
geminatas, simplices et omnia quae rationis scribendi propria sunt
ex usu recentiore scripsi ; haec in apparatu denuntiatae non sunt.
Interpunctio etiam grandioresque litterae idem ex usu recentiore
mutatae sunt .
Loci similes lineamenta sunt ad interpretis artem doctrinamque
intelligendam ; voces similes et finitimae, quae facilius memorabiles
sunt, in initio et in versus clausula, igitur significatae sunt .
Textus Graecus iuxta Allenii editionem exhibetur.
Codicum sigla
C = Afric., 3.C.12, saeculi XV
L = Flor. Laur. Strozz. 100 saeculi XV
M = Flor. Magliab. I, 40 saeculi XV
N = Flor. Naz. II, IX, 148 saeculi Xvex
P = Flor. Pal. Capp. 145 saeculi XV
R = Flor. Ricc. 660 (M II 19) saeculi XV
A = Flor. Ricc. 3022 (3193) saeculi XV
E = Rom. Nic. Rossi 230 (36 E 19) a. 1464-85
Sigla quibus in hac editione usa sum
add.
codd.
in mg. dx
in mg. sx
om .
e.v.l.
v.s.
= addidit
= codices
= in margine dextero
= in margine sinistro
— omittit
= eodem versus loco
= vide supra
98
ORATIO ACHILLIS RESPONDENTIS AD ULIXIS ORATIONEM
A CAROLO ARETINO EX GRAECO IN LATINUM TRADUCTA
Parce precor duris, proles generosa Laertis,
dicere me verbis quae sit sententia nostrae
mentis et a nulla possit ratione moveri,
auribus ut nostris nemo demurmuret alter.
5 Ille mihi infensus magis est quam limina Ditis,
altera cui mente clauduntur et altera lingua
eloquitur. Sed enim quae sint ventura docebo:
non reliqui Danai, non Atrides Agamemnon
iam mihi persuadent Troiana capessere bella,
10 nullus honos forti pugnanti, gratia nulla est.
Tum bonus atque malus nullo discrimine habetur
sed sorte aequali moriuntur. Nam mihi nulla
praemia, cui tantos belli haurire labores
contigit et saevis animam obiectare periclis.
15 Ut volat ad nidum mater ieiuna cibumque
tit. sic in PER A Carolo Aretino ex graeco in latinum traducta oratio
Achillis ad Ulixis orationem respondentis M Oratio Achillis ad Ulixem
CNL sine tit. A 1 Laertis REN lacertis CLA e lacertis corr. Laertis PM
1 Parce precor = (e.v.l.) STAT., Silv . 5,51,79; 5,52,84; 2 dicere =
(e.v.l.) STAT., Theb . 1,289; 6,375; Silv . 5,32,15; quae sit sententia'.
cf. VERG., Aen. 3,59 quae sit sententia posco; 11,295 quae sit magno
sententia; 3 ratione : cf. (e.v.l.) OV., Met. 1,688 et al.; moveri semper
eodem versus loco apud STAT., Theb. 3,67 et al.; 4 auribus semper
eodem versus loco apud STAT., Ach. 1,381 et al.; demurmuret: cf.
OV., Met. 14,58; 5 limina Ditis: cf. VERG., Aen. 6,127 ianua Ditis;
8,667 ostia Ditis; 6 altera... altera: cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 8,612;
clauduntur: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 10,746; 7 quae sint ventura
docebo: cf. VERG., Aen. 11,315 quae sit sententia paucis docebo;
9 capessere semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 1,77 et al;
10 nullus honos — (e.v.l.) STAT., Ach. 1,630; 11 nullo discrimine: cf.
OV., 7r., 5,10,29; STAT., Theb. 4,816; 13 labores semper eodem versus
loco apud STAT., Ach. 1,160 et al.; 14 contigit et = (e.v.l.) STAT., Silv.
12,37; obiectare periclis = (e.v.l.) VERG., Aen. 11,751;
99
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
portat ad implumes pullos infracta labore,
sic nos insomnes noctes lucesque cruentas
coniugis ut raptus ne desererentur inulti
egimus Iliacis et depugnavimus agris.
20 Bis sex litoreas ratibus iam cepimus urbes,
tum cepi undenas terrestri Marte cadentes,
e quibus ah quantas, mea vana pericula, praedas
tunc rapui Atridaeque dedi, qui classe moratus
ignavus, dum bella gero, sibi plurima sumpsit
25 pauca quidem partit. Proceres tamen illa reservant
pauca, sed e nostro placidam Briseida lecto,
cuius coniugium magno amplectebar amore,
abstulit ille, habeat secum sibique oscula iungat.
Quid causae Argivos Troiana in proelia duxit?
30 Quid causae Atridae populos huc cogere tantos?
Nonne Helene rapta est? An solos tangit Atridas
iste dolor solisque licet capere arma Mycenis?
Immo quisquis amat sibi sunt sua damna dolori
ut mihi captivae rapti, mea numina, amores.
21 terrestri PR terrae sunt CNLA 22 ab CNL ha APR 23 tunc APR
tum CNL 25 om. CN 27 om. A 31 Atridas PR Atrides CNLA 34 ut
APR et CNL 38 navibus scripsi collato Hom. 347 manibus codd.
16 infracta : cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 5,784; 7,332; 18 coniugis ut:
cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 2,362 coniugis et et al.; inulti semper eodem
versus loco apud STAT., Theb . 3,653 et al.; cf. VERG., Aen. 2, 670
21 cadentes semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 1,694 et
al.; 22 pericula semper eodem versus loco apud VERG., Aen. 1,615
et al.; STAT., Ach. 1,258 et al.; 24 bella gero : cf. VERG., Aen. 1,48;
7,455; 11,113; plurima semper eodem versus loco apud VERG.,
Georg. 1,187 et al.; STAT., Ach. 1,164 et al.; 25 reservant', cf.
(e.v.l.) VERG., Aen. 8,575; Ci. 318; 26 lecto semper eodem versus
loco apud STAT., Theb. 5,74; 27 coniugium ... amore: cf. VERG.,
Ecl. 8,18 coniugis... amore ; Aen. 3,330 magno flammatur amo-
re\ 28 oscula iungat: cf. (e.v.l.) OV., Met. 2,357; 6,626; 9,458;
10,362; 31-2 an solos... Mycenis = (e.v.l.) VERG., Aen. 9,138-
9 ( nec pro an et nec pro - que ); 33 sibi... dolori: cf. (e.v.l.) OV.,
Am. 3,9,57 tibi sunt mea damna dolori ; 34 mea numina = (e.v.l.)
OV., Ep. 3,105; 13,159; E.P. 2,8,67 raptis , o publica numina ;
100
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
35 Desinat ah tandem solitas innectere fraudes,
experto satis est illi; mea praemia rapta
me sinat. Ast alii proceres tuque, optime Ulixes,
consule ut hostiles avertat navibus ignes.
Multa quidem magno sine me perfecta labore,
40 nam fossa ingenti lato circumdata muro
Argiva est classis nec non tutamina valli
obiecta et cunctis stant propugnacula castris,
non tamen Hectoreas potis est compescere vires.
At dum bella gero non Hector linquere muros
45 audet nec nostrae sese committere pugnae,
quin semel, ad fagum Scaeasque accedere portas
ausus, vix nostros potuit vitare furores.
Nunc quoniam Priami nequeo decernere nato
crastina lux, cunctis placatis ordine divis,
50 ornatam classem medium deducet in aequor,
si vacat atque velis, orta vix luce videbis
per mare piscosum nostras decurrere puppes
et liquidos campos socium spumare lacertis
quod si Neptunus faveat ventique secundi,
55 tertia lux Phthiae patriae nos afferet oris.
Nec mihi patris opes desunt, nam multa reliqui
45 committere CNLR ommittere AP 46 ad fagum PR ad fugam CNLA
35 innectere = (e.v.l) OV., Met. 10,378 innectere fauces ; semper
eodem versus loco apud STAT., Theb . 4,26 et al.; 37 alii proceres: cf.
VERG., Aen. 1,740; 40 circumdata muro = (e.v.l.) Met. 8,621 et ah;
41 tutamina valli: cf. (e.v.l.) STAT., Theb. 12,9 munimina valli ;
44 bella gero: v.s., v. 24; 45 committere pugnae: cf. (e.v.l.) OV., Met.
5,75; F. 2,723; 47 vitare semper eodem versus loco apud OV., Met .
12,385 et ah; furores semper eodem versus loco apud STAT., Ach.
1,597 et ah; 48 decernere semper eodem versus loco apud STAT.,
Theb. 6,474; 49 crastina lux = (e.v.l.) VERG., Aen. 10,244; cf. STAT.,
Theb. 10,21; ordine semper eodem versus loco apud STAT., Ach.
1,135; 50 deducet in aequor: cf. (e.v.l.) OV., Met. 15,267;
52 piscosum ... puppes: cf. OV., Met. 12,10 piscosa puppes tenuisset
ituras ; 53 spumare lacertis: cf. VERG., Aen. 5,141 spumant freta
versa lacertis ;
101
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ILIADE
huc veniens: multas forma praestante puellas
hinc ducam, ferri multumque atque aeris et auri
quod mihi sorte datum; nam quae mihi munera misit
60 abstulit invite nobis violentus Atrides,
cui magis ut meriti reliqui indignentur Achivi,
nec posthac alium valeat subducere fraude;
nam me, quamquam illi facies sit trita rubore,
haud tamen audebit contra iam tollere vultum,
65 in medio Graium plane mea dicta referre;
iam neque consilio nostris neque viribus illi
nusquam adero, satis est fraudes fecisse priores;
nunc abeat tacitus quoniam mentemque animumque
luppiter abstulerit. Nobis quae tristia dictat
70 nam mihi morte magis odio est, sua dona relinquo.
Nec mihi si decies totidem viciesve darentur,
hinc alia accedant manibus cumulata benignis,
nec quot in Orchomeni portantur moenia ditis,
nec quot habet Thebae, centum clarissima portis,
75 e quibus armatos nulla est quin curribus altis
bis centum emittat, numero tantum illa frequenti;
nec si litoreas donis aequaret harenas,
sic poenas laeso mihi det mihi perfidus acres,
Atrides nostras numquam placaverit iras.
80 Ipse sibi aequalem generum paret, haud mihi; natam
58 multum.,, auri R multum aeris et auri CNLAP 61 meriti APR
merito CNL 68 abeat PR habeat CNLA 78 sic PR si CNLA mihi CNLAR
misi P acres scripsi collato Hom. 387 «atras» CN fortasse recte atres
ceteri
57 forma praestante : cf. VERG., Aen. 7,483; OV., Met. 15,130
praestantissima forma ; 62 subducere: cf. (e.v.l.) VERG., Aen.
1,551; 10,50 et 81; 63 trita rubore : cf. (e.v.l.) OV., Met. 15,124
trita labore ; 67 priores semper eodem versus loco apud STAT.,
Theb. 4,275 fraude priores et al.; 70 mihi odio est: cf. VERG.,
Ecl. 8,33 tibi est odio ; 77 harenas semper eodem versus loco
apud STAT., Theb. 2,46 et al.; 79 placaverit iras : cf. (e.v.l.) STAT.,
Sil. 33,184; 80 generum: cf. (e.v.l.) VERG., Aen. 11,472; 12,613;
102
II. LE TRADUZIONI DI CARLO MARSUPPINI
illius est animo nostris coniungere lectis,
vel Veneri forma contendat et arte Minervae.
Nec mihi iam caro multum quaesita parente
defuerit coniunx, repetam modo limina sospes;
85 sunt Phthiis natae multae, sunt plurimae Achivis,
conubia e quarum numero dulcissima iungam.
Est animus dudum cara cum coniuge lectum,
divitiis patriis nostris desidere tectis;
nam quot opes Priamus tenuit, dum pace quieta
90 degeret, aut quantae clauduntur limine templi
Phoebi, qui claris pandit sua numina Delphis,
haud pretio aequabunt vitam. Reparabile namque
et pecudes et equi tripodesque armenta gregesque,
ast anima e nostro volat irrevocabilis ore.
95 Sic ait alma Thetis geminas mihi nectere mortes
fatales Parcas. Pugnem si Pergama circum,
me numquam patriae visurum tecta relictae,
sed fore in nullo nomen delebile seclo;
sin patriam caram repetam carosque Penates,
100 vita mihi in longum dabitur sed gloria nulla.
Quin alios etiam quosque ad sua tecta reverti
hortarer, quoniam careat victoria fine;
audeat Iliacus populus cum Iuppiter adsit.
Sed iam principibus Danaum mea dicta referte.
91 sua CNLAPM qui R om. E 104 sed scripsi collato Hom. 421 sex
codd.
81 Minervae semper eodem versus loco apud STAT., Ach. 2,52 et al.; 86
conubia... iungam : cf. VERG., Aen. 1,73 conubio iungam ; STAT., Theb.
11,192 conubia iungas\ 87 cum coniuge : cf. OV., Met. 2,261; 4,568;
5,236 et 567; 7,158 et 692 cum coniuge cara ; 89 pace quieta —
(e.v.l.) STAT., Theb. 3,372; 90 limine templi = (e.v.l.) STAT., Theb.
1,641; 99 sin patriam... Penates: cf. VERG., Ci. 419 sic patriam
carosque Penates ; Penates semper eodem versus loco apud STAT., Ach.
1,475 et al.; 102 victoria semper eodem versus loco apud STAT.,
Theb. 10,85 et al.
103
m
CARLO MARSUPP1NI TRADUTTORE B’OMERO
Osservazioni $ull 3( ars vertendi 9 marsuppiniana
Ergo , sancte pater ; non me certamine tanto / versari cupias oro ,
sed tu prius ante / consule quid nostrae valeant in carmine vires;
/ quo facere id possis melius , tibi primus Homeri / in Latium
versus - utinam tuo nomine dignus , / qui vincis populos, Nicolae ;
et gloria nostri es - j mittitur ac etiam carmen quo placat Ulixes
/ Aeacidem et Phoenix et quid respondit Achilles. / Haec edi in
lucem nolim: nam carmina nondum / apta satis torno rursus
polienda ... /.
Sono versi composti da Carlo Marsuppini neiPepistola
dedicatoria a papa Parentucelli, che si rivela di fondamentale
importanza - considerata la ritrosia delParetino a scrivere 105
105 Si veda al proposito R. Fabbri, Carlo Marsuppini e la sua versione latina
de Ha «Batrachomyomachia» pseudo-omerica, in Saggi di linguistica e di letteratu-
ra in memoria di Paolo Zoili, Padova 1991, pp. 555 sgg. 11 ritegno a scrivere,
definito dal Marsuppini stesso con parole ciceroniane (Cic., Ep. Fam. V, 12)
« quidam pudor subrusticus », pare mutarsi in esplicita coscienza dei propri limiti
di scrittore neiPepistola dei 1437 al bolognese Tommaso Pontano, in cui Paretino
rifiuta la proposta delPamico di comporre la lode in morte di Niccolo Niccoli:
« Quamobrem , si quis me interroget: quare non scribis ? - quia quemadmodum
volo non possum. - Quid ergo artem oratoriam legis ? - cautius fortasse esset non
tam studiis amicorum obsequi ; sed, postquam lineis verecundis tranfui (sic), ut
oneris et impositi et recepti culpam deprecer, respondebo illud Hisocratis: quamvis
minime copiosus in dicendo sim, tamen cotis morem facio». (La lettera al Pontano
e in A. Moschetti, Una lettera inedita di C. Marsuppini, estratto dal «Giorn. Stor.
d. Lett. ital.», XXVI, pp. 381-383.) Sui carattere introverso dei nostro traduttore
efficacemente testimonia la descrizione di Vespasiano da Bisticci: «Era modestis-
simo et temperato, di poche parole, di bellissima presentia, alquanto malinconico
et uomo pensativo, molto costumato nelPopere et nelle parole; sarebbesi vergognato
non solo a dire cose non oneste, ma quando Pudiva se ne vergognava» (Vespasiano
da Bisticci, Le vite , ed. a cura di Aulo Greco, Firenze 1970-1976, p. 593).
105
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ILIADE
- per conoscere le sue opinioni di traduttore e di lettera-
to 10 «.
La parte introduttiva della lettera e riassunta tutta nella
domanda «qua potero illius (scii. Homeri) vario me flectere
cursu}» . Cinterrogazione viene sviluppata attraverso alcune
metafore: lo stile omerico e un cavaliere che corre, ora a
briglie sciolte ora troppo tese, ma che sa alternare Pandatura
«iusto moderamine »; e un torrente gonfio per le piogge oppure
piccolo nel suo letto, ma le cui aeque fluiscono anche radendo
le rive; e infine un cigno che si leva alto nelParia per poi
scendere raso a terra o volare a media altezza. Seguono i
riassunti delP Iliade (vv. 34-63) e delP Odissea (vv. 74-121) e tra
essi viene inserita ancora una riflessione linguistica: Omero
combina lo stile elevato della tragedia con quello comico, come
quando descrive il riso degli dei alia vista di Vulcano (II. I, 599-
600). Di seguito si annota come il «varius vates» utilizzi «varias
linguas »: ionico, eolico, dorico. I versi successivi (vv. 122-161)
sottolineano Putilita morale della lettura d’Omero, come questi
faccia riialire a un unico dio Porigine di tutte le cose 107 , come
106 E. Klecker, in Dictung uber Dichtung. Homer und Vergil in lateinischen
Gedichten italieniseben Humanisten des IS. und 16. Jahrunderts, Wien 1994, pp.
137-146, conduce un’attenta analisi delPepistola, ricordando che fonti d’informa-
zione e di composizione dei contenuti tecnici della lettera furono per il Marsuppini
i riassunti monostici dei poemi omerici e Poperetta De vita Homeri dello Pseudo
Plutarco.
107 Rappresentare Omero come monoteista e precursore dei Cristianesimo,
concezione filtrata dal Rinascimento attraverso i bizantini, era consigliabile per
non entrare in conflitto con la Chiesa, afferma G. Finsler, Homer..., cit., p. 25;
lo stupore delPautore tedesco circa il fatto che anche Marsuppini, notoriamente
miscredente, affermi cid, non ha ragione di essere condiviso. AlPorigine delPopi-
nione dei Finsler e di altri studiosi sui paganesimo dei Marsuppini e la notizia
che «mori sanza Chonfessione e Chomunione e non chome buon Christiano». G.
Ferreth {Manifestazioni religiose di un Umanista , «La rassegna Nazionale», XXIX
(1907), pp. 393-401) ridimensiona correttamente tale affermazione in primo luogo
dimostrando Ia genesi delPerrata credenza (Niccolo Ridolfi riporta la notizia su
citata nel « Priorista », avendola copiata dalla «Cronaca» dei Cambi, che si rifa a
memorie raccolte da piu parti per i fatti anteriori al 1480), quindi adducendo a
convalida della propria tesi vari motivi: il ritratto di Carlo fatto da Vespasiano da
Bisticci, suo contemporaneo; la sua origine e Peducazione (attitudine alia filosofia
etica); la disputa con il fisico Paolo Toscanelli nel «De anima libri tres » di
Cristoforo Landino, dove afferma la conciliabilita della religione con i classici;
le amicizie con papi ed ecclesiastici, con il Niccoli e con frate Ambrogio Traversari,
106
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D 'OMERO
il padre di tutti i poeti sia anche i 1 precursore dei Pitagorici,
poiche accorda Parmonia delle cose celesti con quella dei numeri;
che un poeta cieco abbia visto tanto fa comprendere perche la
sua arte poetica possa essere considerata una pittura pariante;
il sapere suo immenso motiva la contesa tra sette citta greche
sulla patria natale.
Tale summa di opinioni su Omero diviene anche guida per
comprendere gli interventi dei traduttore sui testo, sempre
limitati rispetto alie abitudini delPepoca, perche paiono orien-
tati secondo le informazioni su esposte: asseconda lo stile ele-
vato, eleva quello reputato mediocre, conferisce valenza
contenutistica a quelli che sono solo stilemi nel poeta greco.
Dai versi su citati (vv. 162-171), in particolare, emergono
due preoccupazioni dei Marsuppini da considerare ai fini del-
Panalisi della sua traduzione.
La richiesta iniziale di non prendere parte alPimpresa tanto
ardua di tradurre Omero in versi latini ha sicuramente in se un
intento retorico; ma tali dichiarazioni si susseguono con tale
insistenza nei rari scritti delParetino da far supporre una reale
consapevolezza delPinevitabile divario esistente tra la «sublime»
poesia d’Omero e i mezzi in suo possesso per ricrearla
latinamente. Di cio si deve tenere conto quando il traduttore
scivola in errate interpretazioni dei testo greco, quando inseri-
sce citazioni da autori antichi o ad essi allude e quando invece
non se ne serve: in tal caso si riconosce un’aderenza al testo
greco, che peraltro non scade in pedanteria e quindi nelPincom-
prensione.
con il Malpaghini e con Cosmo, i rappresentanti dei cosiddetto Rinascimento
cristiano; le affermazioni contenute in almeno due suoi scritti: V «Oratio
consolatoria ad Cosmum et Laurentium Medices in obitu eorum matris » (pubbli-
cata da P.G. Rjcci, Una consolatoria inedita dei Marsuppini , «La Rinascita», III
(1940), pp. 386-433) e Tunica lettera a Lorenzo Valla in commento al suo De
voluptate (pubblicata da R. Sabbadini, Cronologia documentata della vita di Loren-
zo della Valle, detto il Valla [ed. anast. in Laurentius Valla, Opera..., cit., pp.
49-148]). Aggiungasi Tincoronazione a poeta e la sepoltura con solenni esequie in
S. Croce: la descrizione dei suo funerale e in A.M. Bandini, Specimen literaturae
florentinae , Firenze 1748-1751, v. I, p. 82 sg.
107
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALEILIADE
11 non essere le orazioni sufficientemente rifinite per venire
diffuse consente di azzardare 1’ipotesi che anche i! I libro, nelle
intenzioni dei Marsuppini, abbisognasse di ulteriore elaborazio-
ne e che Pinvio comunque venisse effettuato, per non dover
avanzare, di fronte alie ormai pressanti richieste dei segretario
papale, Pennesima giustificazione ai propri ritardi: «malo namque
a sua sapientia eruditionem nostram desiderari quam , si id non
fecero , observantiam» 108 .Tali supposizioni giustificherebbero,
108 La citazione e tratta da R. Sabbadini, Carlo Marsuppini. Briciole uma-
nistiche, «Giornale Storico d. Lett. ital.», XVII (1891), p. 216. Grazie al carteggio
avvenuto tra il Marsuppini e Giovanni Tortelli, il Sabbadini intui che la tradu-
zione iliadica doveva essere stata conclusa nel 1452 (A. Pertusi, Leonzio ..., cit.,
p. 522, colloca invece la traduzione dei Marsuppini alPanno 1430). Delie cinque
lettere tradite le prime due sono di raccomandazione presso il segretario papale
a favore di Giovanni Bacci e dei monastero aretino di S. Bernardo. Nella terza,
databile 7 febbraio 1452, il Marsuppini informa il suo interlocutore di aver
ricevuto la dignita equestre e su altre proprie necessita al riguardo. Adduce quindi
le motivazioni alia decisione di intraprendere finalmente la traduzione da Omero:
pur essendo molto impegnato, Pinsistenza dei pontefice e un colloquio con Cosimo
de’ Medici Phanno indotto a iniziare il lavoro; consentendoglielo i ritagli di
tempo e il suo « ingeniolum », una volta ricevuta Papprovazione pontificia sulla
« degustatio versiculorum » che avrebbe inviata a Roma, si sarebbe accinto alia
grande opera «alacri animo». Nella quarta epistola, databile 30 marzo 1452, il
traduttore aretino rassicura il Tortelli che non avrebbe desiderato piu a lungo i
versi d’Omero e che, come i commercianti sono soliti fare per le loro merci,
avrebbe inviato la <« degustationem » gia promessa; dopo Papprovazione dei papa
quindi avrebbe intrapreso la traduzione della restante opera. Con la quinta lettera,
databile 9 dicembre 1452, il Marsuppini, ripreso dal segretario per il suo ritardo,
chiede che i suoi indugi siano giustificati «...occupationibus aut in scribendo
tarditate aut cuidam pudori subrustico » e non vengano attribuiti a superbia o a
disprezzo. Dopo aver tessuto Iodi sulla sapienza e sulla cultura dei papa, che non
potevano equipararsi alie sue forze, promette che non avrebbe trascurato di invia-
re ne i giorni a venire a sua santita quelle «oratiunculas Homeri» tradotte in latino.
Ribadisce che se fossero state positivamente valutate dal pontefice, con il suo
aiuto avrebbe iniziato «aliquid maius». In un breve (riportato da Vespasiano da
Bisticci, Vite di uomini illustri dei sec. XV, ed. Bartoli, p. 441), datato 24 ottobre
1452, il pontefice comunica al Marsuppini di aver letto «summa cum voluptate
animi unum librum Homeri ». Di seguito propone alLaretino di trasferirsi a Roma
per dedicarsi esclusivamente alia restante traduzione. Il Sabbadini precisa che,
come prova la datazione dei breve, la traduzione deve essere stata iniziata prima
della stesura dell’ultima lettera. Considerate le affermazioni contenute nella let-
tera prefatoria alia traduzione (si vedano al proposito le note di commento e il
testo delLepistola al cap. II, pp. 53 sgg., in particolare i vv. 164-168), il Sabbadini
lascia aperta una questione: se l’invio della traduzione e gia awenuto, cosa rap-
presentano le «oratiunculas Homeri» della quinta lettera? Aggiunge due eventuali
108
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
almeno in parte, le imperfezioni stilistiche e metriche dei testo
latino che si leggono sia nel primo canto iliadico sia nelPora-
zione tratta dal IX.
Nelle sequenze conclusive (vv. 172-198) Marsuppini para-
gona la sua impresa traduttoria a una navigazione che necessita
della guida papale, tesse le Iodi alPautorita morale e alia per-
sona dei ponteficie e invoca la protezione per il proprio canto
non da Febo o dalle Muse, ma dallo stesso Niccold.
Si osservino, dunque, i fraintendimenti e le modificazioni di
senso dei Marsuppini sui testo omerico:
(I libro)
Hom. 6 ££, 06 5f] xd Tcpoaxa biaaxqxriv epiaavxe
vv. 6-7 «Atrides rector populorum et dius Achilles / inter se
certant »
- Probabilmente Marsuppini fraintende Paoristo duale da
5iiaxr|(j,i con una forma avverbiale (ex. 5iacxa56v), che tradu-
ce «inter se ».
risposte: o un nuovo saggio di traduzione, o quelle di prima emendate. Che tali
« oratiunculas » costituiscano un nuovo saggio di traduzione e ipotesi verificabile
solo per esclusione; che siano la copia emendata di quelle inviate precedentemen-
te, e eventualita che si origina dalla dichiarazione dei Marsuppini, nella lettera
prefatoria su nominata, che queste necessitano ancora di rifinitura e abbellimento.
Ma il traduttore aggiunge: « haec edi in lucem nolim » («Edo» possiede vari signi-
ficati in epoca umanistica, come mette in luce S. Rizzo, Il lessico filologico degli
umanisti , Roma 1973, pp. 319 sgg.: il senso classico di «pubblicare», compren-
dente la diffusione privata tra amici che talora avveniva prima della pubblicazio-
ne; quello nuovo di pubblicazione a mezzo stampa; quello traslato di «scrivere,
comporre un’opera». Il nostro caso corrisponde al primo dei tre citati, forse con
l’accezione piu generica di diffondere). Tenendo conto di tale richiesta, dei fatto
che il papa afferma di aver letto «unum librum», che nelle lettere antecedenti
l’ultima si paria di « versiculi » e non di « oratio » e che la tradizione non attesta
i discorsi di Ulisse e di Fenice, ma solo la risposta di Achille ai due ambasciatori,
si potrebbe azzardare 1’ipotesi che «illas oratiunculas Homeri», ancora da inviare,
fossero le due a noi non pervenute, probabilmente ancora in fase di elaborazione.
109
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALE ILIADE
Hom. 12 lAipstStiq’ 6 yap qA,0e 0oaq kni vrjaq ’Axaicov
v. 13 «qui ratibus sollers advenerat Argis»
- Eaggettivo veloce viene attribuito al sacerdote invece che alie navi.
Hom. 37 oq Xpoarjv ap^iPePrjKaq
v. 41 « Chrisae qui moenia lustras
- II ricordo di Virgilio (Aen. IV, 607) ha fatto propendere per il
verbo « lustro », che ha tra le sue accezioni quella di «girare intorno»
con il senso figurato di «esaminare», a differenza diap^iPaivco che
significa si «girare intorno», ma nel senso di «proteggere».
Hom. 105 KaAxavxa Tipamaxa kock’ oaaopevoq Tipoaeeirce.
v. 113 «aspicit et tandem vix talia verba locutus »
- Uavverbio greco «da principio, soprattutto, subito» viene reso
alquanto liberamente, riferendolo alPazione dei pariare invece
che alio sguardo.
Hom. 117 Poo^op’ ey<b Xaov crcov eppevai r\ anoXsaQai.
vv. 124-5 «namque ego possum / Graiorum vitam nostra vel
morte pacisci»
- Il passo omerico deve essere inteso nel senso che Agamennone
desidera la salvezza per il suo popolo, non la morte e la rovina;
nel testo latino Agamennone vuole salvare la vita dei Greci
morendo lui stesso: si conferisce alia congiunzione comparativa
valore disgiuntivo 109 .
Hom. 132-4 KXercxe voco, 87iei ou 7iape^euaeai o65e pe Tteiaeiq.
/ rj eOetaiq, o^p^oxoq exTI^ yepotq, auxap eju’a6xcoq / fi a Q ai
8eu6pevov, K8A.8ai 5e pe xqv8’ &7io8oovai
vv. 139-42 «ne simules animo tamen et praevertere mentem /
desine iam nostram, frustranamque omnia fundes . / Integra siqua
tibi vis praemia cuncta manere / atque inhonoratum tantos hausisse
labores, / ipse deo iubeas reddi Chryseida.../».
- Il periodo latino e alquanto confuso: Marsuppini usa
« praevertere » che, come 7iapepxopcu, possiede anche il significato
109 II Filelfo, in una sua epistola, segnala puntigliosamente 1’interpretazione data
dal Marsuppini « inepte » e «prave» insieme a quella altrettanto «falsa» dei Traversari,
proponendone la correzione, come rileva R. Fabbri, I campioni..., cit., p. 240.
110
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
di «superare, sorpassare», ma che, a differenza dal medesimo, non
ha Taccezione dei testo omerico di «ingannare». Einterrogazione
retorica in Omero («Vuoi, per avere un dono tu stesso, che io ne
rimanga privato, e ordini che io renda costei?») e fraintesa dal
nostro traduttore («Se vuoi che ti rimangano intatti i premi e che
io abbia consumato tanto grandi fatiche senza onori, tu stesso
ordina in nome dei dio che venga restituita Criseide»), che pro-
babilmente confonde la particella interrogativa r\ con la congiun-
zione ipotetica e il presente KcXeai con Timperativo aoristo.
Hom. 150 n<bq ti q xoi 7rpo<t)poL)v erceaiv 7iei0r|xai ’Axai(Dv
v. 158 «qua tibi persuadet dicendo promptus Achivis}»
- Non viene compreso 7tei$r|xai nel valore medio di «ubbidire».
Hom. 158-9 dXka aoi, pey’ avai 8ec, ap’ eo7iope0’, o<|)pa ab
Xaipp^/ xiphv dpvbpevoi MeveAxuo aoi xe, Kov&Tia
vv. 165-6 «sed tibi , sed fratri Menelao quaerit honores / quisque
ad arma venit , nec iam pudet an tibi nostri /»
- « Nec iam pudet» che traduce co pey’ dvaiSec; non ha espressa
la persona ed e collocata diversamente rispetto al contesto
omerico: non e chiaro se chi non si vergogna siano i soldati
oppure Agamennone (tu).
Hom. 170-1 ob5e a’ otco / evOad’ axipoq ecbv a^evoc; Kai
7rA,obxov c«j)6^eiv
vv. 177-8 «divitias forsan non cogere tantas / hinc tibi iam
dabitur ; tantas nec vertere praedas»
- Achille non intende, rimanendo senza onori, raccogliere beni
e ricchezze per Agamennone; nel testo latino, invece, dichiara
che e meglio partire e cosi forse ad Agamennone non sara dato
di ammassare ricchezze e bottini.
Hom. 196 e 209 ap^co opax; 0opc5 (juAiooaa xe icr|5opevr| xe
vv. 203 e 214 «namque erat ambabus curae carusque dearum» e
«nostri iam maxima cura es»
- II testo omerico afferma che Era ama e ha cura di entrambi
(Achille e Agamennone), Taretino intende aptjxa riferito alie
due dee (Era e Atena).
111
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE
Hom. 226-8 ome tot’ eq 7toA,£|iov apa kw GcoprjxGrjvai / oiks
koxovS’ ievai auv apiaxrjcaaiv ’AxaiS)V / xeT^rjKaq 0U|iG)
vv. 232-3 « quando hostem insidiis forti seu poscere pugna / ausus »
- La traduzione di 7iot£ (qui nelPaccezione di «mai») con
«quando» conferisce alPinsulto un tono piu pacato.
Hom. 229-30 r\ noXb 'kmov ectxi Kaxa axpaxov Eopov ’A%aiG)v
/ 8cop’ anoaipeioQax oq xi q a£0ev avxiov £i7tr|
vv. 234-5 «Ah, quanto melius volitare per agmina Gratum /
donaque ferre viro , si quis tua dona refutet !»
- Cesclamazione non si addice al sarcasmo di Achille; inoltre
non e compreso il valore relativo-indefinito di oaxi q, tradotto
con «si quis»; per di piu non e rispettato il senso specifico della
frase («chi ti parli faccia a faccia») sostituita da un libero «se
qualcuno rifiuti i tuoi doni»: dvxiov non e ben inteso.
Hom. 232 f| yap av, ’Axpei'8r|, vov baxaxa AxoPqaaio
v. 237 «et enim si forte fuisset»
- Anche qui si conferisce alia particella asseverativa un senso
ipotetico: e peraltro da non escludere la confusione con Pim-
perfetto dei verbo essere: «fuisset» latino rende alquanto con-
torto il periodo.
Hom. 237-9 vuv adx£ piv oi zq ’Axaio3v / £v TiaAaprjq (|)op£ouat
SiKaano^oi, oi x£ 0£piaxag / Tipog Aio<; eipoaxcu
vv. 246-7 « Graiugenum qui iura colunt , Iove namque tremendo
I iuraque fas datur;»
- Se la prima parte dei periodo traduce Paggettivo greco
Sucacmotan, si deve supporre che Marsuppini attribuisca signi-
ficato passivo al verbo epuco, qui nel suo significato medio di
«custodire» e, per conseguenza, valore di complemento d’agente
a npoq («in nome di Zeus»).
Hom. 271 Kai paxoprjv Kax’ S^aoxov £ycb
v. 272-3 «non ego tanti / expers sum belli »
- Uaffermazione di Nestore di combattere per suo conto sem-
bra trovare nella frase latina la sua spiegazione piuttosto che la
sua traduzione, forse perche Marsuppini intende Kax’ ep abxov
come «secondo le mie capacita».
112
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
Hom. 282-3 aoxap eycoye / Xioo o|i’ ’AxiM-rji peOejLiev %6Xov
w. 285-7 «dehinc ego Achillem... orabo , wt tantos animos iramque
remittat »
- Nel testo omerico Nestore prega Agamennone di perdonare
l 5 ira ad Achille; il traduttore intende il dativo legato al verbo
pregare, per cui il Nestore latino supplichera Achille di deporre
la sua ira.
Hom. 302-3 ei 5’ aye pq v rce(pr|aai, iva yvaKoai Kai oi'5e* /
aivj/a toi aipa Ke^aivov epcofjaei rcepi 8oop(
vv. 304-6 «Haec tibi tandem / experiare licet , fodiam ut tua
pectora et inde / purpureus nostrae sanguis circumfluat hastae».
- La prima proposizione finale e a tal punto diversa da quella
dei testo greco, che non si puo escludere una variante dello
stesso; oppure non comprendendo 1’emistichio il traduttore ha
supplito a suo gusto.
Hom. 383-4 xa 5’ £7rq>X£xo Kf|A,ci GeoTo / raviri ava axpaxov
ebpov ’Axai©v
w. 381-2 «per castra nitentia cuncta / vulnera iacta dei, sternuntur
corpora vulgo »
- Uattributo «nitentia», da concordarsi a « vulnera » piu che a
«castra» nonostante la sua collocazione, non armonizza comun-
que con il contesto: forse risente della somiglianza grafica in
greco tra kt^ov-od (saetta, freccia) e Kfj^eoq (ardente, fiam-
meggiante).
Hom. 411-2 Kai ’Axpei5r|q eopUKpeicov ^yapejivcov / r\v axrjv,
6 x’ apiaxov ’Axaubv ooSev exeiae
vv. 404-5 «ipse / Atrides discat fortem contemnere quemque»
- Uassenza dei superlativo fa sospettare che la generalizzazione
della traduzione («chiunque e forte») sia dovuta a non compren-
sione dei testo greco, indicante Achille come «il piu forte degli
Achei».
Hom. 462 aiOoTia oivov
v. 448 «vinoque calenti»
- «Caldo» sostituisce alia connotazione visiva dei testo omerico
una tattile: la sfasatura trae forse origine da un’errata connes-
113
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’ ILIADE
sione tra ai0o\|/ (lucente, scintillante, fiammante) e «caleo»
(essere caldo, ardente, quindi fiammeggiante).
Hom. 471 vcbjLir|aav 8 ’ apa koloiv STrap^djLievoi SsTiaeaaiv
v. 458 «et sese laeti invitant aliisque propinant»
- Caccezione tecnica di ETiap^opai («verso la prima parte di
vino per la libazione») ha indotto il traduttore a creare ex novo
il primo emistichio; non si puo escludere, pero, che sia invece
risalito a Ercapiceco tra i cui significati c’e anche «somministra-
re, fornire» e, considerata 1’affinita con vcopacD (“distribui-
sco”), abbia cumulato i due verbi in «propinant»,
Hom. 487 abxoi 5e cndSvavxo Kaxa Kkioiaq xe veaq xs
v. 471 «navesque et tecta revisunt »
- «Rivedere» le navi e le tende e traduzione assai libera
dell’omerico «disperdersi»: la prossimita fonica di oKtSvapai
con la radice i5 di opaca («vedere») ha creato confusione nella
mente dei traduttore?
(IX libro)
Hom. 346-7 aX\’ ’05oa£o, auv aoi xe Kai aAAounv paai^Eoai
/ dpa^daGco vrjeaaiv aXe^epevai Srjiov 7tup
v. 37-8 «ast alii proceres tuque optime Ulixes / consule ut hostiles
avertat manibus ignes».
- Uimperativo medio in terza persona singolare (<J)pa(^£a0co)
riferito ad Agamennone nel testo greco, nella traduzione e
relazionato ad Ulisse («consule»).
Oltre ai fraintendimenti sopra elencati, dalla versione mar-
suppiniana emergono modifiche dei testo greco, la cui genesi si
puo ricercare nella volonta di « variatio » stilistica: e tendenza
diffusa all’epoca nelle traduzioni da Omero, ritenuto a volte
eccessivamente prolisso e ripetitivo no , ma diviene nel con-
tempo occasione per sfoggiare le proprie conoscenze lessicali e
linguistiche intorno al latino. A questa motivazione si aggiunga
110 Si veda al proposito il cap. I, p. 20 e nota 32.
114
r~
III. CARLO MARS UPP INI TRADUTTORE D’OMERO
la necessita, trattandosi di prime traduzioni da Omero, di
chiarire, illustrare, svelare, che dal Marsuppini pare in special
modo sentita 111 .
Non mancano, quindi, anche nella traduzione delParetino
amplificazioni retoriche, comunque mai eccessive: si ravvisano
espresse sotto forma di interrogazioni ed esclamazioni assenti
nel testo greco o rispetto ad esso piu caricate, con interiezioni,
con ripetizioni o con locuzioni incidentali.
In siffatta maniera si pongono in evidenza Pinsulto (I, vv.
157, 167, 234), il confronto (I, w. 274-5), i momenti di dolore
(I, vv. 57, 363-5, 411-12; IX, v. 34), di rabbia e di indignazione
(I, vv. 535-6; IX, v. 22), di impotenza (I, vv. 565-6); sempre e
intensificata la richiesta sia al dio che alPuomo (I, vv. 133-4,
391, 485-6 e altri). Si scoprono amplificazioni atte a chiarire
situazioni o nomi che, se trasferiti tali e quali dal testo greco,
avrebbero potuto ingenerare difficolta di comprensione nel let-
tore; in tali interventi peraltro, pur esaustivi, Marsuppini si
limita sempre alPessenziale:
(I libro)
- v. 56: Apollo scaglia il suo dardo e si appicca il fuoco alie
pire dei morti (Hom. 51-2); nella trasposizione latina si aggiun-
ge il passaggio intermedio tra le due azioni su accennate: «inau-
dito temptavit et agmina morbo».
- v. 160: ai lidi Retei (« Rhetbea ad litor a») traduce il generico
Hom. 153 Scopo.
- v. 271: le fiere montane (Hom. 268 (pqpaiv opeaKcooiai)
nella traduzione assumono il nome proprio e la connotazione
di esseri bimembri («Centaurisque feris... hique bimembres»),
- v. 510: alPimmagine delle nere sopracciglia di Zeus (Hom.
528), nella traduzione latina si preferisce sostituire quella
111 La trasformazione e, soprattutto, 1’assenza di versi o di loro parti non e
sempre da rinviare a un^perazione intenzionale dei traduttore, ma occorre tenere
conto dei farto che il testo greco stesso gli si presentasse modificato o lacunoso.
115
? PRIMA TSADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
conseguente di Giove dal volto terribile (« vultuque tremen-
do»)-
- v. 578: la visione di Efesto che serve da bere suscita
Fincontenibile riso degli dei (Hom. 599-600); il traduttore
pare voler esplicitare il motivo di tanta ilarita e aggiunge
pertanto 1’emisticaio «sic pede claudo».
(IX libro)
- v.18: Marsuppini sembra voler ricordare la causa principale
scatenante la guerra (« coniugis ut raptus ne desererentur inul-
ti »), contro la locuzione generica dei testo greco (Hom. 327
«oaptov £V£Ka a^exEpacov»).
- v. 26-7: la dolce sposa omerica (Hom. 336 'a\o%ov Oojaapea)
nel testo latino e identificata dal suo nome proprio, Briseide
«cuius coniugium magno amplectebar amore».
Alia medesima tendenza si deve far risalire la frequente
sostituzione dei nomi ai pronomi e dei nomi propri a quelli
comuni 112 .
Piu numerose sono le eliminazioni e i compendi rispetto al
testo omerico, in ossequio alFopinione dei tempo, di cui si e
gia fatto cenno e che era stata anche di uno dei maestri dei
nostro traduttore, Guarino, circa la prolissita dei «poetarum
pater». Tale orientamento si discerne, infatti, laddove un con-
cetto sia gia stato espresso o sia implicito nel contesto:
(I libro)
- v. 88: Fuomo che comanda su tutti gli Argivi e a cui ubbi-
discono gli Achei (Hom. 78-9) e semplicemente il re.
- v. 144: i Greci devono ricambiare Agamennone con un dono
(Hom. 135-6), ma nella traduzione viene omesso che sia secon-
do il suo desiderio e che faccia da compenso.
112 Si documentera tale tendenza nella sezione dedicata all’analisi degli epi-
teti (vedi infra , pp. 123 sgg.).
116
i
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D'OMERO
- v. 247: per il traduttore e tacito, quindi taciuto, il rimpianto
di Achille da parte dei Greci, quando moriranno per mano di
Ettore (Hom. 240-1).
- v. 257: basta dire che Nestore viveva nella terza generazione;
perche dilungarsi nel precisare che sotto di lui se n’erano gia
estinte due (Hom. 250-1)?
- v. 270: Marsuppini pare qui non cogliere il crescendo del-
rimmagine, esplicitato dalla triplice ripetizione dirapricrcoi in
poliptoto (Hom. 266-7), e traduce banalizzando («costoro su-
perarono in forza tutto il genere umano»).
- v. 389: si e gia detto che la giovane Briseide e un dono ad
Achille da parte degli Achei (Hom. 391-2), per cui nel testo
latino e semplicemente «la nostra Briseide».
- vv. 393 e 487: << promeritam » e «merui» compendiano i passi
omerici in cui Achille e poi Teti stessa ricordano che la dea ha
aiutato Zeus con parole o fatti (Hom. 394-5 e 503-4).
- v. 431: e scontato che Criseide scenda dalla nave che solea
il mare (Hom. 439) prima di essere riconsegnata al padre, e
questo particolare viene taciuto.
(IX libro)
- v. 90: e evidente che, prima che giungessero i figli degli
Achei, esistesse la pace in Troia (Hom. 403), e il traduttore
elimina la temporale.
- v. 100: se Achille, qualora rinunci alia gloria della guerra,
avra lunga vita, e implicita 1’ulteriore specificazione che non lo
cogliera subito destino di morte (Hom. 416).
Uaretino riassume anche nella descrizione delle manovre
d’approdo della nave (vv. 426-29), e in questo caso, considerata
la dovizia omerica di particolari tecnici (Hom. 432-37), non si
puo escludere che abbia influito la difficolta di rendere latini
vocaboli dei linguaggio militare e marinaresco. Ualtra descri-
zione tecnica dei I canto, quella della preparazione dei sacri-
ficio propiziatorio ad Apollo e della successiva libazione (vv.
445-461), e piu fedele alie sequenze dei testo greco (Hom. 458-
117
LA PRIMA TRADUZIONE UMANIST1CA IN VERSI DALUILIADE
477): ma, costi tuendo tale brano quasi una sorta di centone di
versi virgiliani, la resa analitica trova spiegazione nelPautore-
volezza dei poeta latino e nelPausilio offerto dal suo repertorio
lessicale 113 .
* * *
Per un’obiettiva valutazione della resa latina delle traduzio-
ni esaminate, occorre tener conto oltre che delle licenze lingui-
stiche consentite dalla versificazione anche dei fatto che parec-
chie durezze probabilmente sarebbero state eliminate dal
Marsuppini stesso, come era sua intenzione 114 , se non lo avesse
coito la morte.
Sotto il profilo morfosintattico il nostro traduttore si disco-
sta dalle norme classiche per Puso alquanto impreciso degli
indefiniti (I, w. 133, 166, 405, 463, 584; IX, v. 101); Pimpiego
dei riflessivo, pronome o aggettivo, generalmente corretto, e
improprio in soli due casi (I, vv. 123, 488); al v. 33 dei IX libro
Pespressione «sibi sunt sua», se stilisticamente e apprezzabile
per Pallitterazione, grammaticalmente e ridondante. Per i com-
plementi di luogo si riscontrano confusione tra moto e stato (I,
vv. 314, 388, 583) e la presenza dei dativo al posto delPablativo
(I, vv. 252, 471) 115 . Impropria e anche la concordanza delPag-
gettivo neutro singolare « reparabile » con i sostantivi plurali che
seguono (IX, vv. 92-3).
Per quel che riguarda la sintassi dei verbo e da segnalare
Puso di quo e il congiuntivo in senso causale-finale (I, vv. 155,
505, 537), che si alterna alie proposizioni finali e causali clas-
siche. Talora il modo congiuntivo coincide con il tempo futuro
nel testo omerico (I, vv. 129, 144, 180 e altri). Il congiuntivo
113 Tale tendenza a eliminare o a compendiare si riscontrera anche per le
formule di passaggio e per gli epiteti (vedi infra , pp. 123 sgg.).
114 Vedi supra , p. 106 e nota 107.
115 Uinconsueto dativo dipendente da «minis» (I, v. 387) risente forse deH’in-
fluenza dei verbo semanticamente corrispondente «minor» ma non e esclusa la
corruttela nella tradizione, dal momento che «huic» e facilmente travisabile in
«hinc» e viceversa.
118
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D O MERO
presente «possit» al v. 3 dei IX libro e sintatticamente slegato
dal contesto: se si esclude la corruttela nella tradizione 116 , lo
si deve intendere collegato alPinterrogativa indiretta preceden-
te per zeugma.
Si riscontra la frequente sostituzione della seconda persona
singolare nelPimperativo con il congiuntivo esortativo oppure
Pattenuazione dei comando con Pinserimento di «oro»e di
« precor », soprattutto nelle richieste rivolte da uomini a dei o,
comunque, da parte di personaggi di rango minore a superiori
(I, vv. 37, 85, 145, 441, 443bis, 488, 528, 555, 563; IX, v. 1).
Nella sintassi dei periodo si ravvisano costrutti complessi e
poco scorrevoli per la sovrabbondanza di congiunzioni coordi-
nanti; frequentissimo e monotono e il ripetersi di procedimenti
stilistici quali Panastrofe delle congiunzioni appunto: et (I, vv.
11, 56, 108, 198, 253, 261 ecc.; IX, vv. 14,19), ut (I, vv. 187,
193, 305, 371, 464; IX, vv. 4, 18); oppure Panastrofe dei
pronome relativo (I, vv. 17, 19, 41, 78, 99, 115, 192 ecc.; IX,
vv. 6, 86). Assai alta e la frequenza di « namque », nesso coor-
dinante in luogo delle subordinate causali, relative, condizionali
e dei participi dei testo greco (I, vv. 12, 61, 66, 76, 87, 124,
140, 163, 203 ecc.).
Da segnalare, in quanto stilemi non appropriati, la congiun-
zione disgiuntiva «aut» preposta al secondo membro della pro-
posizione interrogativa indiretta disgiuntiva (I, v. 199), invece
della piu classica «an»\ la congiunzione enclitica «- que » impie-
gata nella correlazione (I, v. 471), che di regola andrebbe
espressa «et.. .et» (forse ha influito la correlazione nel testo
greco: Hom. 487 KAxaicxq xe veaq xe).
Nel repertorio lessicale non si rinvengono neologismi, ne
calchi linguistici, ne vocaboli rari o desueti; sembra anzi di
ravvisare una cura particolare da parte dei traduttore nelPadot-
116 Un’ipotesi di emendazione potrebbe essere «ut» finale al posto di « et » (la
confusione tra le due congiunzioni non e rara); un’altra eventualita e che il «sif»
dei verbo precedente abbia generato la variante «possit», in luogo dell’originario
« posset » con valore condizionale.
119
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALU ILIADE
tare termini attestati dalla classicita latina e non grecismi, ad
eccezione dei nomi propri.
Da rilevare e anche la tendenza alia variazione lessicale
qualora il poema omerico conservi il medesimo vocabolo: vaCg,
ad esempio, e tradotto come «navis» (I, vv. 32, 97, 150, 305,
309, 471), « classis » (I, vv. 52, 470), forse «currus» (I, v. 468) 117 ,
«ratis» (I, v. 416), « puppis » (I, vv. 152, 388, 428, 469), « trabes »
(I, v. 315), «vela» (I, v. 176). Per lo stesso motivo, quando vi
sia in Omero, essa viene conservata, anche se non in coinciden-
za semantica coi vocabolo greco: il mare e « pontus » (I, vv. 39,
164), «mare» (I, vv. 150, 330), « aequor » (I, vv. 50, 469, 315 ed
altri), « pelagus » (I, v. 513), «unda» (I, v. 352) 118 .
Virgiliana e ovidiana e la tecnica di versificazione uma-
nistica 119 , e non a caso Virgilio e Ovidio sono le fonti classiche
a cui principalmente attinge il Marsuppini, che dona ai suoi
contemporanei il primo Omero in esametri latini.
Uaretino non si discosta dalle norme prosodiche e metriche
dei latino aureo, ma, come era consuetudine alPepoca sua,
tende a estendere usi che, pur presenti negli autori antichi,
rappresentavano per essi Feccezione piu che la regola.
Si riconoscono, pertanto, Pallungamento di sillaba breve in
arsi (I, vv. 115, 213, 332, 347, 533; IX, v. 6); la cesura secon-
daria al terzo trocheo, sempre in concomitanza o con un vo-
cabolo unito alia congiunzione enclitica -que (I, vv. 25, 71, 73
e una ventina d’altri versi), o con una parola trisillabica (I, vv.
5, 24, 34, 146, 149, 421, 497, 568): in tal modo si sottolinea
1’inscindibilita delle sillabe costituenti il vocabolo in questione.
Da rilevare la frequenza della dieresi bucolica (I, vv. 106,
122, 266, 271, 272, 293, 297 ecc.; IX, v. 12) che Marsuppini
pare impiegare per isolare la cadenza finale dai primi metri dei
117 Al proposito si veda cap. II, p. 37.
118 Tale orientamento si riconosce anche nella trasposizione degli epiteti
(vedi infra , pp. 123 sgg.).
119 Sinteticamente, ma chiaramente illustra le caratteristiche dei poetare uma-
nistico U.E. Paoli, Prose e poesie latine di scrittori italiani , Firenze 1963, p. XXL
120
III. CARLO MARSUPPINI TRADUCTORE D'OMERO
verso e, implicitamente, per collegarla con quello seguente
oltre che sintatticamente anche ritmicamente.
Benche sia abile e ammirato versificatore, il Marsuppini
non e esente da durezze ritmiche e da veri e propri errori, a
meno che non li si voglia considerare deviazioni intenzionali
dalle buone norme prosodiche.
Si ravvisano:
- allungamenti irregolari in «placidus» in luogo di «pla-
cidus» (I, v. 443), «gena» in luogo di «gena» (I, v. 483 e, forse,
v. 349) 120 , «fuisse» in luogo di «fuisse» (I, v.394), «regit» in
luogo di «regit» (I, v. 284);
- Pabbreviamento «frugibus» in luogo di «frugibus» (I, v.
436) e «oro» in luogo di «oro» (I, v. 555) 121 ;
- Poscillazione di «Atrides»( I, w. 110, 137, 310; IX, w. 31, 60)
e « Atrides » (I, w. 18, 28, 65, 211, 285, 288, 357, 377; IX, v. 8);
- « dehinc » monosillabico (I, vv. 285, 483);
- dieresi prosodica in « Briareum » (I, v. 396);
- sinizesi in « semianimus » al v. 571, dal momento che i in
posizione mediana non intervocalica deve essere considerata
vocale.
Fonicamente non eleganti le sinalefe consecutive ai vv. 183,
340, 342 nel I libro e al v. 58 nel IX.
Ametrici risultano i vv. 89, 137, 268, 411, nel I libro: per
alcuni di essi non si puo escludere un’aggiunta nel corso della
tradizione (v. 137 «est»), ma richiedendo Pemendazione innanzi
tutto cautela ed delineandos! in questo caso una supposizione
senza alcuna possibilita di riscontro, non se n’e data segnalazio-
ne in edizione. Bisogna ricordare infatti che, per quanta dime-
stichezza e abilita possiedano gli umanisti nel comporre versi
latini, quella di Virgilio e di Ovidio e pur sempre una lingua
per essi acquisita.
120 Si veda cap. II, p. 50.
121 Abbreviamento irregolare si deve ipotizzare anche per «qui» (I, v. 337), se
si accoglie Temendazione proposta in edizione; nemmeno le lezioni tradite sono
accettabili metricamente e si e preferito proporre una soluzione che privilegiasse
il significato.
121
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
Per quanto concerne Pimpiego di fonti latine classiche,
Carlo Marsuppini pare non discostarsi dalPammirazione, impe-
rante alPepoca, nei confronti di Virgilio: citazioni e richiami
dalle opere dei poeta mantovano sono massicciamente presenti
nella traduzione iliadica.
Se e quasi d’obbiigo Pausilio di un poeta epico per tradurre
un poema epico (Virgilio al primo posto, ma anche Stazio),
nella traduzione in esame assume una connotazione particolare
Putilizzazione delPopera ovidiana, che, basilare per la formazio-
ne dei letterato, costituis ce nelPUmanesimo, come nel Medio-
evo, soprattutto un repertorio di notizie mitologiche 122 : da
parte delParetino invece pare configurarsi un uso, per cosi dire,
mirato dei versi antichi. Nel testo infatti Ovidio e celato so-
prattutto, ma non esclusivamente, in passi dove e protagonista
un moto delPanimo: Pira (I, 111 Met. 2,602), la compassione
(I, 62 Met. 11,784), la paura (I, 348 Am. 3,3,5), il dubbio (I,
196 Met. 9,517), la preoccupazione (I, 180 Ep. 7,21), la pre-
potenza (I, 387 Met. 2,397), la supplica (I, 421 R.A. 2,3,97; I,
441 Met. 7,620), la tenerezza materna (I, 362 Fas. 1,259) e
naturalmente Pamore (IX, 28 Met. 2,357; IX, 33-34 Am. 3,9,57
ed Ep. 3,105).
Circa le modalita di utilizzazione della fonte antica, si
riconosce Pintento di differenziarsi rispetto al modello: la ci-
tazione e quindi occasione per rivelare la minuziosita delle
proprie conoscenze e Pemulazione con Pautore e ulteriore banco
di prova della propria abilita compositiva.
Si incontra dunque il verbo composto in luogo di quello
semplice o viceversa (I, 3 demiserit > miserit ; I, 100 deposita
> posita ; I, 123 reddantur > dentur, I, 176 intendere > tendere
etc.); oppure la sostituzione dei verbo con uno di significato (I,
91 defendar > tectus\ I, 166 vocas > venit ; I, 201 liberat, deripit
> distrinxerat etc.) o di forma affine (I, 57 contorsit > intorsit ;
I, 213 missus > dimittor, I, 466 inspirat > aspirat etc.).
122 Si veda A. Buck, Die Rezeption der Antike in den romanischen Literaturen
der Reinassance , Berlin 1976 (trad. it. di A. Sottili, Leredita classica nelle lette-
rature neolatine dei Rinascimento, Brescia 1980, pp. 251 sgg.).
122
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
Ugualmente spostamenti di preposizioni, variazioni di gene-
re o di numero attestano la sistematica eiaborazione dei modelll
utilizzati.
Talora il ricordo e Pinnesto della citazione latina prevalgo-
no sui fine primo della composizione, la traduzione cioe dei
testo greco, differenziandosi assai da questo: ne sono documen-
to i vv. 20, 125, 347, 387, 462, 464 nel I canto e i vv. 7, 32
nelPorazione dal IX.
Non bisogna sottovalutare Peventualita che Marsuppini adotti
in casi di «difficolta» il modello latino: lo comproverebbero la
sequenza della preparazione dei sacrificio (I, vv. 445-458) e la
descrizione dello scettro di Achille (I, vv. 239-245), in cui sono
trasferiti tali e quali gli esametri virgiliani di Aen, 12, 206-211;
nel primo caso la difficolta e di ordine tecnico 123 , nel secondo
interviene la sensibilita poetica e linguistica sia nei confronti
delPautore greco che di quello latino, per cui il traduttore,
valutata la suggestione delPimmagine e conscio dei propri limi-
ti 124 , preferisce non cimentarsi.
* * *
L’obiettiva valutazione di una traduzione umanistica da
Omero esige attenta considerazione riguardo la resa latina di
due peculiarita delPepica greca: la struttura formulare di molti
versi e la fissita degli epiteti.
Si osservino dunque i seguenti nessi formulari e la loro
traduzione:
1. 12ss. £ 371ss. rj/U)e 0oaq kni vqaq ’Axaicov / Axxropevoq re
Ouyaxpa <j>epcov x* aTtepsioi’ arcoiva, / oxeppotx’ sxcov ev xspcriv
EKTjPo^ou ’ AnoXX&voq / ava aKrjTixpq), Kai Xiooeto
7iavxaq ’Axaio6c;, / ’Axp£t5a 5e pa^iaxa 56co, Koaprixops A,ac6v
3s^ . qui ratibus sollers advenerat Argis, / laurea serta dei manibus
sceptrumque gerebat / et quae sint natae pretium ventura
redemptae, / fulgentes ocreis Danaos oravit et altos i praecipue
123 Vedi supra , p. 117.
124 Si veda supra , pp. 107 sgg.
123
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALLILIADE
Atridas, rerum quis summa potestas: 370ss . antistes Phoebi
Graiorum castra petivit / solveret ut natam pretiosaque dona
ferebat , / tum manibus laurea gestabat et aurea sceptra , / armatos
Danaos supplex oravit et altos / praecipue Atridas, rerum quis
summa potestas:
2. 22ss. £ 376ss . ’Ev0’ aXkox |lxsv navxeq 87ieo<t)ri|Lir|oav ’Axaioi
/ aiSeTaOai 0’ lep^a Kai ay^aa SexOai euroi va- / aXV ouk
’Axp8i8r| 'Ayajueiivovi ^v8ave Gujucp, / dXXa kockcq^ a<(n8i,
Kpaxepov 5’ etu pu0ov exeXA,e
26ss . Assensere alii tollendaque praemia censent / reddendamque
patri natam, vatemque vereri ; / at non Atridae placuit sententia,
dictis / sed gravibus Chrysem ratibus discedere iussit
375ss. Assensere omnes sumendaque praemia censent, /
reddendamque patri natam, vatemque vereri ;/ at non Atridae
placuit sententia, dictis / sed gravibus Chrysem ratibus discedere
iussit
3. 37s. £ 45 ls . kXuGi jueo, apyupoxo^’, oq Xpuarjv ap<|)iP8Pr|Ka<;
/ KftAav x£ ^a0er|v TsveSoio xs t(J)i dvaaasi^
41s . «Arcitenens magne, Chrysae qui moenia lustras, / divinamque
regis Cillam Tenedumque gubernas
439s. « Phoebe pater, Chrysae, magne, qui moenia lustras, / divi
namque tegis Cillam Tenedumque gubernas
4. 43. £ 457 "Zlq 8(jKxx’ eoxojuevoQ xou 5’ ekXvz <£oipoc; 'AkoXXcov
48 Audiit hoc Phoebus graviter commotus et imas
444 Talibus orantem dictis audivit Apollo
5. ££ £ 101 v Hxoi o y’ coq ei7ia>v kocx’ ap’ e^exo xoTai 8’ avecrxri
75 Dixerat ; et subito consurgit (maximus augur)
110 Vix ea fatus erat; subito cum surgit (Atrides)
6, £ 215 Tov 8’ dnajLieipoiLxevoc; 7rpocT£<t)r| 7ioSat; coko q
XXzbq
92 Quem contra pedibus velox affatur Achilles
211 «O dea iam - monitis velox respondit Achilles
7. 121 £ 172 Tov 8’ rmsipex’ STteixa no8dpKT[q 8ioq 'AxiXXzuq
128 Quem contra (cursu velox) sic fatus (Achilles)
124
IU. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
179 Dixerat alterna contra (rex) voce locutus
8. 130 £ 285 Tov 8’ &7tafjL£ip6pevo(; 7tpoG£<|)r| Kpeicov
’Aya|iepvG)v
137 Cui contra Atrides tali rex est voce locutus
288 Quem rex Atrides fatus sic talia contra
9. 196 £ 209 aju<|)co ojigx; Oupcp <jn2eouaa xc Kr|So|ievr| xc
203 namque erat ambabus cura carusque dearum
214s . nostri iam maxima cura es / carus utrique deae
10. 356 £ 507 f|x(pr|aev' e2cbv yap yepa q, auxoq caioupaq
357 abstulit Atrides fervens, secumque retentat
489s . namque illum Atrides longe contempsit et illi / raptus
honos merito
Risulta palese la non omogenea traduzione delle formule
omeriche da parte dei Marsuppini. Da un lato pare quasi abor-
rire Piterazione, tanto e puntuale la differenziazione: non solo
sintattica (1. prop. relativa-finale; 6. prop. principale-inciden-
tale), ma anche morfologica (1. laurea serta-laurea , sceptrum -
aurea sceptra ; 9. erat ... cura-nostri ... es) e lessicale (1. ratibus-
castra , advenerat-petivit , Argis-Graiorum , gerebat-gestabat ,
fulgentes ocreis-armatos\ 4. Phoebus-Apollo ecc.). DalPaltro ri-
duce al minimo le variazioni (2. <z//7 tollendaque-omnes
sumendaque ; 3. Arcitenens-Phoebe pater , regis-tegis) quando ad-
dirittura non riprenda la frase tale e quale (1., 2. ecc.).
Questa contraddizione - la minuziosa diversificazione dei
vocaboli e di contro Pidentita di alcune sequenze - induce a
supporre una duplice consapevolezza da parte dei traduttore: da
una parte vi e la coscienza che la fissita delle formule omeriche
potrebbe ingenerare noia nel lettore umanistico (si tenga conto
che Marsuppini traduce su esplicito invito di un pontefice); ma
probabilmente in lui e altrettanto pressante Pesigenza di tra-
smettere tale componente, che tanto caratterizza lo stile epico
omerico, piu per correttezza di traduttore che per reale apprez-
zamento dei fenomeno.
125
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
Riguardo i cosiddetti epitheta ornantia , sintagma che
evidenzia In se la mancata considerazione di questa peculiarita
delPepica omerica da parte degli umanisti, Panalisi procedera
raggruppandoli secondo i termini a cui si riferiscono.
Puntuale semanticamente e ia resa degli attributi riguardan-
ti Achille: «divus» (5Toq), «pedibus velox » (TioSaq gokoc;), «celer»
(coKoq), « cursu velox » (TioSapKTjc; 5Toq), «divus» (GcoeiKe^oq) 125 ;
ma piu si procede nella lettura della traduzione, piu gli epiteti
si diradano e Peroe viene indicato solo con il suo nome proprio
o con il patronimico («Aeacides» piu spesso di «Pelides»).
Nel testo omerico ? 'Ava^ av8pa>v e Kpsicov sono i due
epiteti ricorrenti per Agamennone, che vengono tradotti rispet-
tivamente «rector populorum » e «rex»\ a cio s’aggiunga Pinten-
zione delPumanista di connotare negativamente il re greco,
come traspare da attributi quali « fervens », « violentus », « perfidus »
che non trovano corrispondenza nel poema omerico; tale orien-
tamento si coglie anche nelPaccentuazione degli epiteti disono-
ranti presenti nel testo greco: « rex infelix nimium populique
vorator» traduce Hom. 231 8r||ioP6poq flaoihexx; 126 . Anche per
Agamennone si riscontra nella traduzione un progressivo scom-
parire degli epiteti, che lasciano il posto ai semplici « Atrida »,
«Agamemnon» e «rex».
Gli eroi insieme (KocrpfjTopB A-acbv) sembrano richiedere la
traduzione tramite la solennita dei verso virgiliano (fieri. 10,100)
«rerum quis summa potestas» (I, vv. 17 e 375).
I personaggi nominati una sola volta o, comunque, meno
presenti nel canto conservano Paggettivazione omerica, forse
perche necessaria a caratterizzarli: «' Thestorides Calcas maximus
augur » (Hom. 69), «Pylius Nestor sapiens» (Hom. 247), «' Thesea
Egidem divis caelestibus aequum» (Hom. 265), «divinum
Polyphemum » (Hom. 264), « sollers ... Ulixes » (Hom. 311) 127 .
Un’eccezione pare rappresentare «Ettore uccisore d’uomini»
125 Cfr. I, vv. 6 e 295; I, v. 92; I, v. 472; I, v. 121; I, v. 138.
126 Si veda il testo latino I, v. 6; I, v. 287; I, v. 357; IX, v. 60; IX, v. 78; I,
v. 236.
127 Si veda il testo latino I, w. 76, 255, 269, 268, 314.
126
III. CARLG MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
(Hom. I, 242; IX, 351) che o viene sosti tuito dal nome dei suo
popolo (I, v. 248 « Teucris »), o e sempliflcato nelPaggettivo (IX,
v. 43 «Hectoreas»): forse P epiteto e percepito come eccessiva-
mente duro per il protagonista deilo struggente addio ad
Andromaca.
Criseide e Briseide sono le figure femminili presenti nei
libri tradotti dal Marsuppini e in Omero i loro nomi sono
accompagnati da KaAAi7taprjov e da Koupqv. Il primo epiteto
e tradotto una sola volta, (I, vv. 348-9 «niveasque colore /
purpureo suffusa genas») non a caso quando Briseide viene con-
dotta fuori dalla tenda di Achille da Patroclo per essere con-
segnata ai «praecones» inviati da Agamennone; non a caso Pepi-
teto e arricchito dal particolare sui rossore, connotazione visiva
che rende umana e piu dolorosa la scena; non a caso rieccheggia
Ovidio (Am, 3,3,5): si conferisce quindi alPusuale attributo
omerico una valenza contenutistica e retorica assente nel poema
greco. Altrove il medesimo epiteto e tradotto in una sola sua
parte « pulchra » (I, vv. 152, 325, 369) o dei tutto omesso (I, vv.
184,313).
Kooprj e riportato quando non accompagna il nome proprio
(I, v. 107 «nata» = Hom. 98), altrimenti viene omesso (I, vv.
119, 341) o semplificato ad aggettivo possessivo (I, v. 384
«nostram»),
Gli appellativi etnici ’Axaioi, Aavaoi, Tpcoeq, ’ApysToi sono
tradotti con i corrispondenti aggettivi latini «Achivi», «Danai»,
«Teucri», «Argivi», senza pero rispettare la coincidenza semantica
nel testo greco; « Grai » e sovente adottato per ’Axaioi. Tali
epiteti sono tutti trasferiti una sola volta e mai parallelamente
al verso greco 128 :
- « fulgentes ocreis Danaos » (Hom. 17 cuicvfifaiSeq ’Axaioi)
- «armatos Danaos » (Hom. 371 ’Axaicbv xaA.KOxtxcbvcov)
- «tam splendida corpora Grai» (Hom. 389 tXiK&mdeq
’Axaioi)
128 Eccezioni costituiscono |aeyd0opoi, che viene dei tutto trascurato, e Tp&eq
aixprixai, la cui dislocazione nel verso viene rispettata in latino 0, v. 160 « belligeri
Teucri»). Per gli epiteti su elencati si veda il testo latino I, w. 16, 373, 18.
127
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALL’11 IADE
Mentre nel primo caso emerge una caratterizzazione lumi-
nosa delPavverbio generico greco, nel secondo si ravvisa una
seniplificazione e nel terzo una generalizzazione rispetto alie
connotazioni piu specifiche omeriche.
Per quanto riguarda gli epiteti agli dei pare essere venuta meno
la diligente attenzio ne di darne notizia almeno una volta: infatti
vengono omessi pr|xi8xa, copooTta, alyioxoio per Zeus; pocoTtiq
Tioxvia per Era; y^aoK«7aq per Atena; xpoacirj per Afrodite.
La proposizione relativa spesso sostituisce Pattributo vero e
proprio: Apollo e il dio «cui certa sagitta / est manibus» (Hom.
21 dKT|p6A,ov), «cui tela volantia longe / vulnera certa ferunt , si
qui sua numina temnunt» (Hom. 75 &Kaxr|PEA,exao avctKxoq);
Zeus e colui «qui fulmine gaudet» (Hom. 419 xepTuicepaovcp),
« nigras qui cogit in aethera nubes» e «cogit qui nubila caelo»
(Hom. 517 e 560 ve^c^qyspexa) 129 .
Altri epiteti vengono tradotti in una loro sola parte: « can-
dida » e «aurea» e Era, in Omero la dea dalle bianche braccia
e dalPaureo trono; «alma niveis plantis » e Teti piede d’argento,
figlia dei vecchio dei mare e si noti che anche in questo caso
Pepiteto viene esplicitato una sola volta e in un contesto diverso
da quello omerico: quando la dea, per consolare il figlio,
emerge dal mare, un evento piu confacente alia citazione dei
particolare dei piedi.
Talora invece Pepiteto greco trova in latino un attributo
corrispondente e completo: « altitonans » (uij/iPpepexrii;), «genitor
divumque hominumque» (Ttaxqp avSp&v xe 0e<bv xe), « inclitus
arte» (ioloxoxex vr l^) 130 *
Assolutamente trascurati o banalizzati gli epiteti riguardanti
i toponimi 131 :
- Troia e «urbe Troiana » (koXiv edxdxeov), « oppida Troiani
imperii» (eo vaiopsvov 7ixoAi£0pov), « Iliacis agris » (8pipa)A,ov),
« Pergama » (Tpcbwv 7i6A.iv).
129 Si veda il testo latino I, vv. 24-5, 82-3, 419, 493, 538.
130 Si veda il testo latino I, vv. 558, 523, 549.
131 Si veda il testo latino I, vv. 134, 171-2; IX, 19, 96; I, v. 162; IX, v. 55;
I, v. 366.
128
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
- Ftia e « Phtiae patriae » (epipooA.ou); in mi caso traduce piia
precisamente « segetes aut pinguia culta feracis» (epipcbtaxia
pcoxiavsipri), perche inserisce la fertile terra nelTelenco dei
possessi di Achille.
- Tebe e la citta «famosissima per le cento porte», conno-
tazione piu chiarificativa di ’Aiyo7raaq; «Urbem Thebanam ... Ie-
tionis » non abbisogna di altri attributi fisprjv noAav ’H£x{(dvo<;).
UOlimpo, a parte tre volte in cui viene designato con il suo
nome proprio, e sempre «caelum», termine generico per indi-
care la dimora delle divinita; se nel testo greco esiste la carat-
terizzazione, nella versione latina essa viene mantenuta: «vertice
caeli» (poocpov), «caelum nubesque » (ayavvi(|)ov), «clari de ver-
tice caeli » (aiyXerjvxoc;) 132 .
Riguardo Taggettivazione generica si riscontra da parte dei
Marsuppini puntuale rispetto dei testo omerico e, nel complesso,
correttezza d’interpretazione; eccone qualche esempio: « navibus
altis » (KoiXrjaiv vqoai), «navem nigrantem » (vrja pe^aivav),
«montibus umbrosis» (oopsa aiaosvxa), « ponto sonoro» (daXaaoa
vQCr\eaaa), «peracutum ensem » ((j>aayavov 6^6) e altri.
In qualche caso si ravvisano razionalizzazioni dei significato
come «scelestas manus» (Papciaq x 8 ^P a ^)? « subitis dictis» (enea
7ix£poevxa), «clarum ensem» (pcya ^((jjoq), «forma praestante»
(yuvaiKac; vq ) 133 .
Talora lega il vocabolo semplice di Omero ad attributi,
per porre in risalto la grandezza (« concilio magno», «vagina
ingenti») o Torrore (« nigram mortem », «diro morbo», «gelidus
terror»), con Teffetto di stendere un velo di ineluttabilita sugli
eventi 134 .
In sintesi si riconosce, sia per la formularita sia per gli
epiteti, il medesimo intento dei traduttore: trasferire nel latino
umanistico queste peculiarita omeriche senza urtare il gusto
delTepoca, orientato alia varietas stilistica.
132 Si veda il testo latino I, vv. 397, 414, 512.
133 Si veda il testo latino I, vv. 97, 150, 164bis, 197; I, v. 97, 201, 207; IX,
v. 57.
134 Si veda il testo latino I, vv. 61,201, 66, 67, 335.
129
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
La fissita morfolessicale di tali strutture trova parziale
trasposizione nella traduzione deiPAretino per cio che riguarda
le formule; e, invece, evitata per gli epiteti, che sono quasi tutti
riportati una volta e raramente ripetuti, quasi la loro funzione
paresse al traduttore soprattutto quella di caratterizzare: non a
caso quelli riferentisi ai luoghi sono assai semplificati.
E maggiore Pattenzione alia lingua in cui traduce - man-
cano grecismi e rari sono gli attributi composti, comunque
sempre attestati dalla classicita: « altitonans », «arcitenens» - che
a quella tradotta, ma nel complesso Marsuppini, anche se talora
barcollante, sembra sia riuscito a mantenersi in una posizione
d’equilibrio, soprattutto rispetto ai traduttori coevi che o ave-
vano grecizzato il latino o avevano dei tutto latinizzato Omero.
Carlo Marsuppini e alcuni traduttori coevi
Al fine di valutare Papporto deiPAretino alPevolversi della
traduzione omerica umanistica, si porra a confronto il suo
lavoro con quello di alcuni autori cimentatisi nelPimpresa pri-
ma e dopo di lui. Canalisi vuole essere soltanto indicativa, dal
momento che viene svolta su saggi limitati e parziali di tradu-
zioni coeve; ciononostante da essa traspaiono gia il debito dei
Marsuppini ai traduttori antecedenti, la sua originalita e Pere-
dita lasciata ai successori.
* *
*
La traduzione dei discorso di Achille tratto dal IX libro e quasi
sicuramente stata condotta dal Marsuppini sulla scorta della me-
desima traduzione in prosa dei suo conterraneo Leonardo Bruni.
Giova qui ripetere 135 che il Bruni si cimento nelle traduzioni
da Omero per uno specifico motivo: documentare la presenza nel
poema epico dei tre stili di eloquenza oratoria, uno semplice e
preciso, Paltro solenne e mosso, il terzo a mezzo tra i precedenti.
I versi tradotti da Marsuppini contenenti la risposta di Achille
135 Vedi cap. I, pp. 16 sgg.
130
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
ad Ulisse, inviato insieme a Fenice quale ambasciatore da parte
di Agamennone, sono esemplificazione dei secondo genere, quello
solenne e sublime. Probabilmente il Marsuppini tradusse anche
le altre due orazioni 136 e una conferma che il suo lavoro risalga
a un’epoca anteriore alia traduzione maggiore emerge dal riscon-
tro delle affinita con quella bruniana: il nostro aretino, tradut-
tore di un canto iliadico completo, non avrebbe avuto bisogno
di prendere spunto da un lavoro altrui per un centinaio di versi.
Osserviamo dunque in concreto 137 :
- v. 1 «Parce, precor, duris proles generosa Laertis»
L.B. « Oporteret me quidem o generose Ulixes »
« Generosus » e aggettivo senza corrispondenza con il testo greco,
a meno che non si postuli una errata interpretazione di
7io^oprix avo ^ : il significato originario, «dalle molte astuzie», e
stato forse inteso come «dalle molte risorse» e da qui il pas-
saggio a «generosus» e breve.
- v. 3 «mentis et a nulla possit ratione moveri »
L.B. «(Quod enim nunc dixero) id fixum denique immutabile »
La risolutezza dei proposito di Achille, che e nel testo dei
traduttori aretini, in Omero e invece lo svolgimento delle
affermazioni dei verso precedente, in cui si dichiara che bisogna
rispondere apertamente «nel modo che appunto penso e come
avra compimento».
- v. 21 «Tum cepi undenas terrestri Marte cadentes»
L.B. «Terrestri vero pugna undecim urbes...»
La metonimia pare ricalcata sulLespressione bruniana piuttosto
che rifarsi direttamente al nzQoc; omerico.
- v. 22 «e quibus ah quantas, mea vana pericula , praedas»
L.B. «cum haec meis periculis parta suscepisset »
In Omero il concetto delPaver predato non e accompagnato dal
fatto di aver corso dei pericoli per questo.
136 Al proposito si veda cap. III, pp. 108 sgg. e nota 108.
137 Si cita la traduzione dei Bruni secondo il testo contenuto nelBesemplare
a stampa «Homeri opera e graeco traducta» posseduto dalla Biblioteca Braidense
(vd. cap. II, pp. 33 sgg.).
131
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALUILIADE
- v. 3 1 «Nonne Helene rapta est}»
L.B. «An non graciae (sic) Helenae per Troianos raptae}»
Omero non esplicita il motivo dei rapimento.
- vv. 56-8 «nam multa reliqui / huc veniens, multas.. J hinc
ducam »
L.B. « Nam et doni multa reliqui huc proficiscens et hinc multa
feram »
Marsuppini sostituisce verbi di significato affine, ma la strut-
tura dei periodo e la medesima.
- vv. 66-7 «iam neque consilio nostris neque viribus illi /
nusquam adero. Satis est fraudes fecisse priores .»
L.B. «Nec ego re neque consilio sibi umquam adero. Satis est
quod nec semel fraudaverit ac deceperit»
L’identita dei vocaboli evidenziati non necessita commento.
- v. 71 «nec mihi si decies totidem viciesve darentur»
L.B. « Nec si decies viciesque totidem daret.»
Anche qui e evidente il debito dei nostro traduttore al Bruni.
- v. 80 « Ipse sibi aequalem generum paret haud mihi natam »
L.B. « Alium sibi ille quaerat generum qui sibi conveniat»
Omero non palesa il legame di parentela.
- vv. 90-1 «aut quantae clauduntur limine templi / Phoebi, qui
claris pandit sua numina Delphis »
L.B. « quot templum Apollinis delphici intra limen claudit »
Entrambi preferiscono specificare il luogo in cui si trova il
tempio dei dio con la denominazione piu famosa di Delfi che
quella omerica di Pito.
A queste evidenti analogie si aggiungano le affinita tra
alcuni incipit : «sic nos insomnes noctes» (L.B. «sic ego plurimas
noctes insomnes transivi»), «nec quot » (L.B. «nec si quot»), « Sed
fore.../ sin patriam» (L.B. «fore. Sin vero in patriam») 138 .
138 Si veda il testo latino IX, vv. 17, 73-4, 98-9.
132
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
Non e escluso che il Marsuppini abbia attinto dal lavoro
bruniano intenzionalmente, volendo omaggiare il conterraneo;
cio consentirebbe anche di supporre affinita di opinioni circa
la teoria dei tradurre tra il Marsuppini e colui che su questo
argomento aveva scritto un trattatello. Tuttavia va a demerito
della sue qualita di traduttore Paver accolto anche le cattive
interpretazioni di costui 139 .
La versione poetica dei Marsuppini e stata preceduta dalla
traduzione verso per verso di Pier Candido Decembrio, che, pur
rinunciando a creare degli esametri veri e propri, non e esente
dalPinserire alcune clausole metriche 140 . Non sono, pertanto, da
ritenere solo fortuite coincidenze le corrispondenze che seguono:
- v. 9 «Latonae genitus.,.»
P.C.D. « Latonae et lovis filius ...»
- v. 12 «sacerdotem Phoebi contempserit ille / Chrysem »
P.C.D. «Chrysem contempserit sacerdotem / Atrides »
- v. 18 «Atridae atque alii...»
P.C.D. «Atridae atque alii ...»
- v. 26 «Assensere alii...» / v. 375 «Assensere omnes...»
P.C.D. « Alii quidem omnes assensere Achivi »
- v. 28 «At non Atridae placuit sententia dictis»
P.C.D. « Sed non Atridae Agamemnoni placuit animo»
- v. 33 «Seu nunc tardantem...»
P.C.D. «Seu nunc tardantem ...»
- v. 38 «Sic fatus timuitque senex ...»
P.C.D. « Sic fatus timuitque senex...»
- v. 44 «sique tuis aris taurorum pinguia crura»
P.C.D. «si quando tibi pinguia crura cremavi »
139 Si noti qui, a titolo di mera curiosita, che la storia ha voluto uniti i due
aretini anche nella professione (entrambi Cancellieri di Firenze) e nella morte
(riposano nel medesimo Iuogo di sepoltura, in S. Croce uno di fronte aiPaltro).
140 Si veda C. Fabiano, P.C. Decembrio..., cit., «Aevum», XXIII (1949), p. 39.
Dallo stesso articolo sono tratti i cento versi dei I canto iliadico, su cui e stato
condotto il raffronto con la traduzione dei Marsuppini.
133
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DALCILIADE
- v. 48 «Audiit hoc Phoebus graviter commotus »
P.C.D. «Audiit hunc Phoebus Apollo / commotus animo »
- v. 50 «Arcum humeris pharetramque gerens»
P.C.D. «Arcus humeris ferens amplamque pharetram »
- w. 59-60 «Continuoque novem saevire per agmina soles / tela dei»
P.C.D. « Novemque per dies castra peragrarunt tela dei»
- v. 67 «nigram si volumus evadere mortem»
P.C.D. «si mortem vitare velimus »
- v. 77 «Quae sunt quae fuerunt quae mox ventura trahuntur »
P.C.D. «quae sunt fuerunt et ventura trahantur».
- v. 371 «solveret ut natam...»
P.C.D. «solveret ut natam...»
- v. 573 «...candida luno »
P.C.D. «...candida luno»
Si e gia illustrato come la traduzione dei Decembrio sia
stata condotta sulla falsariga di quella di Leonzio Pilato 141 e
quanto poco Pabbia migliorata, nonostante le buone intenzioni,
causa la sua mediocre conoscenza della lingua greca. Probabil-
mente pero il suo contributo e maggiore di quanto possa ap-
parire, se da soli cento versi 142 emergono tante e tali corri-
spondenze con il lavoro dei Marsuppini, che e tra i traduttori
piu sensibili delPepoca prima dei Poliziano; e anche se non si
concorda sui dislivello tra i due, tali affinita renderebbero
comunque piu manifesta la qualita delle traduzioni dei periodo.
Marsuppini, dei resto, pare aver coito e utilizzato nella
propria versione soprattutto le innovazioni decembriane rispet-
to alia traduzione dei Calabrese 143 , in particolare quelli che
sono gli incipit dei versi.
141 Si veda al proposito il cap. I, pp. 21 sgg.
142 E implicito che tale congettura debba essere suffragata dalFanalisi e dal
confronto con la totalita dei canto omerico.
143 Fanno eccezione i vv. 9, 28, 33 che il Decembrio ha trasferito tali e quali
dalla versione leontea.
134
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
* £ *
Se da una parte Paretino e debitore nei confronti delia
tradizione che Io precede, dalPaltra anche un ristretto e par-
ziale confronto, come quelio che segue, con traduttori poste-
riori consente di dichiarare che la sua versione omerica ha
influito suile consuetudini traduttorie delPepoca.
Si paragonera ora il primo canto iliadico dei Marsuppini
con la cinquantina di versi superstiti di Orazio Romano 144 per
le significative coincidenze che presentano i due testi e, quando
possibile, con gli esametri dei primo libro tradotti dal Filelfo,
suo acerrimo nemico 145 :
I, lsg. Nunc iram Aeacidae tristem miseramque futuram , / diva,
cane et quantos Grais dedit ille dolores / quotque animas fortes
heroum miserit Orco , / quantaque tum canibus miserorum corpora
passim 146 / atque avibus lanianda tulit , quo tempore primum
Hor. Iram Diva refer nati Peleos Achilli / pestiferam Danais ,
tantos quibus anxia luctus / ac tulit heroumque animas tot
miserit orcho / ingentes, canibus lanianda cadavera passim /
alitibusque dedit .
Phil. Iram . diva(m). refer Pellidae Achilli / innumeris quae saeva
malis adflixit Achivos / heroumque animas tot fortis impulit
horcho / membra minutatim , quorum laniata molossis / alitibusque
dedit pro regis mente deorum
I, 9sg. Latonae genitus... / infensus regi
Hor. 9 Latona infensus regi
I, 14 laurea serta dei manibus sceptrumque gerebat
Hor. 14sg. laurea Phoebi / serta gerens sceptrumque manu
144 Su questo traduttore si veda cap. I, pp. 24 sgg. Il testo qui utilizzato e
quelio edito da M. Lehnerdt: Horatii..., cit., Lipsiae 1907, p. 39.
145 1 versi omerici dei Filelfo qui citati sono stati raccolti e pubblicati insie-
me a tutti gli altri da A. Calderini, Ricerche intorno alia Biblioteca e agli studi
greci di Francesco Filelfo, «Studi italiani di filologia classica», XX (1913), pp. 331
sgg-
146 Si rileva 1’identita di espressione con il v. 10 di Orazio Romano «.. incensus
miserorum corpora tractu».
135
LA PRIMA TRADUZIONE UMAN1STICA IN VERSI DALLU1ADE
I, 19 caeli, qui culmina servant
Hor. 20 caeli vobis, qui culmina servant
I, 23 tam caram misero mihi reddite natam
Hor. 22 caram mihi reddite natam
I, 26 Assensere alii
Hor. 26 Assensere omnes
I, 3 1 sg. Phoebi / non lauri non sceptra tegent
Hor. 32 non te sceptra dei nec laurea texerit
I, 48 Audiit hoc Phoebus
Hor. 48 Audiit architenens 147
I, 51 et quassae sonitum fecere sagittae
Hor. 5 1 ex humeris sonitumque dedere sagittae
I, 86 sgg. nam vereor regem mea dicta remordant, / namque viro
tenui si quando concitus ira / est animus regis, dirum quamquam
ille dolorem / corde premat, non tamen sua pectora placat, /
quam sibi de misero pendantur sanguine poenae
Phil. nam potior rex est, humili dum irascitur ulli / qui si
continuo se continet, attamen irae / conceptas penitus servat sub
pectore flammas
Phil. nam potior rex est, ira si quando minorem / appetit . Hic
bilem quamquam tum continet imis / pectoris ast odium servat
penatralibus, olim / operiens tempus, culpam quo poena sequatur
I, 256 dulcia mella fluunt magna et cui copia fandi
Phil. ex eius lingua meile dulcior profluere videtur oratio
I, 459 sgg. inque diem totum placarunt numina Phoebi / ad
citharam Grai iuvenes paeana canentes / dicentesque deum;
tacitus gaudebat Apollo
Phil. hique deum modulo placidum sibi adesse diurno i instabant
Graii pulchrum paeana canentes / teque, sagittator, resonant;
laetaris Apollo
147 « Arcitenens » e 1’epiteto per Apollo usato dal Marsuppini sette versi prima.
136
III CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D'OMERO
Neti 9 Iliade dei Marsuppini e in quella di Orazio Romano si
ravvisano affinita sintattiche e lessicali, che manifestano la
netta dipendenza dei secondo dal primo; alcuni stilemi e nessi
delParetino vengono semplicemente trasferiti da una traduzione
alPaltra, quasi che Pintento dei Romano fosse proprio quello di
far trasparire dalla propria versione un legame con il lavoro dei
traduttore da poco scomparso. Si attesterebbe cosi il successo
presso papa Parentucelli dt\Y Iliade dei Marsuppini e nello stesso
tempo la speranza dei Romano di ottenere i favori dei pontefice
o, comunque, di soddisfare la sua richiesta con una versificazione
che offrisse le medesime caratteristiche di quella avviata dal
cancelliere fiorentino: ma le modalita stesse di intervento sugli
esametri delParetino e della loro trasposizione nella cinquantina
di versi pervenutici, testimoniano che il desiderio dei Romano
non era pari alie sue forze.
Per il Filelfo 148 non si pud dichiarare lo stesso: a dire il
vero si riscontrano alcune somiglianze (vv. 86, 460 e, inoltre,
nella traduzione dei v. 526 dei XXIV libro iliadico « nullis
tanguntur numina curis» coincidente con I, 167 «aut ullis
tanguntur pectora curis») e, considerata la rivalita tra i due, esse
potrebbero di per se costituire un’ulteriore prova dei valore
della traduzione di Marsuppini, ma da questo a stabilire Pin-
fluenza dei nostro traduttore sui tolentinate, che non manca di
correggerlo 149 , il passo e lungo.
E comunque da rilevare una strana coincidenza per i primi
cinque versi dei primo libro, gli unici testimoniati per tutti e
tre gli autori presi in esame: la versione di Orazio Romano,
infatti, pare il risultato delPinnesto di espressioni appartenenti
agli altri due, come documentano le differenti evidenziazioni
grafiche; che sia il Romano a «copiare» dai due rivali o il
148 Tenendo conto dei fatto che molti dei brani tradotti dal Filelfo sono
contenuti in opere o in epistole la cui datazione si aggira tra gli anni 1455-1460,
si presume, riservando la conferma a un’analisi approfondita, che sia costui a
leggere il Marsuppini e non viceversa. Per Ia rivalita tra i due si veda R. Fabbri,
Carlo Marsuppini ... , cit., p. 556.
149 Si veda al proposito cap. III, p. 110 e nota 109.
137
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VF.RSI DALCILIADE
Filelfo a prendere spunto dalla seconda delle traduzioni appron-
tata per papa Niccolo, evitando di attingere da quella dei
nemico, non e facile stabilire, dato che Punica datazione sicura
consente di affermare la priorita della versione delParetino
suile altre due. Si conferma comunque Pesistenza di un legame
tra i tre traduttori.
Uimpossibilita di raffrontare la traduzione dei medesimo
libro per il Marsuppini e per Niccolo Delia Valle ha compor-
tato la decisione di mettere a confronto alcuni nessi formulari
comuni alie due traduzioni iliadiche 150 ; eccone un saggio:
- IL I, 7
Mars. I, 6 Atrides rector populorum - 1,432 rege Agamennone
N.D.V V, 38 princeps Agamemnon Achivum
- IL I, 17
Mars. I, 16 fulgentes ocreis Danaos
N.D.V III, 304 vos praestantibus armis Argolici
- IL I, 130
Mars. I, 137 Cui contra Atrides tali rex est voce locutus
N.D.V IV, 181 Hunc iterum affatur princeps Agamemnon Achivum
- IL I, 148
Mars. I, 156 Hunc contra ... affatur lumine torvo
N.D.V IV, 340 Tum contra intorquens oculos affatur ... - IV, 405
Tum contra ... inquit -V, 256 Huic torvo contra ... lumine fatur
- V, 906 contra torvo sic lumine fatur
- IL I, 149
Mars. I, 157 nimiumque , heu 9 pectus avarum
N.D.V IV, 339 vulpinae et fraudis abunde
- IL I, 201
Mars. I, 207 subitis affatur... dictis
N.D.V IV, 79 verba exitalia fatur - IV, 87 verba exitalia fatur -
IV, 195 sic vocibus infit - IV, 273 verbis affatur amicis - IV, 301
150 Per il testo di Niccolo Della Valle e stata impiegata la cinquecentina
descritta sopra, cap. II, p. 34.
138
III. CARL.O MARSUPPINI TRADUTTORE D OMERO
affatur - y 125 sic ore affata sereno est - V, 246 sic ore exclamat
aperto
- II. I, 206
Mars. I, 212 Minerva
N.D.V IV, 43 1 Fallas Athena
- II. I, 255
Mars. I, 260 Priamo Priamoque creatis
N.D.V. IV, 34 Priamus, priami quod regia proles
- II. I, 263
Mars. I, 267 fortem regemque
N.D.V. IV, 407 populorum rector 151 - XIV, 627 populorum ductor
- II. I, 285
Mars. I, 288 rex Atrides fatus sic talia contra
N.D.V IV, 347 sic est effatus Atrides
- II. I, 297
Mars. I, 300 Haec etiam dicam , tu condita mente teneto
N.D.V IV, 41 Tamque agito ut tua fert animum furiosa libido -
V, 265 animo haec memori te nunc mora nulla retardet
- II. I, 311
Mars. I, 314 sollers... Ulixes - I, 431 Ulixes
N.D.V IV, 321 verborum artifices... acer Ulixes
- II. I, 361
Mars. I, 361-2 natum compellat amice / et manibus mulcet
N.D.V. V, 387-8 collapsam corpore mater / sustinet et verbis
dulcem solatus alumnam
- II. I, 364
Mars. I, 364 Dixit , gemitu cui talia reddit
N.D.V IV, 144 Suspirans lacrymarum oculis...
- II. I, 457
Mars. I, 444 Talibus orantem dictis audivit...
N.D.V. V, 121 ...audiit orantem
151 Si veda Marsuppini I, 6.
139
LA PRIMA TRADUZIONE UMANISTICA IN VERSI DAL.UH.IADE
- II. I, 462
Mars. I, 448 vinoque calenti
N.D.V. IV, 250 nigro... iaccho -V, 351 nigro... iaccho
- II. I, 498
Mars. I, 480 Iovem iS2
N.D.V V, 271 Iuppiter altitonans
- II. I, 544 Mars. I, 523 genitor divumque hominumque
N.D.V IV, 68 divum pater atque hominum rex
- II. I, 511 e 560
Mars. I, 493 Iovi, nigras qui cogit in aethera nubes - 1,538
Iuppiter... cogit qui nubila caelo
N.D.V IV, 33 caeli qui sidera torquet - V, 791 Iuppiter... qui
nubila cogit et imbres - V, 9 Iuppiter
- II. I, 551
Mars. I, 530 diva
N.D.V. IV, 50 regia luno
- II. I, 552
Mars. I, 531 Quae tua vox, coniunx, nostras pervenit ad aures
N.D.V XVIIIs. Quid inania nectis / Iuppiter
- II. I, 586
Mars. I, 5 Fer, precor, alma parens, quamvis dolitura parentem
N.D.V. V, 39 Perfer et obdura tantum mea nata dolorem
- II. IX, 308
Mars. IX, 1 proles generosa Laertis
N.D.V IV, 357 Dive lovis Laertiadae sate sanguine magni
- II. IX, 359
Mars. IX, 5 1 si vacat atque velis, orta vix luce videbis
N.D.V. IV, 352 animo quando haec tibi cura videbis
- II. IX, 384
Mars. IX, 75 curribus altis
N.D.V IV, 286 equitum currumque potentes
152 Si veda Mars. I, 558 « Iuppiter altitonans».
III. CARJLO MARSUPPINI TRADUTTORE D’OMERO
- II. IX, 409
Mars. IX, 94 nostro ... ore
N.D.V. IV, 341 tui oris
- II. IX, 414
Mars. IX, 99 Sin patriam caram repetam carosque penates
N.D.V IV, 171 ad patriam totam ... recessit
Si riscontrano, inoltre, alcune significative analogie espres-
sive, che non possiedono comune rispondenza con il testo greco
e che vengono qui sotto segnalate:
- Mars. I, 4-5 corpora passim / atque avibus lanianda
N.D.V XIV, 225 vulturibus lanianda dabunt sua corpora saevis
- Mars. I, 49 desilit ... summo de vertice caeli
N.D.V XIV, 15 e summo descendit vertice montis
- Mars. I, 57 telum contorsit amarum
N.D.V XIV, 667 telum contorsit Atrides
- Mars. I, 67 si ... evadere mortem
N.D.V. XIV, 640 dum mortem evadere tentant
- Mars. I, 1 1 1 animus magna fervebat ab ira
N.D.V. V, 767 acri cum fervet in ira
- Mars. I, 208 nata Iovis , rursus Tritonia Pallas
N.D.V. V, 116 nata Iovis Tritonia Pallas
- Mars. I, 223 irrita vota
N.D.V V, 292 irrita voti
- Mars. I, 505 haec mihi sint curae
N.D.V IV, 449 haec tibi sint curae
- Mars. I, 514 divum cui cetera turba
N.D.V XIV, 278 veniens cum cetera turba
- Mars. IX, 100 dabitur ; sed gloria nulla
N.D.V. V, 558 sequitur vel gloria nulla
141
LA PRIMA TRADUZIONE UMANLSTICA IN VERSI DALX ILIADE
Da questo pur parziale e cursorio raffronto delle traduzioni
iliadiche dei Marsuppini e dei Delia Valle, dunque, non si puo
escludere da parte delPumanista romano la lettura dei lavoro
delParetino e Pimpiego di alcuni suoi incipit e di clausole
rimastegli alia mente: ribadendo la necessita di un piu appro-
fondito esame, e lecito comunque affermare che, se, come e
stato dichiarato 153 , Poliziano deve molto alia versione di Niccolo
Delia Valle anche per Putilizzazione di Virgilio, tale debito si
puo far risalire indirettamente al nostro traduttore.
* * *
«Et modo sublimis cygnus se tollit in auras / nunc humilis
paribus delapsus ab aethere pennis / radit humum medium gaudet»
e Omero nei versi di Carlo Marsuppini che compila Pepistola
prefatoria alia prima traduzione umanistica in versi dalYIliade:
si rivela quanto mai significativo questo giudizio sui <poetarum
pater», perche la versione delParetino e da leggersi soprattutto
come il primo serio tentativo delPepoca di trasmettere anche
Paspetto stilistico dei tanto ammirato poeta greco. Se papa
Parentucelli si dichiara entusiasta delPopera 154 , lo si deve pro-
babilmente alia competenza dei nostro traduttore nelPinnestare
tanti luoghi virgiliani e della classicita latina, che hanno owiato
alPimmancabile durezza dei neologismi o dei grecismi quasi
sicuramente incontrati dal papa umanista nelle desiderate e
deludenti traduzioni dei periodo.
Tale abilita e la tendenza a intervenire sui testo, per variarlo
laddove e stimato ripetitivo e per arricchirlo o privarlo di
pathos, sono aspetti che fanno di Marsuppini un traduttore dei
153 Si veda Emma Baffi, Poliziano -Cicerone traduttore d’Omero , «Atti deiTlst.
Veneto di Scienze, Lettere ed Arti», CXXXVII (1978-79), p. 431, nota 5.
154 «Legimus summa cum voluptate animi unum librum Homeri , quem latinum
versibus effecisti. Placuit admodum nobis versus suavitas , admixta gravitate quam
tantus auctoritate requirit; ut admirati admodum simus te tam sincere sententiam
illius poetae et ornatum dicendi transtulisse...» comunica il pontefice a Carlo nel
breve datato 26 ottobre 1452 (la citazione e tratta da Vespasiano da Bisticci, Vite
di uomini illustri dei secolo XV, ed. Bartoli, p. 441).
142
III. CARLO MARSUPPINI TRADUTTORE D'OMERO
suo tempo; ma i suoi intenti unitamente ai limiti, di cui peral-
tro e espressamente cosciente, hanno agito da filtri per una
versione nel complesso equilibrata, senza orpelli retorici, ne
grossolanita.
Non solo il rispetto per la fama dei Marsuppini erudito
letterato e uomo politico, ma probabilmente la percezione della
sua sensibilita artistica hanno indotto il giovane Poliziano a non
confrontarsi con il predecessore; ma P Homericus adulescens non
immaginava che sarebbe stato Punico umanista ad avvicinarsi
tramite una traduzione alie altezze dei «sublimis cignus ».
143
INDICE DEI NOMI 1
Alberti, Leon Battista, 89
Allen, Th.W, 44
Andrea da Napoli, 88
Angeli, Jacopo, 16
Antonio da Montecchio, 87
Arcimboldi, Luigi, 3 1
Aristofane, 33
Aristotele, 17
Bacci, Gio vanni, 108
Baffi, Emnia, 142
Bandini, A.M., 107
Baron, H., 12, 17, 18
Basilio, s., 17
Basini, Basinio, 25, 26
Becchi, Gentile, vescovo, 89
Benjamin, W., 27
Berneri, Girolamo, 3 1
Bertalot, L., 15
Boccaccio, Giovanni, 88
Boezio, Severino, 14
Borsa, M., 21, 23
Bracciolini, Poggio, 30, 32, 87, 88
Bruni, Leonardo, 12, 16-20, 22, 23,
32,33,87-89, 130-132
Buck, A., 122
Calcidio, 14
Calderini, A., 135
Caleca, J. Manuele, patriarca di
Costantinopoli, 15
Cambi, G.B., 106
Camporeale, S.I., 24
Cassiodoro, Aurelio, 14
Celine, L.F., 21
Cennini, Pietro, 30
Cicerone, M. Tullio, 12, 14, 18, 22
Copioli, R., 11
Corsini, Pietro, cardinale, 14
Crisolora, Manuele, 15, 16, 19, 27
Dati, Leonardo, 88,89
De Petris, A., 19
De Vitali, Bernardino, 34
Decembio, Pier Candido, 21, 22, 46,
133, 134
Delia Valle, Niccolo, 27, 138, 142
Demostene, 12, 23
Diassorino, Nilo, 15
Ditt, E., 21, 23
Eleuterio da Vicenza, canonico,
88
Eschine, 12
Evagrio, 14
Fabbri, Renata, 13, 19, 20, 21, 25,
26,27,105,110
Fabiano, Carolina, 22, 133
Ferrero, E., 21
Ferretti, G., 106
Ferri, F., 25, 26
* DalPindice sono stati esclusi i nomi di Omero e di Carlo Marsuppini,
i nomi presenti nei testi latini, nel testo omerico e nelle relative traduzioni.
145
INDICE DEI NOMI
Filelfo, Francesco, 26, 34, 110, 135,
137, 138
Finsler, G., 18, 106
Folena, G., 11, 16, 24
Fracassetti, J., 13
Gaza, Teodoro, 25, 26
Gellio, Aulo, 18, 87
Gerolamo, s., 14, 22
Giovanni da Prato, 87
Giovanni II di Castiglia, 22
Greco, A., 105
Griffolini, Francesco, 27, 34
Gualdo, Rosa Lucia, 27
Guarini, Battista, 89
Guarini, Guarino Veronese, 16, 19,
20,21,24,32,116
Guidetti, Lorenzo, 88, 89
Isidoro, Ruteno, cardinale, 88
Klecker, Elisabeth, 106
Landino, Oistoforo, 30, 87, 88, 89,
106
Lascaris, Giovanni, 88
Lehnerdt, M., 25, 135
Lippi, Lorenzo, 88
Lo Monaco, F., 23
Lombardo, A., 21
Loschi, Antonio, 13
Lucrezio, T. Caro, 18
Maffei, Raffaele, 27
Mainardi, G., 12
Malpaghini, Giovanni, 107
Manetti, Giannozzo, 19, 27, 89
Marziale, M. Valerio, 87
Massari, Bonaccorsio, 89
Mattioli, E., 11
Medici (de’), Cosmo, 107, 108
Medici (de’), Lorenzo, 17
Monro, D.B., 44
Moschetti, A., 105
Mounin, G., 11
Muratori, L.A., 27
Naidi, Naldo, 89
Niccoli, Niccolo, 16, 17, 24, 26, 29,
105, 106
Niccolo V papa, 12, 24, 26, 27, 29,
105, 109, 137, 138, 142
Novati, F., 13
Orazio Flacco, 14
Ovidio Nasone, P., 87, 120-122
Palmieri, Matteo, 88
Pandoni, Porcellio, 87
Pannonio, Giano, 19, 27
Paoli, U.E., 120
Pertusi, A., 14, 15, 19, 34, 108
Pesenti, G., 16
Petrarca, Francesco, 12, 13, 88, 89
Pilato, Leonzio, 11-14, 22, 134
Pio II, papa, 24, 25
Platone, 17
Plutarco, 88
Poliziano, Angelo, 28, 37, 134, 142,
143
Pontano, Tommaso, 88, 105
Porcari, Stefano, 25
Properzio, Sesto, 87
Psalidi, E., 13
Pseudo Plutarco, 106
Quintiliano, M. Fabio, 18, 20
Ricci, P.G., 107
Ridolfi, Niccolo, 106
Riposio, Donatella, 19, 24
Rizzo, Silvia, 109
Romano, Orazio, 24, 25, 135, 137
Ronconi, A,, 14
Rossi, Roberto, 16
Rufino Tirannio, vescovo di
Aquileia, 14
Sabbadini, R., 14, 16, 20, 23, 24,
107, 108
Salutati, Coluccio, 12, 14, 15, 17,
24,88
Soderini, G. Vittorio, 88
146
INDICE DEI NOMI
W
Sottili, A., 122
Stazio, 122
Strabone. 20, 21
Strozzi, Palla, 16
Tebano, Simone, 14
Thiermann, T., 18
Tortelli, Giovanni, 26, 108
Toscanelli, Paolo, 106
Trapezunzio, Giorgio, 25, 88
Traversari, Ambrogio, 16, 17, 32,
106,110
Ullman, B.L., 14, 16
Vahlen, J., 23, 24
Valbusa, D., 17
Valeriano Paolo, da Belluno, 34
Valla, Lorenzo, 23, 24, 34, 107
Vegio, Maffeo, 89
Vergeno, Pier Paolo, 14, 16
Vespasiano daBisticci, 105, 106, 108,
142
Virgilio Marone, E, 22, 23, 25, 44,
49,50, 120-122, 142
Vladislao II, re, 88
Voigt, G., 17
Weiss, R, 14, 16, 17
147
Su sollecitazione dei pontefice Niccolo V, Carlo
Marsuppini (1398-1453), umanista aretino, cancel-
liere della Repubblica fiorentina e fine erudito, si
accinse a quella che egli defini una vera e propria
impresa, cimentandosi nella latinizzazione esame-
trica dei primo libro de\Y Iliade e dei discorso di
Achille dei nono libro, offrendo un rilevante con-
tributo alia ars vertendi delPepoca e aprendo la via
ad Angelo Poliziano traduttore d’Omero.
II saggio si articola in tre sezioni: la prima illustra i
contributi alia storia della traduzione dei testo
omerico in latino dalla fine dei XIV secolo al 1460
circa; la seconda sezione analizza le versioni iliadi-
che di Marsuppini e la sezione conclusiva avanza
alcune considerazioni sulla tecnica traduttoria mar-
suppiniana, che viene posta a confronto con quella
di letterati dei periodo quali Leonardo Bruni, Pier
Candido Decembrio, Orazio Romano, Francesco
Filelfo e Niccolo Della Valle.
Alessandra Rocco consegue il diploma di laurea in Lettere
Antiche presso 1’Universita Ca’ Foscari di Venezia nel 1988 e
dal 1992 e docente ordinaria in materie letterarie, latino e
greco presso il Liceo Classico “G. Leopardi” di Pordenone.
ISBN 88-71 15- 150-X